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Roma, 11 apr.2017

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NEWS martedý 11 aprile 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS martedì 11 aprile 2017

 

TUMORI: TEMPO CHIAVE PER DIAGNOSI PRECOCE, LE RACCOMANDAZIONI GIMBE

8,8 mln morti l'anno nel mondo, position statement per orientare medici e cittadini

Bologna, 11 mar. (AdnKronos Salute) - L'impatto delle neoplasie sui sistemi sanitari è enorme: ogni anno nel mondo i tumori causano 8,8 milioni di morti. In Italia nel 2016 sono stati diagnosticati oltre 365.000 nuovi casi di tumori maligni e i pazienti oncologici in vita erano oltre 3,1 milioni. Ridurre i ritardi nel percorso diagnostico-terapeutico determina un significativo miglioramento degli esiti. Ma esiste un'estrema variabilità nella richiesta di test e consulti specialistici. Come orientarsi, dunque? La Fondazione Gimbe ha elaborato il position statement 'La diagnosi precoce dei tumori' destinato non solo a medici e organizzazioni sanitarie, ma anche a cittadini e pazienti.

"Sfortunatamente, anche nei paesi con sistemi sanitari all'avanguardia - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - la diagnosi di tumore è spesso tardiva e l'impossibilità di fornire trattamenti adeguati condanna molte persone a inutili sofferenze e a morte prematura". Il fattore tempo è dunque cruciale. "Tuttavia, per una diagnosi precoce non serve sottoporsi periodicamente a check-up indifferenziati o prescrivere in maniera indiscriminata test diagnostici alla ricerca di tutti i tumori: al contrario le scelte devono essere sempre guidate da sintomi e segni di cui il paziente deve essere consapevole e che il medico deve riconoscere tempestivamente".

Anche se spesso utilizzati come sinonimi, puntualizza il presidente, screening e diagnosi precoce "sono due strategie del tutto differenti: lo screening mira infatti ad identificare tumori o lesioni pre-cancerose nella popolazione asintomatica per ridurre la mortalità tumore-specifica, e la sua efficacia è strettamente correlata all'aderenza della popolazione target ai programmi di screening organizzato per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, inclusi nei livelli essenziali di assistenza. La diagnosi precoce, invece, consiste nell'identificazione tempestiva di una neoplasia in persone che presentano già segni o sintomi al fine di iniziare la terapia prima possibile, aumentando la sopravvivenza e migliorando la qualità di vita".

Tra le linee guida disponibili in letteratura, spiega la Fondazione Gimbe, sono state tradotte e adattate le raccomandazioni cliniche del National Institute for Health and Care Excellence (Nice): oltre che per il rigore metodologico e il recente aggiornamento, la linea guida è stata selezionata perché è l'unica che utilizza evidenze prodotte nei setting di cure primarie, dove generalmente inizia il processo di diagnosi dei tumori visto che le persone fanno riferimento in prima istanza al medico di famiglia. Il position statement Gimbe ha tre obiettivi sinergici: fornire ai medici raccomandazioni basate sulle evidenze finalizzate alla diagnosi precoce dei tumori maligni; definire i criteri di appropriatezza per test diagnostici e consulti specialistici; aumentare nei pazienti la consapevolezza dei sintomi, aiutandoli a riconoscere quelli suggestivi di neoplasia.

E qui torna il fattore tempo. "Per massimizzare l'efficacia delle terapie ed evitare di perdere pazienti al follow-up - conclude Cartabellotta - dal riconoscimento dei sintomi all'inizio della terapia non dovrebbero trascorrere più di 90 giorni. Anche se questo target temporale può variare nei diversi setting regionali e locali e tra differenti tipi di neoplasie, la diagnosi precoce dei tumori è un processo tempo-dipendente e il successo dei modelli organizzativi dipende dalla consapevolezza dei pazienti sui sintomi, dalla capacità del medico di riconoscere le presentazioni cliniche e da tempi di attesa garantiti per test diagnostici e consulti specialistici". Il position statement Gimbe 'La diagnosi precoce dei tumori' è disponibile a: www.evidence.it/diagnosi-precoce-tumori.

