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Roma, 15 apr.2017

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NEWS sabato 15 aprile 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS sabato 15 aprile 2017

 

PEDIATRIA: 35 BANCHE DEL LATTE DI MAMMA IN ITALIA, PRIMI IN EUROPA

Concentrate fra Nord e Centro, poche al Sud e nessuna in Sardegna e Liguria

Roma, 15 apr. (AdnKronos Salute) - Custodiscono un 'elisir' di salute e assicurano una costante ed adeguata disponibilità di latte per i lattanti con specifici problemi clinici, in particolare per i neonati prematuri: sono le banche del latte, veri e propri punti di raccolta di latte donato da mamme che stanno allattando. "In Italia se ne contano 35 - spiega Guido Moro, presidente dell'Associazione italiana banche del latte umano donato (Aiblud), disegnando per Adnkronos Salute una 'mappa' di queste strutture nella Penisola - e possiamo dire che oggi siamo messi molto bene: fino a poco tempo fa eravamo i secondi a livello europeo, dietro alla Francia che ne contava 36, ma recentemente due banche francesi sono state chiuse, e quindi siamo diventati i primi in Europa. Le banche italiane - precisa - sono distribuite soprattutto tra Nord e Centro, il sud non ne ha molte, e in Sardegna e Liguria sono totalmente assenti".

"Il latte materno - sottolinea Moro - rappresenta il miglior alimento per i neonati, e le banche consentono di utilizzarlo per i bambini nati prematuri, quando la mamma non ne ha a sufficienza. I prematuri, ricevendolo, hanno notevoli vantaggi dal punto di vista sanitario, poiché il latte protegge il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali, da allergie e malattie metaboliche, riducendo notevolmente alcune patologie come l'enterocolite necrotizzante. I vantaggi a breve termine durante il periodo di degenza sono notevoli, e si riducono anche i giorni di terapia intensiva. Tutto questo ha delle ripercussione positive sia dal punto di vista del bambino sia per quanto riguarda i costi che ricadono sul sistema sanitario: un neonato che non presenta patologie, o ne presenta un numero limitato, avrà dei costi di cura minori. Dobbiamo tenere conto di questi vantaggi a breve e lungo termine, che comportano dei vantaggi alla società e ai soggetti stessi".

"Le banche del latte umano - prosegue Moro - solitamente sono strutture pubbliche inserite in strutture ospedaliere dotate di Terapia intensiva neonatale, ma esiste anche un modello misto pubblico/privato che sta venendo su bene, come già accade a Bologna e Vicenza, dove rispettivamente Granarolo e Centrale del latte collaborano con gli ospedali: raccolgono il latte, lo 'lavorano' e poi lo portano nelle strutture ospedaliere".

Ma come avviene il processo di donazione? "Una donna che vuol donare latte - spiega il presidente Aiblud - deve prima compilare un questionario dove si indagano abitudini alimentari, stile di vita e malattie passate. Se tutto è regolare si fa un prelievo del sangue per controllare eventuali presenze di patologie, come Hiv ed epatite. C'è da dire che questi sono esami che vengono già effettuati durante la gravidanza - osserva Moro - e pertanto se una donna decide di donare, possiamo dire che tutto sia già stato controllato preventivamente".

"La raccolta del latte - prosegue - può avvenire con due modalità: o la banca manda a casa della donna un servizio a domicilio, oppure è la stessa mamma che deve attivarsi per portarlo in banca. In Italia il 50% delle banche non ha un servizio di raccolta a domicilio. Da un anno la nostra Associazione in collaborazione con un'azienda privata ha messo in piedi a Milano il servizio 'Human Milk Link', un innovativo sistema che consente la raccolta del latte materno direttamente al domicilio della donatrice: un'ostetrica va a casa della donna, verifica l'ambiente, raccoglie il latte e tramite un apposito frigo lo porta alla banca di destinazione. Questo servizio ha riscosso grande successo, ed è stato preso a modello".

"Quando il latte arriva alla banca - continua Moro - vengono effettuati dei controlli per verificare che non sia inquinato: il primo esame è macroscopico (colore, odore), successivamente viene operato un prelievo per definire la carica microbiologica batterica e, nel caso non sia elevata, il latte viene pastorizzato. La pastorizzazione avviene con metodo Holder a una temperatura di 62,5°C per 30 minuti per distruggere i virus e la maggior parte dei germi patogeni. Una volta pastorizzato, viene conservato in freezer a -20°C per non più di tre mesi nel caso di utilizzo per bambini prematuri, mentre per soggetti diversi (bambini con patologie metaboliche, allergie, intolleranze a latte vaccino) viene mantenuto fino a sei mesi".

