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Milano, 29 apr.2017

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NEWS sabato 29 aprile 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS sabato 29 aprile 2017

 

RICERCA: UNA 'DROGA' CHIAMATA AMORE, ECCO PERCHE' PUO' CREARE DIPENDENZA

Esperti hanno passato in rassegna 64 studi, alcuni suggeriscono analogie con stupefacenti

Milano, 29 apr. (AdnKronos Salute) - Notti insonni, fame ai minimi storici e un pensiero fisso: il prossimo incontro con il lui o la lei di turno. Potrebbe trattarsi di dipendenza da una 'droga' chiamata amore. Almeno secondo alcuni scienziati, autori di ricerche che suggeriscono analogie con gli effetti dell'uso di sostanze. Stesse dinamiche - euforia, desiderio, dipendenza, astinenza e ricadute - e stessi circuiti cerebrali interessati. Un team di ricercatori ha cercato di fare il punto sulla letteratura scientifica in materia, in una lunga analisi pubblicata sulla rivista 'Philosophy, Psychiatry & Psychology', di cui alcuni passaggi vengono riportati anche su 'New Scientist' che dedica un servizio agli 'addicted' dell'amore.

Secondo gli esperti, una relazione intensa può spesso mostrare sintomi in linea con quelli della dipendenza dalle droghe, e le scansioni cerebrali hanno mostrato che tutto questo potrebbe essere legato a una simile attività nei centri di ricompensa del cervello. Ma l'idea che le persone possano essere dipendenti dall'amore è controversa, riflettono gli autori dell'analisi. "È complicato perché le persone non sono d'accordo su quale sia la corretta teoria della dipendenza e sono particolarmente in disaccordo su ciò che intendiamo quando usiamo la parola 'amore'", evidenzia Brian Earp dell'Oxford University Center for Neuroethics. Earp e il suo team, dopo aver esaminato 64 studi pubblicati tra il 1956 e il 2016, hanno raccolto una serie di evidenze che portano verso due tipi diversi di dipendenza dall'amore.

 

Gli esperti hanno scoperto che le persone che si sentono disperatamente sole senza una relazione e cercano di sostituire immediatamente un ex partner, potrebbero avere quella che si definisce una forma 'stretta' di dipendenza dall'amore. Lottano per ignorare la forte voglia di essere vicini all'oggetto delle loro attenzioni, trascorrerebbero insieme tutto il tempo e sviluppano pensieri e comportamenti ossessivi. Una dipendenza che potrebbe essere innescata da processi anomali nel cervello che aumentano i segnali di ricompensa, è la teoria.

"Le droghe inondano il cervello con la dopamina, causando un segnale di ricompensa insolitamente forte, che spinge una persona a prenderne ancora", spiega Earp che con gli altri autori ha trovato nella revisione degli studi alcune esperienze di amore che producono allo stesso modo un segnale di ricompensa forte, che spinge una persona a perseguire questa esperienza. Ma il team ha trovato evidenza anche di un secondo tipo di 'love addiction' che viene definito 'ampio', con desideri più forti ma ancora controllabili.

Diversa la visione di Lucy Brown, neuroscienziato dell'Einstein College of Medicine di New York, una delle prime ricercatrici a suggerire il concetto di amore come dipendenza. Una dipendenza naturale - è la sua interpretazione - che si è evoluta milioni di anni fa come meccanismo di sopravvivenza per incoraggiare il legame tra i membri di una coppia. Esiste una terapia per la 'love addiction'? Alcune evidenze suggeriscono l'esistenza di network cerebrali 'anti-amore', che aiuterebbero a diventare meno attaccati alle persone che abbiamo sentito vicine. Agire - ancora non si sa come - su questi potrebbe accelerare la capacità di smettere di pensare a qualcuno.

29-APR-17 19:26

 

 SALUTE: DA YOGA A MINDFULNESS, NUOVI ALLEATI CONTRO DOLORE REUMATICO

Milano, 29 apr. (AdnKronos Salute) - Il dolore reumatico interessa circa 13 milioni di italiani, in prevalenza donne, e non ha età: può presentarsi fin da bambini, nel fiore degli anni, o in una fase di vita più matura. E anche la percezione è cambia da persona a persona. Anche se esistono delle scale che lo misurano, ognuno lo vive a modo proprio. Lo sanno bene gli esperti del Crei, il Collegio dei reumatologi italiani, che in occasione del loro XX Congresso nazionale che si è tenuto in questi giorni a Roma hanno dedicato spazio anche alle implicazioni della psiche sul dolore.