11-APR-17 11:35

 

 SALUTE: COME RIDURRE LO STRESS IN 5 MOSSE, I CONSIGLI DELLO PSICOLOGO

Il Vademecum di Giulio Cesare Giacobbe

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Un manualetto da portare sempre con sé, per zittire la mente e ottenere la serenità giusta per affrontare la vita grazie a semplici e brevi tecniche da applicare anche mentre si sta aspettando l'autobus: si tratta di 'Vademecum Antistress' (Roi Edizioni), il nuovo libro dello psicologo Giulio Cesare Giacobbe dedicato allo stress, quell'affollamento di pensieri che fa contrarre i muscoli e impedisce alle donne e agli uomini di essere "imperturbabili ed efficienti come 007". Ecco in sintesi alcuni preziosi consigli dello psicologo da consultare in caso di necessità:

       1) Quanto basta. Tieni conto di una cosa - ricorda Giacobbe - un po' di stress è necessario per vivere. Senza, saremmo come una bambola gonfiabile, bucata. Bella, magari, ma inutilizzabile. Un po' di stress ci vuole. Ma non troppo. Insomma 'QB' (quanto basta).

      2) Affronta la realtà. Affrontarla non crea stress. Se lo stress ci rimane incollato addosso è perché continuiamo a creare paure immaginarie. E facciamo questo perché confondiamo il possibile con la realtà. Le paure immaginarie infatti riguardano il possibile, non la realtà. Osservare i propri pensieri come oggetti distinti da sé li priva della loro carica emotiva quindi dissolve le paure immaginarie.

      3) Attiva la coscienza. Se vogliamo eliminare lo stress - sottolinea - dobbiamo agire sulla nostra mente per impedirle di costruire paure immaginarie. E per farlo occorre attivare una funzione del cervello che non usiamo quasi mai: la coscienza. Osservare i propri pensieri come oggetti distinti da sé li priva della loro carica emotiva quindi dissolve le paure immaginarie.

      4) Vivi nella natura. La natura è il nostro vero ambiente. Quella dei prati, degli alberi, del cielo e delle nuvole, del vento e dei tramonti, dei cavalli, dei pesci, degli uccelli. Il problema e che non la vediamo più. Noi abbiamo intorno cemento, palazzi, strade, semafori, strisce pedonali, automobili, moto, puzza, rumore, fumo, smog. Per forza, siamo stressati. Se però proprio non puoi farlo, fai una cosa: portati in tasca una foto della natura. Quella che piace a te. Tirala fuori e guardala. E poi recita questo mantra: 'Io sono qui, ora, nel mondo che mi circonda. Questa è la realtà'.

      5) Pensa Zen. Lo Zen è azione compiuta con l'attenzione rivolta all'azione e alla sua interazione con l'ambiente, senza interferenza del pensiero. Non significa non pensare. Ma pensare soltanto a ciò che si deve fare. Usare il pensiero per ciò per cui è stato creato. Un pensiero che si trasforma immediatamente in azione è un pensiero sano. Un pensiero che non si trasforma in azione - conclude Giacobbe - è un pensiero malato.

11-APR-17 11:48

 

 TUMORI: MOLECOLA 'KILLER' CHE UCCIDE SOLO LE CELLULE MALATE

Ricerca dell'Università di Padova pone le basi per una nuova terapia anti-tumorale

Padova, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Sintetizzate a Padova nuove molecole che bloccano farmacologicamente il funzionamento del canale ionico Kv1.3 mitocondriale e causano l'alterazione della funzioni dei mitocondri. Queste molecole sono in grado di causare nelle cellule tumorali che esprimono la proteina Kv1.3 un'eccessiva produzione di radicali liberi dell'ossigeno. Ciò provoca un forte stress ossidativo nelle cellule cancerose, ma risparmia le cellule sane.

Il Kv1.3 è un canale ionico che permette il passaggio selettivo di ioni potassio attraverso membrane biologiche. Si tratta di una proteina che forma un canale funzionale quando si trova nella forma tetramerica ed è presente ad alte concentrazioni in vari tipi di tumori. In particolare, Kv1.3 è presente negli organelli subcellulari che producono l'Atp, precisamente nei mitocondri, dove regola il funzionamento dell'organello. I mitocondri sono ottimi bersagli per la cura dei tumori perché, oltre a essere le centrali energetiche delle cellule, hanno un ruolo importante nel determinare il destino delle cellule cancerose.

Lo studio, i cui risultati sono pubblicati sulla prestigiosa rivista 'Cancer Cell', è stato condotto da un gruppo di ricercatori italiani e tedeschi, coordinato da Ildiko Szabo del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova: la ricerca ha ricevuto il contributo di Airc, Miur, Regione Veneto, European Molecular Biology Organization e del Marie-Curie European trainig network.

"I composti progettati e sintetizzati dal nostro gruppo di ricerca - spiega Szabo - portano alla morte delle cellule tumorali in esperimenti di laboratorio in cellule isolate, anche quando queste sono resistenti ai chemioterapici. Le cellule sane invece sono risparmiate, sia perché il canale ionico è presente in quantità più basse, sia per via della limitata produzione di radicali liberi dell'ossigeno".