Quanto latte si raccoglie complessivamente in Italia? "Nel 2014 - rivela Moro - sono stati raccolti da tutte le banche 10 mila litri di latte, che soddisfano un terzo del bisogno di tutti i bambini nati prematuri. Da un'indagine fatta in collaborazione con il ministero della Salute, è emerso che alcune banche lavorano con un tenore molto basso di latte: qualcuna ne raccoglie appena 50 litri, mentre altre ne raccolgono anche 2500 all'anno. C'è ancora molto da lavorare per colmare queste disparità - osserva il presidente Aiblud - le piccole banche vanno potenziate e dobbiamo aumentare il volume e la capacità delle banche già pienamente operative".

15-APR-17 11:12

 

 SANITA': STOP A FOTO E SELFIE IN CORSIA, MINISTERO SOLLECITA INTERVENTO ORDINI

Fnomceo scrive a presidenti provinciali, vigilare su eventuali violazioni della deontologia

Roma, 14 apr. (AdnKronos Salute) - Stop a foto e selfie in corsia o in sala operatoria. A sollevare il problema è una comunicazione della 'Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Ssn' del ministero della Salute, inviata a fine marzo alla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) e alle Federazioni dei collegi Ipasvi (infermieri), dei collegi delle Ostetriche e dei collegi Tsrm (Tecnici sanitari di radiologia medica). "Sono ormai frequenti le notizie di stampa che segnalano il dilagare del fenomeno della pubblicazione di fotografie e selfies sui social network scattate da parte dei professionisti sanitari durante l'esercizio dell'attività lavorativa", si legge nella circolare in possesso dell'Adnkronos Salute, firmata dal direttore generale Rossana Ugenti.

Foto e selfie che talvolta rischiano di sfociare "nella violazione della privacy del paziente". Un problema "da tempo all'attenzione" del ministero, che in alcuni casi si è attivato chiedendo chiarimenti su fatti accaduti agli Ordini e ai Collegi interessati. Quello sanitario è un "ambito delicato", ricorda il dicastero guidato da Beatrice Lorenzin, in cui simili comportamenti "mettono a rischio il rispetto della privacy del paziente, compromettendo l'immagine degli stessi sanitari". Incidendo sulla fiducia tra pazienti e sistema sanitario. Insomma, il ministero sollecita a una riflessione in materia e sottolinea l'importanza di "contrastare siffatti avvenimenti", chiedendo ai destinatari della comunicazione di "farsi paerte attiva attraverso l'invio di specifiche raccomandazioni agli Ordini e Collegi professionali nelle quali si evidenzi la problematica sopra esposta e si sottolinei la necessità del rispetto dell'etica professionale". Un invito prontamente raccolto da Roberta Chersevani, presidente della Fnomceo, nella comunicazione 37 a presidenti degli Ordini provinciali e delle Commissioni per gli iscritti all'Albo degli odontoiatri.

"Per un medico che ha prestato giuramento professionale, appare inaudito realizzare simili comportamenti che violano in modo gravissimo le regole della deontologia professionale", scrive Chersevani nella missiva, ricordando il passo del giuramento che obbliga il medico ad attenersi a principi morali di umanità e solidarietà, nonché a quelli civili di rispetto dell'autonomia della persona. "Nel ribadire che i comportamenti segnalati violano l'essenza stessa del Codice deontologico", la presidente ricorda in particolare i passi che devono guidare il comportamento del 'camice bianco', che "in nessun caso abusa del proprio status professionale", e "deve mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività professionale".

Non solo. "Il medico - ricorda la comunicazione - può trattare i dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute della persona solo con il consenso informato della stessa o del suo rappresentante legale". Richiamando inoltre al rispetto della normativa della legge sulla tutela dei dati personali, nella sua conclusione Chersevani si dice certa che "i comportamenti segnalati riguardino una minima parte dei tanti medici positivamente operanti negli ospedali e nelle strutture sanitarie". Ma invita "comunque a portare a conoscenza degli iscritti questa comunicazione e a vigilare su eventuali violazioni della deontologia professionale, affinché non si ripetano in futuro comportamenti come quelli segnalati dal Ministero".

15-APR-17 12:42

 

SANITA': ORDINE ROMA, VIGILEREMO SU SELFIE IN CORSIA MA FINORA NO CASI

Deprecabile la spettacolarizzazione della società, recuperare buonsenso e sobrietà

Roma, 15 apr. (AdnKronos Salute) - "Buonsenso e sobrietà" contro "una spettacolarizzazione" che sta contagiando anche chi lavora in ambito sanitario. E' l'esortazione ai colleghi del presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Giuseppe Lavra, dopo l'invito di ministero della Salute e Federazione degli Ordini dei medici a vigilare contro il fenomeno di foto e selfie negli ospedali. "Devo dire che né come presidente di un Ordine da 43 mila iscritti né come direttore di Medicina 3 al San Giovanni ho avuto notizia di fatti specifici in questo senso - dice Lavra all'Adnkronos Salute - anche se sappiamo dalla stampa che il fenomeno esiste ed è deprecabile".

