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Roma, 12 apr.2017

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NEWS mercoledý 12 aprile 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS mercoledì 12 aprile 2017

 

MEDICINA: SIDEMAST, CON 3 MILA MALATTIE PELLE E' ORGANO PIU' BERSAGLIATO

I dermatologi presentano il 92° Congresso Nazionale e annunciano le principali novità

Milano, 12 apr. (AdnKronos Salute) - E' la pelle l'organo del corpo umano soggetto al maggior numero di malattie, circa 3.000, e si stima che almeno una volta nella vita ciascuno individuo affronti una problematica cutanea, e che la probabilità complessiva aumenti con l'aumentare dell'età. A dipingere questo scenario è la Sidemast - Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse, in occasione della presentazione a Milano del 92° Congresso nazionale che si terrà a Sorrento dal 3 al 6 maggio, e che ospiterà esperti nazionali ed internazionali di dermatologia che faranno il punto sui più importanti progressi della ricerca scientifica.

Le malattie della pelle - sottolinea l'Associazione - rientrano tra le più frequenti cause di richiesta di intervento medico, sia in età pediatrica sia in età adulta. Ad allarmare è soprattutto il dato relativo ai tumori della pelle la cui incidenza sembra superiore a quella della somma di incidenza di tutti gli altri tumori, con un trend in continua crescita. "In molte aziende ospedaliere la dermatologia rappresenta la specialità medica e chirurgica che fornisce complessivamente il maggior numero di prestazioni – affermano Piergiacomo Calvazara Pinton, presidente Sidemast e Giuseppe Monfrecola, presidente del 92° Congresso Sidemast Alcune patologie cutanee richiedono uno risposta medica immediata perché possono essere una fonte di morbilità nel breve termine, mentre altre comportano un rischio elevato di mortalità; infine ci sono patologie, come i tumori cutanei, che richiedono una diagnosi esperta spesso integrata da indagini diagnostiche specifiche. La prevenzione e la cura delle malattie della pelle comportano, quindi, uno sforzo organizzativo ed economico rilevante sia per i pazienti, sia per il Servizio sanitario nazionale con una adeguata disponibilità di personale sanitario e un continuo aggiornamento attuabile, purtroppo, solo in alcune regioni italiane".

Secondo i dati Airtum 2016, in Italia i pazienti con diagnosi di melanoma cutaneo sono 129.387. Nonostante l'incidenza sia in crescita (+3,1% per anno nei maschi e +2,6% per anno nelle donne), il tasso di mortalità resta sostanzialmente stabile (1 su 306 negli uomini e 1 su 535 nelle donne). Il principale motivo - spiegano i dermatologi - è la diffusione sempre più capillare in ogni studio dermatologico della dermatoscopia manuale e della videodermatoscopia digitale che hanno permesso di aumentare in modo molto significativo sensibilità e specificità diagnostica e quindi di asportare le lesioni prima che possano dare origine a metastasi. In alcuni centri è disponibile anche la microscopia confocale in vivo che, senza bisogno di biopsia chirurgica, riesce a a mostrare le cellule maligne nel loro dettaglio. Un altro grande passo in avanti è stato fatto grazie ai farmaci mirati a specifici bersagli molecolari nelle cellule del melanoma, che hanno migliorato in modo molto significativo la sopravvivenza dal tumore nelle forma avanzate.

Il carcinoma basocellulare - aggiungono i dermatologi - è il più frequente tumore della pelle e il suo comportamento biologico si caratterizza per un basso rischio di metastatizzazione ma una tendenza all'invasione progressiva dei tessuti circostanti. Il trattamento di chirurgia dermatologica è in genere sufficiente a rimuoverlo completamente, anche se in alcuni casi l'esito chirurgico può essere mutilante. Alcuni altri casi inoltre, per le dimensioni e la sede, non sono nemmeno operabili né trattabili con radioterapia. Per questi pazienti non c'era nessuna alternativa terapeutica valida, ma adesso due farmaci vismodegib e sonidegib offono una possibilità terapeutica di grande efficacia.