"I nuovi composti sintetizzati eliminano quasi del tutto le cellule B leucemiche che sono state utilizzate in laboratorio e sono state ottenute da pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, una delle malattie ematologiche più diffuse nel mondo occidentale. Nel sangue ottenuto dallo stesso paziente solo i linfociti B patologici vengono eliminati, mentre i linfociti T sani, importanti per la difesa immunitaria, rimangono inalterati, dimostrando l'azione selettiva dei composti verso le cellule tumorali", spiega. "Inoltre - continua Szabo - abbiamo ottenuto risultati molto promettenti anche in topi di laboratorio, sia per il melanoma sia per l'adenocarcinoma del dotto pancreatico, i quali rappresentano due tipi di tumori con prognosi sfavorevole. In entrambi i casi è stata osservata una significativa riduzione del volume tumorale (rispettivamente del 90% e del 60%), senza alcun effetto collaterale per gli animali. In particolare negli animali è stata preservata la funzionalità cardiaca e immunitaria che sono spesso compromesse in seguito ai cicli di chemioterapia".

Questi risultati aprono quindi la strada per una nuova terapia anti-tumorale. Il vantaggio dei nuovi composti, rispetto ai chemioterapici, è che agiscono attivamente uccidendo le cellule cancerose, tramite l'induzione di un malfunzionamento dei mitocondri, indipendentemente dalle molecole di segnalazione e dalle attività degli oncosoppressori, spesso alterate nelle cellule tumorali. A patto, naturalmente, che esse esprimano il canale Kv1.3 nei mitocondri.

11-APR-17 11:56

 

 SANITA': ADDIO A PIERGIORGIO ZUCCARO, IL CORDOGLIO DELL'ISS

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - L'Istituto Superiore di Sanità saluta commosso Piergiorgio Zuccaro, figura storica della lotta antifumo in Italia, che si è spento oggi a Roma. "Attento e sensibile alle problematiche dei giovani, a cui ha dedicato tanta parte della sua feconda attività di ricerca, ha speso una vita intera nella difesa e nella tutela della sanità pubblica e ha contribuito a fare dell'Istituto uno dei nodi più significativi per il contrasto alle dipendenze nel nostro Paese", si legge in una nota.

"Quello che oggi è il Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di Sanità - ricorda Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale dipendenze e doping che oggi raccoglie l'eredità di Zuccaro - è il frutto del lavoro che in tanti anni abbiamo svolto insieme a Piergiorgio che ha creato e voluto fortemente un polo istituzionale nel quale riunire competenze di ricerca, sorveglianza e controllo per contrastare le dipendenze. Ancora oggi nel nostro Centro portiamo avanti progetti importanti iniziati con lui e anche grazie a lui".

"Presente sempre attraverso uno sguardo affettuoso e paterno anche dopo aver lasciato la direzione dell'Osservatorio - continua la ricercatrice - non ha mai smesso di tifare per l'Istituto e per quella che nel suo cuore sarebbe rimasta sempre la sua squadra che oggi lo rimpiange ma, soprattutto, lo ringrazia per gli insegnamenti e per la generosa passione con cui li ha trasmessi a tutti. Ma grazie - conclude - anche per l'ironia leggera che ci ha lasciato che, coniugata alla serietà dell'impegno con cui affrontava la vita, ci incoraggia a portare avanti oggi nuove sfide che raccoglieremo anche nel suo nome".

11-APR-17 12:41

 

 RICERCA: LE MUMMIE DI PIRAINO SVELANO I LORO SEGRETI

L'antropologo Dario Piombino-Mascali studia il patrimonio dell'area siciliana

Palermo, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Vivevano una vita sana, scandita dai ritmi semplici della Piraino tra il XVIII e il XIX secolo. Le indagini sulle mummie di 26 sacerdoti custodite nella Chiesa Madre della cittadina del Messinese rivelano una relativa longevità dei religiosi, considerando i tempi: dai 50 agli 80 anni. Le malattie che li affliggevano erano di natura ossea, ma anche dovute a un'alimentazione iperproteica, a base di proteine animali soprattutto derivanti dalla carne, considerata un alimento nobile.

Sono i risultati dello studio radiologico sulle mummie di Piraino, condotto da un gruppo di ricerca internazionale e diretto dall'antropologo Dario Piombino-Mascali nell'ambito del Progetto Mummie siciliane. Partito nel 2007, punta a investigare il ricchissimo patrimonio mummificato della Sicilia, di cui Piombino-Mascali è ispettore onorario regionale per i beni culturali. In particolare, lo studio sulle mummie di Piraino è stato svolto grazie all'impulso dell'antropologo culturale Sergio Todesco, già direttore dell'Unità operativa dei beni etnoantropologici della Soprintendenza di Messina.