"E' bene fare appello al buonsenso e al senso di responsabilità di chi lavora in questo ambito, che dovrebbe rifuggire dalla spettacolarizzazione. La nostra società ha dimenticato che esiste la morte e la sofferenza, una 'distrazione' che non deve contaminare anche il settore degli operatori della salute e di chi lavora nei luoghi di cura. Certo, bisognerebbe anche riflettere su cosa accenda nelle persone questa esigenza di comparire sempre e comunque. Ma in ogni caso è prioritario recuperare il senso di sobrietà e serietà". Per Lavra è da stigmatizzare anche la visibilità sui media di "presunti medici e pseudo-medici che fanno affermazioni gravi e pericolose, affermando ad esempio di avere metodi per far dimagrire persone obese". Una battaglia che "il nostro Ordine ha ormai intrapreso da tempo".

Insomma, se l'Ordine di Roma "vigilerà con attenzione", Lavra stigmatizza anche la "spettacolarizzazione e il rischio di essere contagiati da una sorta di epidemia di vanità. Tuteliamo i nostri pazienti e i luoghi di cura in ogni modo - esorta - Anche grazie a corsi di formazione mirati, che non solo aiutino i medici ad approfondire tematiche deontologiche, ma anche di comunicazione".

15-APR-17 14:07

 

 SANITA': LA RICETTA MEDICA, TIPOLOGIA, VALIDITA' E USI, IL FOCUS DI ALTROCONSUMO

Roma, 15 apr. (AdnKronos Salute) - Cos'è la ricetta medica, quali sono le tipologie, le modalità d'uso e per quali farmaci è obbligatoria. Altroconsumo, l'associazione per la tutela e difesa dei consumatori, spiega in 'Diritti in Salute' tutto ciò che è opportuno sapere sulla ricetta medica. Obiettivo del progetto 'Diritti in salute', nato dalla collaborazione tra Altroconsumo e Acu (Associazione consumatori utenti) e finanziato dal ministero dello Sviluppo economico, è dare una risposta ai dubbi più comuni in materia sanitaria.

Ecco, in sintesi, le principali informazioni utili ai cittadini, negli approfondimenti dedicati alle varie tipologie di utilizzo della ricetta medica:

LA RICETTA MEDICA, TIPOLOGIE E VALIDITA': la ricetta medica è un vero e proprio documento che consente al paziente di prenotare visite specialistiche, esami diagnostici e di poter ritirare o acquistare i farmaci che richiedono una prescrizione medica. Esistono due tipi di ricetta: quella del ricettario regionale, che permette l'erogazione di farmaci e prestazioni a carico del servizio sanitario; la cosiddetta

ricetta 'bianca' del ricettario personale del medico, che permette comunque l'erogazione delle prestazioni e dei farmaci, a completo

carico del cittadino. I farmaci, i presidi, gli esami, le visite specialistiche, le prestazioni terapeutiche possono essere sulla ricetta del servizio sanitario o sulla ricetta 'bianca' a seconda di chi li prescrive e delle condizioni di prescrivibilità: non tutti i medicinali o gli approfondimenti diagnostici possono essere prescritti a carico del servizio sanitario (secondo i Lea), oppure per tutti i cittadini (secondo le note Aifa), né tutti i medici possono prescrivere a carico del servizio sanitario.

 

Esistono però anche altri tipi di ricetta - ricordano gli esperti di Altroconsumo - come la ricetta ministeriale a ricalco: una ricetta speciale che il medico compila per la prescrizione di sostanze psicotrope e stupefacenti. È compilata su di un ricettario differente, in triplice copia, di modo che una copia rimanga al medico, una al paziente e una al farmacista. La cosiddetta ricetta limitativa: quella che può essere compilata solo da medici di una determinata branca specialistica oppure da medici operanti in centri ospedalieri, corredata dalla redazione di un piano terapeutico.

La ricetta medica utilizzata per prescrivere visite ed esami specialistici col servizio sanitario ha validità di un anno. Quando si prenota è necessario essere provvisti di un'impegnativa valida: per contare la data di scadenza, bisogna partire dal momento della data di rilascio da parte del medico. Se sulla ricetta, la visita o l'esame hanno un codice di priorità diverso da 'P', è necessario rispettare i tempi, altrimenti la priorità decade: una ricetta con priorità 'B' presentata per la prenotazione oltre 15 giorni dalla data del rilascio, perde la priorità 'B' e viene prenotata come prestazione con priorità 'D' (30 giorni per visite specialistiche, 60 giorni per esami strumentali). Una ricetta con priorità 'D' presentata oltre 30 giorni dalla data di rilascio, perde la priorità 'D' e viene prenotata come prestazione con priorità 'P' (entro 180 giorni).