La cheratosi attinica è il precursore del carcinoma spinocellulare - osservano gli esperti Sidemast - e si stima che più del 20% dei soggetti sopra i 50 anni nel nostro Paese ne presenti almeno una. Recenti evidenze hanno mostrato che tutte le cheratosi attiniche vanno trattate perché non solo è impossibile prevedere quale evolverà verso un carcinoma, ma è stato dimostrato anche che, in presenza di più di 5 lesioni, anche tutta la cute circostante deve essere trattata per ridurre la probabilità di nuove lesioni. Alcune aree possono coprire intere parti del corpo come il viso o le braccia e in questi casi il trattamento chirurgico non è proponibile, ma proprio quest'anno sono stati resi disponibili 3 nuovi farmaci a carico del Ssn: imiquimod, diclofenac, ingenolo mebutato. Anche un altro farmaco, il metilaminolevulinato per la terapia fotodinamica in modalità daylight, ha dimostrato dati di efficacia e tollerabilità molto alti con risultato estetico post trattamento ottimale.

Le novità terapeutiche per contrastare l'acne riguardano: l'impiego di farmaci contenenti associazioni di retinoidi e benzoilperossido, retinoidi e clindamicina; l'impiego di prodotti in grado di colpire il Propionibacterium acnes all'interno del biofilm che rappresenta una sua naturale protezione; l'uso di isotretinoina orale; la possibilità di utilizzare la terapia fotodinamica. In alcuni casi, ma solo in ragazzi/e sovrappeso o obesi raccomandano i dermatologi, può essere utile uno screening metabolico per valutare un'eventuale insulinoresistenza. Quanto alla psoriasi, essa colpisce in media il 3% circa della popolazione mondiale. In Italia – ricordano i dermatologi - sono stati introdotti di recente, ed è imminente una nuova immissione in commercio, farmaci diretti non contro il fattore Tnfa ma contro l'Il17. Sono molto attesi anche i risultati, nella pratica clinica, di farmaci assunti per via orale, fra i quali quelli denominati 'small molecule', che agiscono con meccanismo diverso dai precedenti, sempre tuttavia avendo come bersaglio uno dei punti cruciali della genesi della malattia.

Le principali novità per la dermatite atopica riguardano sia il campo della ricerca sia quello della prevenzione e del trattamento. Nella prevenzione delle frequenti recidive i nuovi tessuti occupano un importante posto. Per anni il cotone è stato considerato l'unico tessuto confortevole per i problemi degli atopici. Oggi possono essere utilizzati nuovi tessuti e fibre sia nelle fasi acute sia in quelle croniche. Dal punto di vista terapeutico, in un futuro ormai molto prossimo - concludono i dermatologi - sarà possibile, come accade nella psoriasi da più di 10 anni, ricorrere a farmaci biotecnologici, estremamente selettivi e capaci di interferire con i principali mediatori dell'infiammazione della dermatite atopica.

12-APR-17 13:01

 

 FECONDAZIONE: PMA NEI LEA, PROPOSTO RIMBORSO MINIMO DA 3000 EURO

Sifes-Mr, analisi dei risultati dei vari centri a garanzia dell'aderenza a standard internazionali

Roma, 12 apr. (AdnKronos Salute) - Un valore economico minimo per le prestazioni di fecondazione assistita a carico del sistema pubblico, affiancato da un'analisi dei risultati ottenuti dai centri che le erogano. La Società italiana di fertilità, sterilità e medicina della riproduzione (Sifes-Mr), in concomitanza con l'introduzione dei trattamenti per la sterilità di coppia nei Lea e della loro inclusionenelle pratiche mediche ad alta complessità, ritiene utile indicare una soglia minima di costi per la rimborsabilità di 3000 euro per le fecondazioni in vitro omologhe e di 5000 euro per le fecondazione in vitro eterologhe.

Con eventuali costi maggiori nel caso fossero previste procedure più complesse, come diagnosi genetiche preimpianto (Pgs e Pgd) e la gestione di donazioni di gameti a fresco, nonché per i casi di pazienti sierodiscordanti. Considerando inoltre separatamente, suggerisce la Società, i costi correlati alle procedure di crioconservazione e un aumento dei rimborsi minimi per le strutture di ricovero e cura con dipartimenti di emergenza. La Sifes-Mr auspica inoltre che l'inclusione nei Lea della Pma sia corroborata da una "attenta valutazione dei risultati, senza la quale qualunque conto economico, qui peraltro a carico della collettività, sarebbe incompleto". Infatti andrebbe valutato e preso in considerazione, oltre ai valori economici delle procedure per la loro rimborsabilità, il grado di efficienza dei centri erogatori. Questo per "utilizzare al meglio le risorse economiche dedicate alla cura della sterilità e censire periodicamente questo grado di efficienza, analizzando dunque sia i costi sostenuti, che i risultati ottenuti".