Dai rituali funerari con cui i religiosi sono stati preparati sono emerse informazioni importanti, spiegano gli studiosi. "Si tratta di mummie naturali ottenute con la tecnica del colatoio - precisano - un ambiente in cui i corpi venivano lasciati a drenare i liquami cadaverici. Una volta compiuto questo processo, si procedeva al lavaggio e al riempimento con sostanze naturali. In questo caso le radiografie hanno mostrato la presenza di gusci di noci e frammenti di altre piante officinali". Dal punto di vista storico, i dati archivistici forniti dall'antropologo culturale Marcello Mollica, dell'università di Friburgo in Germania, sono stati di grande importanza per lo studio delle mummie di Piraino, svelandone dettagli come età alla morte e caratteristiche sulle storie individuali. Come arcipreti, infatti, gli ospiti della cripta godevano di una sepoltura costosa e privilegiata, fondata dall'arciprete Antonio Scalenza nel 1771.

Dalle indagini è emersa la presenza di artrosi, compatibile con l'anzianità dei sacerdoti, ma anche della malattia di Forestier, nota come Dish. La causa di quest'ultima è legata a un'alimentazione iperproteica, conseguente a una dieta ricca di proteine animali, soprattutto di carne, ritenuta un elemento nobile per eccellenza e quindi conforme allo status dei sacerdoti. "A queste patologie - commenta Piombino-Mascali - si aggiungono un caso di aterosclerosi presente nelle arterie femorali di un soggetto e ancora la presenza di 2 neoformazioni: un encondroma sul femore sinistro e un probabile mieloma multiplo che appariva su omeri, femori, cranio e scapole di un altro. Altre condizioni trovate sono l'alluce valgo e alcune varianti anatomiche, come ad esempio lo sterno con un forame centrale. Infine, abbiamo avuto modo di osservare anche una costa cervicale sovrannumeraria, che avrebbe determinato fastidi e dolore".

Le indagini radiografiche sono state condotte direttamente in loco con il contributo di National Geographic, di cui Dario Piombino-Mascali è esploratore. "La prossima tappa sarà lo studio del Dna di queste mummie - anticipa l'antropologo - per risalire a eventuali patologie che non hanno lasciato segno su ossa e tessuti. Siamo felici di avere condotto le nostre indagini proprio a Piraino, una realtà ricchissima di storia e non valorizzata, e quindi conosciuta, come meriterebbe".

Grazie anche agli studi sulle mummie, la cittadina sta suscitando interesse fra i turisti. "Ci stiamo dando da fare per mettere in evidenza tutto quello che contiene questa straordinaria realtà racchiusa tra boschi, mare e colline che è Piraino - dice l'arciprete, Calogero Musarra - Il mio sogno, che coltivo da 20 anni, è anche di realizzare un piccolo museo parrocchiale e procedere al restauro della Chiesa Madre".

11-APR-17 13:07

 

 RICERCA: CNR, IN GENI SARDEGNA FUTURO PREVENZIONE DI MALATTIE EREDITARIE

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Nei geni degli abitanti della Sardegna si cerca la chiave per la prevenzione delle malattie ereditarie. Una migliore comprensione sul funzionamento del genoma umano arriva infatti dallo studio del Rna dei sardi, pubblicato su 'Nature Genetics' e realizzato da un team di ricercatori guidati da Francesco Cucca, direttore dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica del Cnr (Irgb-Cnr) e professore di Genetica medica all'università degli Studi di Sassari. Uno studio 'tecnico' i cui risultati sono stati ottenuti proprio grazie alla particolarità del patrimonio genetico sardo, che possiede varianti molto rare nel resto del pianeta, preservate dall'isolamento geografico. Una caratteristica che ha consentito ai ricercatori, oltre a questa appena pubblicata, di fare già diverse scoperte.

Lo studio analizza oltre 600 persone dell'isola di cui sono stati caratterizzati sia l'Rna che il Dna, elementi che insieme alle proteine rappresentano le molecole fondamentali di tutte le forme di vita conosciute. Il Dna contiene le informazioni che servono guidare tutti i processi cellulari. Dal Dna viene copiato ('trascritto') l'Rna, che può fungere da guida per la produzione di proteine, oltre ad essere esso stesso in grado di regolare diversi processi biologici. Il Dna di tutte le cellule di un organismo è sempre identico, l'Rna può variare per quantità e qualità nei diversi tipi cellulari. La grande plasticità dell'Rna determina lo sviluppo di cellule, organi e tessuti differenti, a partire dalla stessa informazione genetica presente nel Dna.