 

LA RICETTA ROSSA: definita così per la bordatura colorata dei campi che il medico compila con i dati necessari. Può essere compilata solamente dai medici dipendenti di strutture pubbliche o convenzionati con il servizio sanitario nazionale e viene utilizzata per la prescrizione di una terapia farmacologica, la prescrizione di un esame diagnostico o una visita specialistica a carico del servizio sanitario. L'uso di una ricetta rossa non permette l'erogazione a carico del servizio sanitario di farmaci o prodotti parafarmaceutici non compresi tra le formulazioni del prontuario farmaceutico regionale, né di esami, visite o terapie non comprese nei Lea o nelle disposizioni della propria regione.

I medici dipendenti e convenzionati con il servizio sanitario utilizzano questo ricettario solo nell'ambito dell'esercizio della loro attività di medici del servizio sanitario nazionale. Se un medico svolge anche attività privata - sottolinea Altroconsumo - in quel contesto egli non è più un 'medico pubblico' bensì un medico privato e quindi non può prescrivere farmaci a carico del Ssn, ma deve utilizzare esclusivamente la cosiddetta 'ricetta bianca'. Lo stesso vale anche per il medico ospedaliero che svolge anche attività libero professionale in intra moenia: in quell'ambito non può usare il ricettario regionale. La ricetta rossa è valida in tutte le farmacie del territorio italiano, perché assicura al paziente di ritirare i farmaci che richiedono prescrizione medica, ma al di fuori della propria regione di residenza, a fronte della dispensazione del farmaco il paziente dovrà pagare l'intero importo. Nella propria regione, invece, l'assistito dovrà solo corrispondere l'importo del ticket e l'eventuale differenza rispetto al prezzo di riferimento del generico a costo più basso. I problemi legati alla validità regionale della ricetta sono superati dalla trasformazione della ricetta cartacea in ricetta elettronica.

 

LA RICETTA BIANCA: è quella che il medico compila su carta bianca, sulla quale siano però riportati: il nome e cognome del medico; la data; il luogo; la firma autografa del medico. In questo caso, il nome dell'assistito non è strettamente necessario. Su ricetta bianca possono essere prescritte tutte le prestazioni di specialistica ambulatoriale, di diagnostica strumentale e di laboratorio, di norma correlate alla propria branca di specializzazione e i farmaci, prestazioni che saranno sempre a carico del cittadino assistito. Per la prescrizione a carico del servizio sanitario è infatti necessaria la ricetta del ricettario regionale ed è valida in tutte le farmacie italiane.

La ricetta bianca - spiegano gli esperti di Altroconsumo - può essere considerata 'ripetibile' e 'non ripetibile': è considerata 'ripetibile' quando prescrive un farmaco che la legge prevede sia dispensabile più volte in un arco temporale definito. Secondo la normativa attuale, un farmaco dispensabile con ricetta ripetibile può essere venduto fino a 10 volte nell'arco di 6 mesi, salvo diversa indicazione da parte del medico. Se il medico invece precisa un numero di confezioni maggiore di uno, la ripetibilità decade e la ricetta permette di ritirare solo quel quantitativo specifico. L'unica eccezione riguarda le ricette ripetibili contenenti la prescrizione di alcuni farmaci (come quelli presenti nella sezione 'E' della tabella della sostanze attive stupefacenti e psicotrope), nel cui caso la ripetibilità è limitata a 3 volte in 30 giorni. Se invece la ricetta prescrive un farmaco soggetto a prescrizione non ripetibile, la ricetta è utilizzabile dal paziente una sola volta entro 30 giorni, per un quantitativo di confezioni prescritte coerente con il limite di terapia di 30 giorni; il farmacista ritirerà la ricetta al momento della consegna del farmaco.

 

LA RICETTA ELETTRONICA: la ricetta rossa, una volta cartacea, è ora in corso di sostituzione con la ricetta elettronica e dematerializzata che, progressivamente, sarà disponibile su tutto il territorio nazionale. Con la ricetta elettronica, il medico non compila più la ricetta cartacea rossa, ma inserisce una richiesta sul suo computer con: il suo numero identificativo; i dati del paziente; il farmaco o l'esame prescritto; eventuali esenzioni. Una volta andata a buon fine, il medico consegna un promemoria da portare in farmacia per ritirare i medicinali o prenotare la visita. Qualora il sistema di trasmissione della ricetta dematerializzata non risultasse funzionante, o il sistema impiegasse un tempo superiore agli 8 secondi per stampare il promemoria, parte in automatico la stampa della tradizionale ricetta rossa. Se si perdesse il promemoria, a differenza della ricetta cartacea, si potrà comunque acquistare il farmaco perché la prescrizione è registrata nei database, accessibili da tutte le farmacie. In attesa che la ricetta elettronica venga adottata ovunque, per le ricette cartacee valgono ancora le vecchie regole.