"Il malato reumatico non è solo ossa e articolazioni - afferma Susanna Maddali Bongi, specialista in Reumatologia e ricercatrice all'Università di Firenze - Queste patologie coinvolgono anche la sfera psichica del paziente oltre che il corpo. La riabilitazione, come raccomandano le linee guide dell'Eular, si deve rivolgere alla complessità della persona che abbiamo davanti e deve coinvolgere spesso un team di più esperti. Le tecniche manuali e mind-body, meditazione accompagnata da un movimento consapevole, sono gli strumenti non farmacologici più efficaci che oggi abbiamo a disposizione. Si sono dimostrati molto valide per i pazienti reumatici".

Le terapie mente corpo e di consapevolezze per il dolore sono tante e supportate da studi scientifici, ma "è molto importante prestare attenzione ai bisogni dei malati", raccomanda Tiziana Nava, docente universitario, fisioterapista esperta nel trattamento delle patologie reumatiche, posturologa. "Ci sono donne che arrivano da noi raccontandoci che non riescono a tenere più il loro bambino in braccio, o ad accompagnarlo a scuola, perché il dolore le affligge. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche psichico".

Una valutazione attenta da parte dell'operatore specializzato nella riabilitazione reumatica è il primo passo da compiere. "Sappiamo, dalle raccomandazioni europee che ci sono metodologie più efficaci di altre. L'esercizio fisico è il primo consiglio che si dà ai pazienti, ma dobbiamo tenere conto della sintomatologia generale della persone affinché l'esercizio terapeutico si collochi in un programma preciso. Il trattamento manuale personalizzato e concordato con il paziente si è dimostrato efficace nel ridurre significativamente il dolore, mentre le tecniche mind-body, che utilizzano il movimento consapevole hanno un impatto più che positivo sulla persona che soffre", sostiene Nava.

"Le tecniche mind-body, che prevedono una meditazione accompagnata da gesti consapevoli, come mindfulness, tai chi, yoga, qi gong, tutte accompagnate da un movimenti ad hoc seguiti dall'operatore, hanno dimostrato dare grandi benefici", continua Maddali Bongi. Come agiscono sul malato? "Chi soffre, molto spesso, non ha più una corretta percezione del corpo. Vive in allerta, si contrae in modo preventivo, sapendo che il dolore è in agguato. Focalizza i pensieri sulla sofferenza, su quello che non riesce più a fare come prima, e non riesce più a sentire il qui e ora. L'esercizio fisico aiuta la struttura muscolare e il tono dell'umore, ma bisogna ritrovare sensazioni fisiche che vadano al di là del dolore e lo si può fare insegnandolo, facendolo provare al paziente. Dandogli gli strumenti per migliorare il loro benessere anche a casa», conclude l'esperta.

29-APR-17 19:43

 

 SANITA': NASCE LA FEDERAZIONE ITALIANA MALATTIE REUMATICHE

Istituita oggi a Roma nella giornata di chiusura del Congresso nazionale Crei

Milano, 29 apr. (AdnKronos Salute) - I reumatologi italiani (e i pazienti) fanno squadra. Nasce la Fimr, la Federazione italiana malattie reumatiche. La nuova realtà - un progetto comune condiviso dalle associazioni dei reumatologi e dei pazienti - è stata istituita oggi, sabato 29 aprile, nella giornata di chiusura dei lavori del XX Congresso Crei, dal presidente del Collegio dei reumatologi italiani Stefano Stisi.

"Stiamo iniziando a combattere una battaglia che dobbiamo vincere, una battaglia che vede la reumatologia unita nella creazione di una Federazione - dichiara Stisi - che non serve a distribuire nuovi incarichi ma a proteggere la reumatologia perché non scompaia e vada a recuperare posizioni in ambito assistenziale e della ricerca-formazione. Non voglio che la reumatologia scompaia non solo dagli ospedali, ma anche dall'insegnamento ai giovani e auguro alle strutture universitarie di riuscire a continuare a garantirla".