"Usando modelli statistici abbiamo correlato l'Rna delle cellule nucleate del sangue con il Dna. Ciò ci ha consentito di identificare migliaia di varianti genetiche in grado di influenzare quantità e sequenza di determinati Rna e di fornire importanti informazioni sui meccanismi di azione di varianti genetiche in grado di influenzare il rischio di malattie o di altre variabili rilevanti per la salute", spiega Mauro Pala, ricercatore dell'Irgb-Cnr e primo autore del lavoro, che ha svolto su questo argomento una tesi di dottorato all'Università di Sassari. "Lo studio, iniziato oltre sei anni fa, ha posto una serie di sfide tecniche non banali quali la scelta dello specifico tipo di Rna da sequenziare", prosegue Mara Marongiu, ricercatrice della sede di Lanusei dell'Irgb-Cnr.

"Abbiamo scelto di focalizzarci su un particolare tipo di Rna, quello poliadenilato, particolarmente rilevante per la produzione delle proteine, ma che comprende anche importanti Rna regolatori. Abbiamo inoltre puntato a raggiungere un livello di copertura del sequenziamento alto in modo da avere maggiore precisione e aumentare il numero delle osservazioni". La Sardegna presenta varianti genetiche molto rare nel resto del mondo, risultato di un popolamento avvenuto in epoche preistoriche e preservate dall'ambiente insulare. "Tali caratteristiche genetiche della popolazione sarda hanno facilitato le scoperte riportate in questo e altri studi che hanno peraltro una valenza più generale perché rappresentano passi avanti nella comprensione del funzionamento del genoma umano", conclude Cucca.

Il progetto Sardinia è stato fondato nel 2001 da Giuseppe Pilia, con l'obiettivo di studiare le conseguenze della variabilità genetica su centinaia di parametri misurabili di rilevanza biomedica. Si avvale d'importanti collaborazioni a livello locale, come quella con il Crs4, il centro di ricerca del Parco tecnologico di Pula che gestisce il più importante laboratorio sequenziamento massivo del genoma umano in Italia, e internazionale, come quelle con Stephen Montgomery della Stanford University, Gonçalo Abecasis, direttore del Dipartimento di biostatistica dell'università del Michigan Ann Arbor, e David Schlessinger, ricercatore emerito del National Institute on Aging che da 15 anni finanzia questi studi.

11-APR-17 13:42

 

 PEDIATRIA: PAPA A RICOVERATI BAMBINO GESU', LA MEDICINA PIU' IMPORTANTE E' LA CAREZZA

'Più che un ospedale, questa è una famiglia' - Piccoli protagonisti della serie tv Rai

Città del Vaticano, 11 apr. (AdnKronos Salute) - "C'è il pericolo, il rischio di dimenticare la medicina più importante, che soltanto una famiglia può dare: le carezze". E' quanto ha spiegato con il sorriso Papa Francesco accogliendo ieri pomeriggio nell'auletta Paolo VI in Vaticano un gruppo di ragazzi ricoverati all'ospedale pediatrico 'Bambino Gesù' di Roma, accompagnati da genitori e medici, protagonisti della serie tv Rai, presenti anche la presidente dell'ospedale vaticano Mariella Enoc e il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall'Orto.

"Più che un ospedale, questo è una famiglia", ha sottolineato il Papa come riferisce oggi il Vaticano. "Entrare in un ospedale fa sempre paura, io lo vedo quando mi avvicino ai bambini, alcuni piccolini che mi vedono in bianco cominciano a piangere, pensano che sia il medico per fare il vaccino e piangono e hanno paura... Poi, faccio loro due carezze e si tranquillizzano". Il Papa, rivolgendosi direttamente ai bambini, ha poi spiegato: "La carezza è una medicina molto costosa, perché per averla e per poterla fare devi mettercela tutta, metterci tutto il cuore, tutto l'amore. Da voi ci sono le carezze: dei medici, degli infermieri, della direttrice, di tutti".

Dal Papa è arrivato il riconoscimento che "il 'Bambino Gesù' in questo ultimo periodo è cresciuto tanto ed è diventato una famiglia: il bambino, il malato, trova una famiglia. Il 'Bambino Gesù' è una testimonianza umana: è un ospedale cattolico e, per essere cattolico, prima tu devi essere umano". Quindi, l'esortazione ad "andare avanti sempre su questa via, crescere su questa via".