Al contrario della ricetta cartacea, la ricetta elettronica permette di ritirare i farmaci in qualunque regione diversa dalla propria senza pagare il prezzo del farmaco, ma solo il ticket della propria regione di residenza e l'eventuale differenza rispetto al prezzo di riferimento del generico a più basso costo. Non tutte le prescrizioni possono essere a oggi dematerializzate e la ricetta rossa è ancora indispensabile per: ossigeno; farmaci stupefacenti; sostanze psicotrope; farmaci in distribuzione per conto; farmaci che richiedono un piano terapeutico Aifa; farmaci prescritti al domicilio del paziente o in Rsa.

 

QUALI FARMACI E VISITE SI POSSONO PRENOTARE CON

LA RICETTA? Una ricetta del servizio sanitario comporta l'erogazione di non più di 2 confezioni per farmaco. Fanno eccezione i pazienti in possesso di esenzione per patologia cronica, per i quali una recente normativa permette di ottenere fino a 6 confezioni per ricetta, fino a coprire un massimo di 180 giorni di terapia, solo quando il farmaco sia già utilizzato dal paziente da almeno 6 mesi. In precedenza, il limite era di 3 confezioni per ricetta, per un massimo di 60 giorni di terapia.

I farmaci contemplati da questa norma sono quelli relativi alla specifica patologia cronica, non altri. Gli antibiotici in confezione monodose, le soluzioni di medicinali somministrate per fleboclisi e gli interferoni a favore di soggetti affetti da epatite cronica possono essere prescritti fino ad un massimo di 6 confezioni per ricetta. Per i medicinali stupefacenti, il limite è di un numero di confezioni sufficienti a coprire una terapia massima di 30 giorni. Nel caso di prima prescrizione di un farmaco o di modifica della terapia, è consentita al medico la prescrizione di un solo pezzo per ricetta e non possono essere rilasciate allo stesso paziente più ricette con prescrizione dello stesso farmaco, nello stesso giorno, salvo i casi in cui ciò si renda necessario per il completamento di un ciclo terapeutico entro 7 giorni.

 

LA RICETTA SERVE PER QUALUNQUE TIPO DI FARMACO?

I farmaci sono classificati a seconda della loro dispensabilità a carico del servizio sanitario: classe (o fascia) 'A': farmaci dispensabili dal Ssn, quando prescritti su ricetta rossa cartacea o elettronica, ritirabili in farmacia dietro il pagamento del ticket; classe 'H': farmaci di utilizzo ospedaliero; classe 'C': farmaci a carico del cittadino, pagati interamente dal cittadino, tranne per invalidi di guerra, assistiti affetti da malattia rara (se il medicinale è presente nel Piano terapeutico predisposto da uno specialista di struttura di riferimento della Rete per le malattie rare), cittadini trapiantati d'organo. Tra i farmaci di classe 'C' troviamo quelli disponibili senza ricetta, e i farmaci denominati di 'classe C con ricetta' dispensabili dietro ricetta bianca del medico.

SE NON HO CON ME LA RICETTA, MA HO URGENTE BISOGNO DEL FARMACO, COME

POSSO FARE? Premesso che parte del problema potrà essere in parte risolto con il pieno implemento della ricetta elettronica, la legge italiana ha comunque previsto delle situazioni di necessità e urgenza che permettono ad un cittadino di richiedere e riceve un farmaco che necessita di prescrizione medica, anche se non ha con se la ricetta del medico.

 

Necessità di proseguire il trattamento di diabete, ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva o altrapatologia cronica: in queste circostanze, il farmacista può consegnare il medicinale al paziente solo se ci sono elementi che confermino che il paziente è in trattamento con quel farmaco, quali la presenza in farmacia di ricette mediche riferite allo stesso paziente nelle quali è prescritto proprio il farmaco richiesto; oppure l'esibizione da parte del cittadino di un documento rilasciato dall'autorità sanitaria attestante la patologia per la quale è indicato il farmaco, oppure di un documento originale firmato dal medico curante attestante la patologia cronica e il farmaco utilizzato per il trattamento, o ancora una ricetta scaduta da non oltre trenta giorni, che il farmacista annoterà affinché non venga riusata. Anche la conoscenza diretta da parte del farmacista del paziente, del suo stato di salute e del trattamento in corso è condizione di erogabilità senza ricetta.