Alla luce di questa analisi, la Sifes-Mr ritiene che un rimborso per trattamenti di fecondazione omologa inferiori a 3000 euro per ciclo e di fecondazione eterologa inferiori a 5000 euro per ciclo "siano incoerenti con risultati che possano essere considerati conformi agli standard internazionali e quindi, di fatto, più onerosi per la collettività, a causa dei più numerosi tentativi" necessari per arrivare alla nascita del bebè.

12-APR-17 13:36

 

 SALUTE: L'ESPERTO, E' CORSA AL MIELE MA VERO TESORO DELL'ALVEARE E' LA PAPPA REALE

Ricca di proteine ad altissimo valore biologico e di aminoacidi essenziali

Roma, 12 apr. (AdnKronos Salute) - Impazza la 'miele mania': il prezioso alimento prodotto dalle api è sempre più ricercato, come dimostra la crescente richiesta del rinomato 'nettare' che deriva dall'albero di Manuka in Nuova Zelanda, lodato per le proprietà antibatteriche e per il sapore. Ma è davvero il miele il prodotto migliore degli alveari? Anche se spopola, il vero elisir è contenuto nella pappa reale, come spiega Patrick Tardieu, direttore Scientifico di Arkopharma (azienda francese nel mercato della fitoterapia): "Quando mi chiedono di sostenere le proprietà terapeutiche della pappa reale - spiega Tardieu - mi basta spiegare che si tratta dell'alimento che trasforma una larva destinata a diventare un'ape operaia in ape regina. Che vivrà fino a 5 anni, invece di 45 giorni, che in 5 giorni aumenterà il suo peso di 1250 volte, che le consentirà di deporre fino a 2000 uova al giorno, pari a 2,5 il peso del suo corpo. Sono molteplici i benefici descritti e sostenuti dalle evidenze scientifiche sulla pappa reale".

Ciascun alveare, infatti, ospita una comunità di api domestiche composta da 1 ape regina, circa 50 mila api operaie, circa 1000 fuchi (maschi). L'ape regina non nasce, viene 'creata' e la chiave che svela il segreto per ottenere la sua creazione è la pappa reale, il 'vero' nettare. Considerata uno dei più completi alimenti naturali e ricca di proteine ad altissimo valore biologico, la pappa reale vanta anche la presenza significativa di aminoacidi essenziali. Ma come si può distinguerne la qualità? "Indubbi i vantaggi che derivano da una corretta assunzione di pappa reale, ma attenzione alla tracciabilità - sottolinea Tardieu - Per quanti non hanno la fortuna di poterla reperire fresca, esistono in commercio preparazioni che offrono un valido supporto. Non tutti sanno -conclude - che il livello di qualità garantisce l'assenza di pesticidi e antibiotici e la completa tracciabilità".

12-APR-17 15:08

 

 SANITA': ALLARME CYBER RISK, 700 MILA ATTACCHI AL MINUTO DAI PIRATI DIGITALI

Appello esperti nel primo convegno a Milano, tappare le falle della Rete per proteggere i malati

Milano, 12 apr. (AdnKronos Salute) - Dall'economia della moneta a quella delle informazioni. I dati sono il nuovo petrolio dell'era digitale, il bene più scambiato al mondo. E sono quelli sanitari a fare più gola ai pirati informatici. Secondo uno studio condotto da Fortinet, colosso americano della cyber security, sui 450 principali fornitori al mondo di programmi di sicurezza informatica, "solo nell'ultimo trimestre del 2016 ci sono stati oltre 700 mila attacchi al minuto contro le organizzazioni sanitarie". La falla più grande si apre nel cosiddetto Internet delle cose: i ricercatori del FortiGuard Labs hanno contato "circa 2 milioni di tentativi di hackerare un sistema operativo usato in sanità per far funzionare dispositivi medici, pompe di infusione, monitor e monitor personali". Device salvavita pilotabili da remoto, in uno scenario dove la fantascienza diventa realtà. Una minaccia reale anche nelle corsie degli ospedali italiani.

A lanciare l'allarme sono gli esperti riuniti oggi a Milano a Palazzo Lombardia, per il primo convegno nazionale sul 'Cyber risk in sanità', promosso dal Gruppo ospedaliero San Donato con la collaborazione della Regione e il patrocinio di ministero della Salute, Assolombarda, Aiop-Associazione italiana ospedalità privata, università degli Studi di Pavia e Ordine degli ingegneri della provincia di Milano. Davide Rizzardi, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione dell'Irccs Policlinico San Donato e promotore dell'evento, parte dai numeri dei report internazionali per ammonire gli attori del sistema: "Considerate le implicazioni etiche e morali che devono muovere ogni nostro operato, con il bene del malato sempre al centro, è obbligatorio muoversi e organizzarsi per invertire questa tendenza preoccupante".