I giovani protagonisti del documentario di Rai3 girato nelle corsie dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù erano accompagnati dai loro genitori e dai medici dell'Ospedale Bambino Gesù che li hanno in cura. Erano presenti anche il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, la produttrice creativa del programma, Simona Ercolani, la presidente dell'Ospedale Pediatrico del Gianicolo, Mariella Enoc. "Per tutti quanti il Santo Padre ha avuto parole di apprezzamento e incoraggiamento", fa sapere una nota dell'ospedale pediatrico.

'I Ragazzi del Bambino Gesù', ideato e realizzato per la Rai da Stand By Me, racconta per la prima volta sotto forma di serie televisiva la storia di 12 bambini e ragazzi, dai 5 ai 18 anni, alle prese con gravi malattie: "Un intero anno di riprese per raccontare con verità e delicatezza la coraggiosa lotta per la vita intrapresa dai giovani protagonisti con l'aiuto delle loro famiglie, del personale sanitario, degli operatori delle case di accoglienza", spiega la nota. Il progetto è patrocinato dal ministero della Salute e dall'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza. Presentando l'iniziativa Santo Padre, la presidente Enoc ha riferito del sostegno ricevuto da mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, che ha definito la serie "un coraggioso racconto di soglia, che contagia di passione per l'umano e apre alla possibilità del Vangelo".

Al termine dell'udienza con il Papa, i ragazzi con le famiglie hanno incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ringraziandolo per quanto l'ospedale pediatrico della Santa Sede ha fatto per loro e fa ogni giorno per tanti bambini non solo italiani, ma provenienti da tutto il mondo. "E' stata un'udienza imprevista e imprevedibile", ha dichiarato la presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc - I ragazzi hanno comunicato al Papa il significato del loro racconto, del loro mettersi in gioco e il Papa ha raccolto con grande paternità le loro parole, sottolineando l'importanza di essere accolti anche in ospedale come in una famiglia, curati non solo dalle medicine ma anche dalle carezze di chi ci vuole bene".

"Raccontare le realtà più difficili e drammatiche è parte della nostra missione - ha detto il direttore generale Rai Antonio Campo Dall'Orto -. La vita ci mette alla prova continuamente, a volte in maniera durissima e inaspettata come capita ai bambini e ai ragazzi del Bambino Gesù. La speranza e la gioia, che accomunano queste storie, sono sentimenti universali per i quali dobbiamo lottare. 'I ragazzi del Bambino Gesù' insegna a non dimenticarlo mai e sono convinto che il racconto delle loro storie, delle loro famiglie e di tutti coloro che se ne si prendono cura, possa infondere forza e coraggio a chi purtroppo si trova in situazioni analoghe. Essere ricevuti dal Santo Padre, che ho personalmente ringraziato di cuore per le sue parole, è stato il coronamento di un progetto straordinario di cui l'intera Rai si sente orgogliosa".

11-APR-17 13:57

 

 MEDICINA: CHERATOSI ATTINICA E ROSACEA, IN ARRIVO NUOVE LINEE GUIDA

Le novità al centro del Congresso Sidemast a Sorrento dal 3 al 6 maggio

Milano, 11 apr. (AdnKronos Salute) - In arrivo le nuove linee guida e raccomandazioni contro la cheratosi attinica e la rosacea, malattie dermatologiche con un pesante impatto su chi ne soffre. Le novità, anticipate oggi a Milano, saranno presentate al 92esimo Congresso nazionale della Sidemast, la Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse, in programma 3 al 6 maggio a Sorrento. Per le cheratosi attiniche viene promossa la terapia fotodinamica sotto il sole invece che con la luce di lampade, mentre nel trattamento di alcune forme di rosacea il farmaco ivermectina viene consigliato in prima linea.

"Le cheratosi attiniche - spiega Giuseppe Monfrecola, ordinario di dermatologia all'università Federico II di Napoli e presidente del meeting - appartengono alla famiglia dei tumori cutanei non melanoma (Nmsc), che in Italia ha una prevalenza di oltre una persona su 4, arrivando a una su 3 negli uomini". Si tratta di "una forma pre-maligna" che tuttavia può progredire verso "forme tumorali invasive come i carcinomi squamocellulari o spinocellulari (spinaliomi)". La rosacea è invece "una malattia infiammatoria cronica della pelle - ricorda Aurora Parodi, professore ordinario di dermatologia e direttore Uoc clinica dermatologica, l'Irccs Aou San Martino-Ist Genova e Dissal università di Genova - Di norma insorge fra i 30 e i 50 anni, si manifesta con lesioni e alterazioni vascolari sul viso e ha un fortissimo impatto sulla qualità di vita, sia per l'aspetto cosmetico sia per i sintomi clinici". All'origine c'è "una risposta immunitaria alterata nei confronti di diversi stimoli e fattori microbici locali, in particolar modo l'acaro Demodex".