Necessità di non interrompere un trattamento, quale ad esempio la

prosecuzione di una terapia antibiotica: il farmacista può consegnare il medicinale richiesto a condizione che siano disponibili elementi che confermino che il paziente sia in trattamento con il farmaco, quali la presenza in farmacia di una prescrizione medica rilasciata in una data che faccia presumere che il paziente sia ancora in trattamento con il medicinale richiesto; oppure, l'esibizione, da parte del cliente di una confezione inutilizzabile, ad esempio un flaconcino danneggiato.

Proseguire trattamento dopo dimissione ospedaliera: il farmacista può consegnare il medicinale richiesto in caso di esibizione da parte del cliente di documentazione di dimissione ospedaliera emessa il giorno di acquisto o nei due giorni immediatamente precedenti dalla quale risulti prescritta o, comunque, raccomandata la prosecuzione della terapia con il farmaco richiesto.

15-APR-17 14:15

 

 SALUTE: LO STUDIO, LATTE D'ASINA PROMOSSO PER BIMBI ALLERGICI A QUELLO DI MUCCA

Il progetto toscano proseguirà e saranno coinvolte le farmacie

Roma, 15 apr. (AdnKronos Salute) - Il latte d'asina "è sicuro dal punto di vista igienico-sanitario e sotto il profilo nutrizionale è simile a quello di donna, ad eccezione del contenuto in grassi che si mostra più basso e che per questo è stato integrato con olio d'oliva, soprattutto nella dieta dei lattanti". E oltre il 90% dei bimbi allergici al latte di mucca lo tollera bene. Così sono stati presentati a Scarlino, nell'azienda regionale Le Bandite presso il Podere Ponte alle catene, i risultati preliminari del progetto di ricerca avviato dal marzo 2015 sul "latte d'asina di razza amiatina nella gestione del bambino con allergia alle proteine del latte vaccino".

Il progetto, finanziato dalla Regione Toscana (Direzione generale dei diritti di cittadinanza e coesione sociale - Settore Ricerca, Innovazione e Risorse umane), è tuttora in corso e vi collaborano la Struttura dipartimentale allergologia dell'Azienda ospedaliera universitaria Meyer, il Dipartimento di scienze veterinarie dell'Università di Pisa, l'Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana e l'Azienda del Complesso agricolo forestale di proprietà della Regione 'Bandite di Scarlino'. I risultati preliminari del progetto evidenziano che il latte d'asina, distribuito gratuitamente alle famiglie dei bambini secondo un piano alimentare stabilito, è sicuro. "I bambini hanno tollerato molto bene il prodotto, che ha un gusto gradevole molto apprezzato. Il latte d'asina - si legge in una nota della Giunta regionale toscana - potrebbe essere interessante anche per gli effetti benefici sugli anziani, essendo ricco di calcio, ma povero di grassi, e sulle persone con osteoporosi".

 

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti l'assessore al diritto alla salute, sociale e sport Stefania Saccardi, Leonardo Marras, capogruppo Pd in Consiglio regionale, insieme tra gli altri a Marcello Stella, sindaco di Scarlino, Giovanni Brajon, direttore dell'Istituto zooprofilattico, Federica Salari dell'Università di Pisa, Elio Massimo Novembre, responsabile scientifico del progetto (Meyer). Erano presenti anche due famiglie che utilizzano il latte, a testimoniare l'efficacia del prodotto.

"Grazie a tutti - ha detto Saccardi - per aver contribuito ad un progetto in cui la Regione Toscana ha sempre creduto. Oggi la scommessa è quella di mettere in piedi politiche della salute che tengano insieme diversi settori, e questo progetto ne è un esempio perfetto: si riesce a creare una filiera produttiva completa. Inoltre il settore della neutraceutica, che significa trovare in ciò che la natura produce i valori nutrizionali necessari, è uno dei settori su cui c'è maggiore attenzione".

"Studi scientifici seri - ha continuato - hanno scoperto in questo latte proprietà che altri latti non hanno, e partendo dalla fascia dei bambini in età pediatrica, l'idea è quella di ampliarne l'utilizzo ad altre fasce d'età e di pazienti. Da questo punto di vista è importante mettere insieme una rete di distribuzione per renderlo di facile utilizzo in tutta la Toscana. E per questo abbiamo coinvolto la rete delle farmacie che si è detta disponile ad aiutarci, inserendo il latte nella loro rete, che è molto efficace e con vocazione anche sociale. Inizieremo quindi con la sperimentazione della distribuzione nella zona di Firenze con l'obiettivo di estendere la copertura a tutta la regione. I toscani, così attenti a ciò che mangiano e consumano, sono sicura che accoglieranno il latte d'asina nel migliore dei modi".