"Le scelte in tema di cyber security - avverte - vanno prese da tutto il management di una struttura sanitaria, con un lavoro di team nel più ampio senso del termine, in sede organizzativa e soprattutto progettuale". Il pericolo esiste ed è tra noi, conferma Giuliano Tavaroli, ex responsabile sicurezza dei gruppi Pirelli e Telecom, oggi consulente per le aziende contro il rischio digitale. Così come ai cronisti del Watergate 'Gola profonda' suggeriva di "seguire il denaro", l'esperto di intelligence invita a riflettere sul fatto che, "se oggi i dati hanno tanto valore e sono diventati la commodity più scambiata in assoluto, c'è anche qualcuno che immagina di ricavarci qualcosa".

"I dati hanno superato gli scambi finanziari e di trading", spiega Tavaroli che mette in guardia contro le insidie di una "dittatura dell'algoritmo", di un'epoca in cui "la scienza prenderà sempre più il controllo di tutte le nostre attività quotidiane". Una rivoluzione, "un'elemento di distruzione dello status quo" che ha travolto anche la sanità, dove il digitale è ormai ovunque. Dall'Internet of things all'Internet of body: "Le persone di stanno abituando a portare addosso dei sensori per correre, per dimagrire, per monitorare lo stato di salute e di benessere". Siamo vivendo e vivremo in modo sempre più massiccio la "digitalizzazione della biologia", anzi "del mondo". E anche guardando ai servizi si parla di "tele hospital, assistenza robotica, intelligenza artificiale".

Elementi con potenzialità dirompenti, di fronte ai quali "si configura l'esigenza di cambiare completamente la nostra filosofia infrastrutturale. Le organizzazioni stanno raccogliendo la sfida", eppure "il digitale corre più veloce di noi. Nel 2020 - prosegue l'esperto - il traffico su Internet raggiungerà i 21 GigaByte pro capite" dai 7 GB pro capite del 2015. "Siamo entrati nell'era degli ZettaByte che significa 10 Byte elevati a 21. La connettività è ubiqua e massiva, cambia il profilo dei servizi e cambiano anche i rischi".

Rizzardi cita l'Ad di Google: "La quantità di dati prodotti negli ultimi 3 anni nel mondo è superiore a quella accumulata da tutta l'umanità nella sua storia dal Paleolitico a oggi". Ma la vulnerabilità dell'era digitale "non riguarda solo i dati: anche i dispositivi medici controllati da remoto vanno gestiti in sicurezza, perché una volta in Rete possono essere hackerati e controllati a distanza". L'idea inquieta, soprattutto pensando che "nel mondo ci sono oggi 16 miliardi di device e fra 4 anni ce ne saranno 40 miliardi". Insomma, "i dati prodotti sono il vero petrolio per la creazione di valore e quelli sanitari in particolare".

"Il settore sanitario - ragiona l'esperto del San Donato - ha operato il passaggio dal dato cartaceo al dato digitale per ragioni di efficienza. Solo successivamente gli enti sanitari, gli ospedali e i medici hanno cominciato a preoccuparsi della sicurezza dei dati, sotto la propulsione di normative e di una nuova consapevolezza acquisita a causa del numero di violazioni avvenute. Se l'efficienza si è rivelata la più rilevante leva per l'adozione dell'IT in sanità, la sicurezza è stata solo una valutazione ex post". Ne risulta "l'incapacità della gran parte di noi - dice Tavaroli - di comprendere il reale impatto di tutto questo sulla vita di tutti i giorni". Ora però "il tema della sicurezza dei dati sanitari, delle infrastrutture IT e dei device collegati non è più procrastinabile", insiste Rizzardi, auspicando "una convergenza di interessi, competenze e professionalità".

"Nelle imprese italiane - riconosce - la consapevolezza in tema di sicurezza informatica sta crescendo e lo dimostra l'aumento della spesa in soluzioni dedicate, che nel 2016 ha raggiunto i 972 milioni di euro con un'aumento del 5% rispetto al 2015. Questo però non basta. L'Osservatorio Information Security & Privacy, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, ha rilevato che nel nostro Paese l'atteggiamento delle aziende è ancora inadeguato: solo il 39% delle grandi società vanta piani di investimento pluriennali, soltanto il 46% ha in organico un Chief information security officer", un Ciso, "e appena il 15% ha attivato assicurazioni sul rischio di attacchi cybercriminali".