Oltre al Crei, alla Federazione hanno aderito Sir (Società italiana di reumatologia), Ason (Associazione specialisti osteoarticolari nazionali), Associazione Guida (Associazione per la gestone unificata e interdisciplinare del dolore muscolo-scheletrico e dell'algodistrofia), Unireuma (Collegio dei docenti universitari), e le associazioni dei pazienti Anmar, Apmar, Amrer, Aisf. Un invito verrà fatto anche a tutte le altre associazioni pazienti che non erano presenti. Perché una Federazione? Per avere "maggiore rappresentatività presso i decisori, univocità di intervento, velocità, acquisizione di professionalità al servizio della causa e possibilità di successo aumentate", elenca Stisi. Luigi Sinigaglia, medico ospedaliero e Incoming President della Sir è stato individuato come coordinatore.

29-APR-17 19:55

 

 RICERCA: AL VIA 'FACCIAMOCI RICONOSCERE', PROGETTO PER BIMBI AUTISTICI

Obiettivo studiare le diverse manifestazioni del disturbo e le cause genetiche

Milano, 29 apr. (AdnKronos Salute) - Si chiama 'Facciamoci riconoscere!' ed è un progetto nazionale di ricerca dedicato ai bimbi autistici. Obiettivo: studiare le diverse manifestazioni dell'autismo e le cause genetiche che le determinano, individuare gruppi simili per comportamento e problemi, analizzare bambini e familiari, trovare in questi gruppi caratteristiche comuni sotto il profilo biologico e genetico. Passare 'ai raggi X' questo disturbo che ogni anno si arricchisce di nuovi casi. L'idea è che chiarire similarità e differenze potrà contribuire a sviluppare terapie personalizzate e più efficaci.

Il progetto triennale è stato messo a punto dalla onlus 'Il Ponte del Sorriso' di Varese e sostenuto da Fondazione Just Italia, con un finanziamento di 420 mila euro, e si avvarrà della collaborazione scientifica di un network di ospedali italiani coordinati dal team clinico degli ospedali di Circolo e Del Ponte di Varese. Tutte le informazioni cliniche e strumentali verranno inserite in un database condiviso per monitorare lo stato di avanzamento della ricerca.

Ogni anno in Italia, ricordano gli esperti, vengono diagnosticati dai 5 mila agli 8 mila casi di autismo. Bambini silenziosi, incapaci di comunicare e interagire, chiusi in un 'mondo a parte' dove i colori, i suoni, la natura, i genitori, gli altri bambini, le emozioni, le relazioni, sembrano non trovare posto. La Fondazione Just Italia ha scelto di sostenere la ricerca su questo fronte. Creata nel 2008 dall'omonima azienda di Grezzana (Verona), che distribuisce in Italia cosmetici naturali svizzeri tramite i cosiddetti 'party a domicilio', la Fondazione sostiene, ogni anno, un progetto nazionale di ricerca medico-scientifica destinato all'infanzia, e iniziative nel territorio veronese, arrivando a investire in 9 anni oltre 3,1 milioni di euro.

Ogni anno, nel periodo ottobre-novembre, la Fondazione emette un bando nazionale riservato alle associazioni non-profit. I progetti candidati vengono sottoposti alla validazione di AIRIcerca (Associazione dei ricercatori italiani nel mondo) per arrivare, attraverso il Comitato di gestione della fondazione, alla selezione di tre finalisti, fra cui gli incaricati alle vendite di Just Italia (24 mila persone) decretano il 'vincitore'.

Per il 2017, ha vinto il progetto presentato dalla onlus 'Il Ponte del Sorriso' di Varese e coordinato da esperti di genetica e neuropsichiatria infantile, fra cui il genetista Rosario Casalone, Giorgio Rossi, direttore della Struttura complessa di neuropsichiatria infanzia e adolescenza dell'Asst di Varese, e Matteo Ferri, neuropsichiatra infantile.

29-APR-17 20:30

adnkronos Salute

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