 

Per Leonardo Marras "questo è un progetto che parte da lontano e che ho avuto la fortuna di seguire sin dall'inizio. Siamo stati in molti a crederci e nonostante la generale titubanza iniziale, che spesso accompagna progetti di recupero di razze in via d'estinzione, siamo riusciti a vincere a sfida di valorizzare la biodiversità nel territorio, rendendola utile a rispondere ad esigenze diffuse. La tenacia con cui il progetto è stato portato avanti ha prodotto un allevamento di grande efficienza, dando un senso pubblico a questa realtà. Il sistema di produzione è stato strutturato in modo tale da garantire la presenza costante del latte e adesso la Regione, insieme al comune di Scarlino e agli altro soggetti coinvolti sperimenterà un sistema di distribuzione che permetterà di renderlo accessibile a tutti i toscani".

"Sotto l'indirizzo programmatico della Regione - è intervento Giovanni Brajon - si è creato un gruppo di ricerca: Meyer, Università di Pisa, Istituto zooprofilattico. All'inizio siamo andati per gradi (e questo forse è stato il successo di questa sperimentazione) per capire come, attraverso la tecnologia, si potesse strutturare la produzione e al contempo salvaguardare la razza 'miccio amiatino'. Doveva essere un allevamento con tutte le garanzie igienico-sanitarie per poter commercializzare il prodotto alimentare. Questo può essere un modello pilota da poter seguire a livello nazionale. Abbiamo ottenuto il

riconoscimento dell'azienda sanitaria locale (questo latte ha particolari caratteristiche nutraceutiche e vogliamo che siano mantenute inalterate con la pastorizzazione). Oggi siamo entrati in produzione, ovviamente le sfide non sono finite: ogni lotto è monitorato costantemente, gli animali sono segui ti e curati. Adesso dobbiamo curare gli aspetti legati alla distribuzione. Né dobbiamo dimenticare che si tratta di un prodotto importante anche per la cosmesi per le sue proprietà".

 

Per Elio Massimo Novembre "l'allergia al latte vaccino è un problema che ci troviamo spesso ad affrontare, quasi il 2% dei bambini ne soffre. Dobbiamo trovare un latte sostitutivo e il latte d'asina è un latte animale che non ha caratteristiche in contrasto con il latte di mucca. Abbiamo visto che il 93% dei soggetti che hanno allergia al latte di mucca tollerano il latte di asina, abbiamo visto che a questi bambini il latte piace, il gusto dolce lo rende gradevole. E' un latte ecologico, prodotto da animali che crescono in un posto meraviglioso. Quindi si verifica una importante integrazione tra la salvaguardia della specie e dell'ambiente e la produzione di un latte che aiuta i bambini malati. Credo non si possa chiedere di più".

La filiera del latte d'asina può rappresentare un punto di riferimento nel sistema sanitario regionale, in grado di fornire un alimento specifico e garantito da un punto di vista nutraceutico, nutrizionale e igienico-sanitario. Inoltre, facendo leva sulle sinergie già in essere nel gruppo del progetto, si vorrebbe inserire, per l'utilizzo in ambito sanitario regionale nella piena sostenibilità dei costi, la rete di distribuzione delle farmacie, opportunamente individuate e dislocate nel territorio in prossimità delle famiglie, conclude la Giunta.

15-APR-17 16:14

 

SALUTE: 150 ASINE DI RAZZA AMIATINA PER QUASI 9MILA LITRI DI LATTE L'ANNO

L'azienda a Scarlino impegnata nel progetto per i bimbi allergici

Roma, 15 apr. (AdnKronos Salute) - Un'antica razza che vive solo sul monte Amiata è protagonista della sperimentazione, in corso in Toscana, del latte d'asina per i bimbi allergici al latte di mucca. L'azienda Le Bandite di Scarlino (Grosseto) alleva circa 160 asine di razza Amiatina, e produce circa 8.760 litri/anno (170 litri/settimana) di latte. La stima dei fabbisogni nutrizionali, pensando di assicurare il prodotto in via prioritaria ai bambini con diagnosi di allergia alle proteine del latte vaccino tra 1 e 5 anni, oscilla intorno a 7 litri/settimana per bambino. "Con la produzione attuale - spiegano dalla Regione Toscana - si potrebbe soddisfare in media il fabbisogno alimentare di circa 24 bambini toscani".