E la sanità come si muove? "Purtroppo le differenze sono notevoli da regione a regione, da ospedale a ospedale o da gruppo a gruppo, e dal pubblico al privato. In un contesto che va verso l''ospedale diffuso' è un atteggiamento non più accettabile. E' necessario rendere sicuri i dispositivi di storage e le reti su cui viaggiano", esorta Rizzardi che si augura al contempo "una riflessione sui profili informatici, legali, etici, deontologici della rilevazione e diffusione dei dati sanitari individuali". Conclude Alessandro Venturi, docente di diritto regionale e degli enti locali all'università di Pavia: "Tra l'amministrazione e i cittadini" che "quotidianamente le cedono dati alla Pa" serve "un nuovo patto", con la garanzia di "confidenzialità, inviolabilità, protezione" e "reciprocità". Perché se le informazioni che diamo di noi sono una moneta, in cambio dobbiamo esigere "trasparenza, ottimale allocazione delle risorse e servizi personalizzati".

12-APR-17 16:06

 

 DISABILI: INPS SIGLA INTESA CON 3 OSPEDALI PER TUTELA BAMBINI

In arrivo certificato specialistico pediatrico per Gaslini, Bambino Gesù e Meyer

Roma, 12 mar. (AdnKronos Salute) - Un protocollo sperimentale d'intesa per ridurre il disagio dei minori disabili e delle loro famiglie nell'iter sanitario per il riconoscimento delle prestazioni assistenziali di invalidità e di handicap alle quali hanno diritto: a sottoscriverlo oggi l'Inps e i tre ospedali Bambino Gesù di Roma, Gaslini di Genova e Meyer di Firenze. Il protocollo, che avrà una durata di 18 mesi, permetterà ai medici di queste strutture di utilizzare il 'certificato specialistico pediatrico', grazie al quale sarà possibile acquisire fin da subito (durante il ricovero o cura) tutti gli elementi necessari alla valutazione medico legale, evitando al piccolo ulteriori esami e accertamenti.

Il 'certificato specialistico pediatrico', predisposto dall'Inps e dalla Società italiana di pediatria, contiene tutti gli elementi utili all'accertamento della specifica patologia e sarà sufficiente per l'erogazione della prestazione. "Sono circa 250 mila i minori che ogni anno ricevono prestazioni socio assistenziali da parte dell'Inps con accertamento dei requisiti sanitari, poco meno del 10% del totale di questo tipo di prestazioni erogate annualmente dall'Istituto ma vogliamo migliorare", ha detto il presidente dell'Inps, Tito Boeri, per il quale il protocollo siglato permetterà di raggiungere un maggior numero di minori con disabilità di ridurre il disagio e gli oneri delle famiglie" e le "differenze nell'accesso alle prestazioni tra regioni".

Bambino Gesù, Gaslini e Meyer "sono le prime tre strutture di eccellenza, ma sulla base dell'esito di questa sperimentazione ci proponiamo di allargarlo ad altre strutture pediatriche italiane", ha aggiunto Boeri. Al protocollo potranno aderire le strutture sanitarie pediatriche che ne facciano richiesta. Con l'adesione al protocollo la struttura sanitaria si impegna a sensibilizzare i propri medici di ruolo a utilizzare il 'certificato specialistico pediatrico' a titolo gratuito. L'Inps, a sua volta, si impegna a utilizzare il certificato per semplificare e ridurre i tempi dei processi sanitari connessi alle domande di prestazione assistenziale, ad adeguare le proprie procedure interne e a fornire un apposito Pin ai medici che ne facciano richiesta.

Il protocollo d'intesa "è una sperimentazione che toglie grande disagio alle famiglie" e "un grande esempio di deburocratizzazione", ha commentato il presidente dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, Mariella Enoc. "Noi - ha aggiunto - abbiamo stimato che per i pazienti ricoverati nel 2016 la direzione sanitaria ha autorizzato 125 visite per accertamento di invalidità e 23 per il primo trimestre del 2017. Mentre per i 220 mila pazienti che hanno effettuato prestazioni ambulatoriali nel 2,5% dei casi (oltre 5 mila pazienti) è stata riconosciuta esenzione per invalidità civile. Dunque, si tratta di un'iniziativa utile per le famiglie e garantiremo che tutto avvenga nel rigore".

