Approfondimenti

Verona 16 maggio 2008

Stampa

La robotica al servizio della chirurgia

(Uff. St. Univ. Verona)
A Verona il primo Workshop sullo stato dell’arte e sul futuro delle tecnologie robotiche applicate alla pratica chirurgica.

Una sala chirurgica pensata ad hoc, automatizzata con piccoli robot specializzati in base alle esigenze del chirurgo. E’ questo il futuro della robotica applicata alla pratica chirurgica emerso dal primo Workshop La robotica al servizio della chirurgia tenutosi oggi, 16 maggio, nella facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università di Verona.

Un futuro ancora lontano ma che necessariamente prende le mosse dal quadro di esperienze già acquisite e sperimentate nei vari ambiti chirurgici. Nella mattinata di lavori sono state presentate alcune significative esperienze dignostiche/interventiste dalla voce di esperti nel campo della neurochirurgia, della chirurgia maxillo-facciale, dell’urologia, dell’ortopedia e della radiologia. Un approccio a tutto campo per rispondere all’esigenza di un «maggiore interscambio di dati e informazioni tra chirurgo, informatico e ingegnere – come ha sottolineato Massimo Mondani, dell’Unità operativa di neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S. M. della Misericordia di Udine –, le figure coinvolte nella messa a punto di tecnologie innovative e sempre più specializzate nel settore. Competenze indispensabili per conservare requisiti di precisione e per garantire la disponibilità di una diagnosi  anatomica virtuale più accurata».

Promosso dal laboratorio di robotica ALTAIR, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Verona, la giornata di studio è stata coordinata da Paolo Fiorini, docente di Robotica a Verona, alle spalle quindici anni trascorsi alla NASA.

Dopo il saluto del preside della facoltà Roberto Giacobazzi, è stato Gerolamo Fracastoro, dell’Unità operativa di chirurgia generale di Verona, a proporre una panoramica sullo Stato dell’arte della robotica chirurgica mettendo a fuoco vantaggi e svantaggi della nuova frontiera della chirurgia robotica.

«Se da un lato le nuove tecnologie possono rispondere alla domanda, sempre molto alta per un chirurgo, di precisione e di attenzione - ha sottolineato Fracastoro – non altrettanto possiamo dire in termini di tempi di assemblaggio, di allestimento della sala operatoria e costi dell’operazione. Il robot-chirurgo può intervenire con precisione su traiettorie predefinite grazie alla diagnosi pre-operatoria virtuale, ma le braccia robotiche, ad esempio quelle del sistema chirurgico Da Vinci, ad oggi il più utilizzato, consentono escursioni limitate».

Il futuro auspicato è quello in cui la ricerca tecnologica possa rendere disponibile alla comunità dei medici chirurghi un robot “su misura” le cui funzionalità siano indicate dal chirurgo stesso. «Il sistema chirurgico Da Vinci resta un sistema chiuso non modulare dove il chirurgo non può sostituire gli strumenti – ha precisato Paolo Fiorini –. L’obiettivo della nostra partecipazione, come unico partner italiano, al progetto europeo Accurobas è quello di mettere a punto, insieme ai nostri collaboratori francesi e tedeschi, un robot modulare, di piccole dimensioni dove riuscire ad integrare sensori e dispositivi diversi, salvaguardando il massimo grado di precisione, funzionalità e accuratezza. E agendo inoltre sul contenimento dei costi».

A margine dei lavori sono state presentate alcune dimostrazioni/simulazioni messe a punto dal gruppo di ricerca veronese nell’ambito del progetto europeo AccuRobAs (Accurate Robotic Assistant), sponsor dell’evento. Da più di un anno infatti l’equipe del professor Fiorini è impegnata nello sviluppo di nuove tecnologie robotiche applicate alla chirurgia di ultima frontiera come la telemanipolazione per il comando a distanza di operazioni complesse.

«Il nostro lavoro in particolare – ha proseguito Fiorini – si concentra sulla percezione della forza di interazione con l’ambiente, sulla simulazione grafica e sulla creazione di una “realtà aumentata” che integra le due componenti precedenti».

Nuove tecnologie, quelle oggetto del Workshop, che necessitano tra la loro ideazione e applicazione pratica un tempo molto dilatato, speso a certificare la loro efficacia e a trovare il modo di contenere i costi. «Ma sono proprio la fattiva collaborazione con medici chirurghi – ha concluso Paolo Fiorini – e momenti di discussione come il Workshop di oggi che permettono a noi ricercatori di indirizzare efficacemente i nostri sforzi e le nostre analisi».

Al Workshop sono inoltre intervenuti Alberto Bianchi, dell’Unità operativa di chirurgia maxillo-facciale del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, Filiberto Zattoni, direttore dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico G. B. Rossi di Verona, Nicola Lopomo del laboratorio di Biomeccanica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, Giulia Zamboni, della radiologia dell’Università di Verona, Roberto Setola del Campus Bio-Medico di Roma e Roberto Foroni, dell’Università di Verona che ha tracciato i prossimi traguardi del polo veronese.

«L’Università di Verona insieme a gruppi di ricerca israeliani e americani – ha sottolineato Foroni -  sta lavorando a un dispositivo di nanotecnologia che, inserito in un’arteria, potrà supportare una telecamera e “viaggiare”, anche in presenza di flussi contrari,  consegnando al chirurgo un monitoraggio anatomico ancora più accurato».

adnkronos Salute

Scarica PDF

ASMI ASAS ASSUM Homeocity