Il costo di un litro di latte d'asina prodotto dall'azienda è stato calcolato in circa 14 euro, una bottiglia da 750ml costa 10,50euro, e "in fase di distribuzione in presenza di certificazione medica il costo sarà a carico del sistema sanitario pubblico". Sul mercato il latte d'asina è venduto a un prezzo che oscilla da 18 a 30 euro/litro. Il latte d'asina prodotto dall'azienda toscana è pastorizzato, con un valore qualitativo migliore rispetto ai prodotti Uht o liofilizzati che si trovano nel mercato, tuttavia, proprio per tale trattamento termico, la conservabilità del latte prodotto è breve (5 giorni mantenuto a temperatura di refrigerazione). La rete di distribuzione deve essere dunque efficace per evitare sprechi che determinerebbero un aggravio di costi.

15-APR-17 16:21

 

 SANITA': L'INDAGINE, STAMPA 3D, ROBOT E INTELLIGENZA ARTIFICIALE SONO IL FUTURO

Epson, ma non mancheranno le sfide in particolare quella della privacy

Roma, 15 apr. (AdnKronos Salute) - Stampa 3D, realtà aumentata, robotica e intelligenza artificiale sono il futuro nella sanità. Ma se la tecnologia porterà significativi miglioramenti nel settore sanitario, ci sono importanti sfide da affrontare. Secondo una recente ricerca Epson su futurologi esperti in vari settori e su professionisti nel settore sanitario, l'idea è che i pazienti in futuro dovranno accettare una minore riservatezza dei propri dati personali a favore di una migliore assistenza medica.

Lo studio, mirato a testare l'accettazione della tecnologia da parte di 17 futurologi provenienti da tutto il mondo e oltre 7.000 dipendenti europei, di cui 1.200 impiegati nel settore sanitario, ha evidenziato che l'introduzione di tecnologie quali la stampa 3D, la robotica, la realtà aumentata e l'intelligenza artificiale porterebbe significativi vantaggi sia ai pazienti sia ai professionisti. Il 64% dei professionisti del settore, secondo la ricerca, vede positivamente i vantaggi che l'innovazione tecnologica e un maggiore accesso ai dati potrebbero portare in ambito medico. E se da un lato il 67% degli intervistati ritiene che la tutela della privacy dei dati possa ostacolare l'implementazione delle tecnologie, il 47% concorda sul fatto che una minore riservatezza dei dati sia un compromesso accettabile per garantire diagnosi e cure migliori.

Questo non è però l'unico limite emerso dalle risposte degli intervistati. La preoccupazione maggiore è legata ai tempi e ai costi necessari per preparare al futuro i professionisti sanitari di oggi, consentendo loro di acquisire le competenze richieste per gestire la tecnologia. "L'urgenza di accelerare l'adozione della tecnologia nel settore sanitario non è mai stata così pressante", ha dichiarato Minoru Usui, presidente di Epson. "Le malattie croniche sono sempre più diffuse e la popolazione sta invecchiando. Dobbiamo quindi trasformare il settore sanitario, favorendo la prevenzione delle malattie anziché la loro cura. Sarebbe un passo davvero coraggioso in un campo dove diagnosi e trattamento sono alla base di tutto".

Più in dettaglio, il 72% dei professionisti della sanità concorda sul fatto che la stampa 3D e la stampa organica/biologica potrebbero ridurre i tempi di attesa per gli interventi chirurgici. Un ulteriore 70% afferma che in questo modo aumenterebbe anche il successo degli interventi stessi. La realtà aumentata è considerata rivoluzionaria dalla metà degli intervistati, con il 45% concorde nel ritenere che cambierebbe il modo in cui si svolge la formazione chirurgica. Gli intervistati hanno anche riconosciuto l'importanza futura dei robot e della loro interazione con gli esseri umani: secondo il 34%, infatti, alcune cure potrebbero essere affidate ai robot in modo che il personale medico possa svolgere mansioni più qualificate.

Un maggiore accesso ai dati dei pazienti da parte dei professionisti sanitari, inoltre, migliorerebbe ll'assistenza per il 72% degli intervistati, mentre per il 76% la maggiore disponibilità dei dati favorirebbe la condivisione delle conoscenze, soprattutto grazie all'accesso remoto e alla collaborazione virtuale, possibili mediante la tecnologia. Oltre alle problematiche legate alla privacy dei dati e ai tempi/costi, lo studio ha evidenziato altre importanti questioni da affrontare: il 65% degli intervistati concorda sul fatto che gli aspetti etici potrebbero in qualche modo rallentare o bloccare l'implementazione della tecnologia, mentre il 70% mette in luce il nodo della responsabilità in caso di problemi. "Le tecnologie Epson, tra cui i dispositivi indossabili, i robot, le stampanti e le soluzioni di visual imaging - ha concluso Usui - sono progettate per garantire i risultati migliori anche in ambito sanitario secondo la nostra visione del futuro che ha l'obiettivo di trovare il corretto equilibrio fra tecnologia ed esigenze delle persone".

15-APR-17 17:51

adnkronos Salute

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