A esprimere soddisfazione per l'iniziativa anche il presidente dell'ospedale Gaslini di Genova, Pietro Pongiglione, per il quale "accorciare i tempi, ridurre o azzerare i costi e non chiedere reiterazioni di visite è un aiuto importante per chi soffre". "Quando si ammala il bambino si ammala l'intero nucleo familiare - ha osservato ancora il presidente dell'Aou Meyer di Firenze, Alberto Zanobini - per cui non possiamo che accoglierle con favore tutto ciò che può servire per snellire le procedure e aiutare la famiglia".

Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, che insieme all'Inps ha predisposto il 'certificato specialistico pediatrico', ha ribadito "l'indispensabilità della pediatria come scienza dedicata al bambino", sottolineando che "la certificazione tiene conto dell'unicità e della complessità del bambino e consente anche di facilitare la transizione di questi pazienti al medico dell'adulto. E' un'idea geniale che semplifica la vita delle famiglie già estremamente provate - ha aggiunto - La vera sfida sarà portare questa esperienza in altri ospedali in cui le eccellenze sono meno numerose e meno facile da espletare".

12-APR-17 17:25

 

 SANITA': CNS, TRASFUSIONI SICURE, NESSUNA INFEZIONE DA HIV ED EPATITI DA 10 ANNI

Tre milioni di emocomponenti trasfusi, nel 2015 bloccate 1709 positività

Roma, 12 apr. (AdnKronos Salute) - In Italia da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da Hiv ed epatite a seguito di trasfusione: a fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da più di un decennio non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da Hiv, virus dell'epatite B e virus dell'epatite C. A ricordarlo è il Centro nazionale sangue (Cns), in riferimento alla sentenza di ieri della Corte D'Appello di Roma che ha respinto il ricorso del ministero della Salute alla condanna emessa dal Giudice monocratico civile del Tribunale di Roma, che impegnava il dicastero a risarcire centinaia di emotrasfusi contagiati.

Su ogni donazione di sangue - ricorda l'organo tecnico del ministero della Salute e Autorità competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale - vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015 di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall'utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un'accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

"In virtù di questi interventi, il rischio residuo di contrarre un'infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro nazionale sangue - afferma Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Centro - Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni '80 e '90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse".

I dati presentati dal Cns, conferma Vincenzo Saturni, coordinatore pro tempore Civis (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue), confermano gli importanti passi avanti compiuti dall'Italia in tema di qualità e sicurezza, allineandoci agli standard dei Paesi più evoluti in ambito sanitario/trasfusionale: "Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza per gli emocomponenti e i farmaci plasmaderivati. Grazie anche a quest'azione siamo arrivati all'84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza".

12-APR-17 17:07

 

 RICERCA: SCOPERTI NEL CERVELLO I CENTRI DELL'ONESTA', SI POSSONO STIMOLARE

Roma, 12 apr. (AdnKronos Salute) - L'onestà gioca un ruolo chiave nella vita sociale, ma anche per l'economia, lo sport e la politica. Ebbene, uno studio ha individuato nel cervello - in particolare nella corteccia prefrontale dorsolaterale destra - l'area dell'onesta, mostrando anche che il comportamento onesto può essere 'stimolato', attraverso una 'mini-scossa' elettrica non-invasiva.

A spiegarlo su Pnas è uno studio firmato da Michel André Marechal, Giuseppe Ugazio e Christian Ruff dell'Università di Zurigo, insieme a colleghi di Chicago e Boston. I ricercatori hanno monitorato un gruppo di circa 300 volontari che potevano aumentare il loro guadagno nel corso di un gioco di ruolo mentendo, piuttosto che dicendo la verità. Così hanno visto che le persone optavano per le bugie parecchie volte per massimizzare il proprio profitto, ma non sempre. Ebbene, quando i ricercatori hanno applicato una stimolazione elettrica diretta transcranica ai volontari, diretta alla regione del cervello 'nel mirino', si è visto che le cellule cerebrali apparivano più sensibili, e dunque più attive. E che i volontari si comportavano in modo più onesto. Secondo i ricercatori questo risultato rappresenta un "importante primo passo per identificare i processi cerebrali che permettono alle persone di rimanere oneste. Questi processi – conclude Ruff - potrebbero andare al cuore delle differenze soggettive e di patologie del comportamento".

12-APR-17 19:42

adnkronos Salute

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