Come gestire dunque le cheratosi attiniche? "Fra le terapie più innovative a disposizione, che ha mostrato efficacia anche in presenza di cheratosi multiple - sottolinea Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della Sidemast, c'è la terapia fotodinamica in daylight", ossia alla luce del sole. "Nella terapia fotodinamica si applica una sostanza detta 5-metil-aminolevulinato che, posta sotto una fonte luminosa, si attiva provocando la morte delle cellule tumorali. La versione convenzionale usa una lampada a raggi rossi, mentre quella daylight usa la luce solare" con "notevoli vantaggi sia per il medico sia per il paziente". Per il malato "minor dolore, minori reazioni locali, una più rapida riparazione cutanea e soprattutto la possibilità di trattare più cheratosi in un'unica seduta con 2 ore di esposizione al sole". Ora la terapia in daylight è al centro di un documento redatto da un panel di esperti che, oltre a descriverne procedura e vantaggi, fornisce al dermatologo le informazioni pratiche del protocollo di trattamento.

E la rosacea? "Tra le novità c'è un nuovo sistema di classificazione", riferisce Parodi. Dopo che "la convenzionale suddivisione in sottotipi ha mostrato diversi limiti, il gruppo Rosco (Rosacea Consensus), panel internazionale di dermatologici e oftalmologi, ha proposto un nuovo approccio basato sul fenotipo, ossia sulle caratteristiche che possono essere osservate nel paziente. Questo nuovo approccio permette di focalizzarsi maggiormente sulle problematiche del singolo paziente e sugli aspetti della malattia che vengono percepiti come più invalidanti".

"L'impatto di questa malattia sulla qualità della vita del paziente si riflette anche sulle soluzioni terapeutiche per la sua gestione - precisa infatti Monfrecola - La terapia ha diverse finalità: eliminare o ridurre il numero di lesioni, diminuirne la gravità delle lesioni, ridurre le recidive e migliorare la qualità di vita. Esistono diversi trattamenti per la rosacea, da farmaci topici a farmaci sistemici, ma tra le novità presenti in questo aggiornamento delle linee guida per la gestione della malattia c'è l'introduzione dell'ivermectina come farmaco di prima linea per la rosacea in presenza di papule e pustole infiammatorie di grado da lieve/moderato a severo".

"Questa terapia consiste nell'applicazione di una crema con ivermectina all'1% - puntualizza lo specialista - L'ivermectina ha un'azione sia antinfiammatoria sia antiparassitaria, agendo in modo sinergico sulle cause di questa malattia. Studi clinici hanno mostrato la sua superiorità rispetto ad altri farmaci di riferimento per la cura della rosacea, in particolare rispetto al metronidazolo, farmaco topico per cura della rosacea con papule e pustole in forma lieve, per quanto riguarda il miglioramento nella qualità di vita del paziente: l'82,5% dei pazienti trattati con ivermectina, contro il 63% dei pazienti trattati con metronidazolo, presentavano assenza o quasi totale assenza di lesioni".

11-APR-17 15:11

 

RICERCA: TERAPIA CELLULARE PROMETTENTE CONTRO MALATTIA DI PARKINSON

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Speciali cellule cerebrali, 'riprogrammate' grazie a un cocktail di sostanze, potrebbero celare la soluzione per trattare e forse invertire la malattia di Parkinson. A descrivere una nuova e promettente terapia cellulare contro questa malattia degenerativa è uno studio pubblicato su 'Nature Biotechnology'. Secondo il team di Ernest Arenas del Karolinska Institutet di Stoccolma, le cellule del cervello umano possono essere forzate ad 'addossarsi' il lavoro di quelle distrutte nel Parkinson. I test condotti nei topi con sintomi simili al Parkinson hanno mostrato che la terapia allevia questa patologia.

Certo, ammoniscono gli studiosi, sono necessari numerosi studi prima di poter passare ai test sull'uomo. Ma secondo i ricercatori lo studio è estremamente promettente, anche se in una fase molto precoce. Gli scienziati hanno 'creato' cellule simili ai neuroni che producono dopamina, trattando alcune cellule cerebrali non neuronali con una specifica combinazione di molecole. I ricercatori devono ancora verificare se il trattamento è sicuro, e se le cellule 'convertite', che all'inizio erano astrociti, possono davvero funzionare come i neuroni che producono dopamina persi nel Parkinson.

Gli studiosi hanno usato un cocktail di piccole molecole per produrre in laboratorio le cellule simil-neuroni dopaminergici. Successivamente, hanno dato lo stesso cocktail a topi malati. Il trattamento sembra funzionare, riprogrammando le cellule cerebrali degli animali e riducendo i sintomi della malattia.

11-APR-17 15:26

 

 SALUTE: IN CROCIERA IN GRAVIDANZA SI PUO', ECCO I 7 CONSIGLI

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Future mamme col pancione cullate dalle onde a bordo di uno yacht. Al bando i falsi miti sui rischi per la gravidanza: organizzare una vacanza su una nave da crociera si può, basta seguire piccoli accorgimenti. Per sfatare i dubbi e le preoccupazioni, Crocierissime (www.crocierissime.it) stila una lista di 7 consigli da tenere a mente per godersi l'esperienza in totale relax, serviti e riveriti, ma con la possibilità di visitare tanti luoghi senza stancarsi troppo. Ecco dunque l'elenco delle 7 dritte basate sulle esperienze dei viaggiatori e sui pareri degli esperti:

      1) Regole per l'imbarco. Il periodo migliore della gravidanza per viaggiare è il secondo trimestre e, nel caso delle crociere, quasi tutte le navi, come Costa Crociere, Royal Caribbean e Msc Crociere, lo vietano oltre la 24sima settimana (alla data di sbarco). Inoltre, bisogna portare con sé un certificato medico che attesti le buone condizioni di salute e la presunta data del parto: alcune compagnie si riservano il diritto di decidere se non accettare le future mamme a bordo in particolari condizioni che potrebbero essere rischiose, come in caso di meteo avverso. Sulle navi è presente personale medico generico, non specialistico, quindi sarebbe meglio consultare il proprio ginecologo prima di partire.

      2) La scelta della meta. E' preferibile una crociera non troppo lontana e non troppo lunga. L'ideale è il Mediterraneo, in modo da evitare lunghi voli aerei, vaccini, cambi di fuso orario e Paesi esotici che potrebbero esporre a maggiori rischi per la salute. Il clima, inoltre, è ideale in ogni periodo dell'anno, e consente di godere al meglio delle bellezze dei posti e del mare.

      3) Escursioni. In crociera ne vengono proposte tante, ma non tutte vanno bene per le donne in gravidanza. No a quelle troppo lunghe o impegnative che prevedono sport come immersioni, o alle passeggiate a dorso di cammello, e meglio evitare le cene beduine. Ma l'offerta è varia e il personale di bordo può consigliare su quelle più adatte, come un city tour, un giro per lo shopping, uno spettacolo tradizionale di musica o la visita di un museo. L'abbigliamento è importante e deve essere comodo: scarpe da ginnastica, vestiti leggeri, cappello e creme solari e defaticanti per rilassare le gambe dopo le passeggiate.

      4) Attività per il benessere. Sulle navi c'è di tutto: palestra, piscina, ponti per camminare, aree relax, spa con massaggi, attività che possono solo far bene a una donna in dolce attesa, che non dovrebbe mai rinunciare a fare un po' di movimento anche in vacanza, per il benessere suo e del nascituro, senza però dimenticare i momenti di pausa.

      5) A tavola senza problemi. L'offerta sulle navi è talmente varia e variegata, con diversi ristoranti e menu proposti, che non si possono avere problemi a trovare qualcosa di adatto a ogni esigenza. Il cibo e gli alimenti sono rigorosamente selezionati e controllati, ma è buona regola evitare cibi crudi, carni di maiale e pesce, e cercare per quanto possibile di mantenersi leggere con frutta e verdura. Il consiglio è informare personale e camerieri della gravidanza. Fondamentale, sempre, idratarsi. L'acqua va acquistata sempre a bordo, mai nelle escursioni fuori dalla nave.

      6) Avere con sé l'occorrente. Non dimenticate di mettere in valigia i vostri prodotti abituali, dalle creme anti-smagliature alle poche medicine che si possono prendere in caso di bisogno. E' vero che a bordo c'è una piccola farmacia, ma sempre meglio avere i medicinali consigliati dal proprio medico.

      7) Niente panico. Se avete scelto una compagnia straniera, non conoscete le lingue e non siete così vicini a casa, tenete presente che il personale a bordo è multilingue e i giornali, i menu dei ristoranti e tutte le informazioni più importanti si trovano scritte anche in italiano.

11-APR-17 16:30

 

 MEDICINA: VITAMINA D E MALATTIE CRONICHE, IL PARERE DEGLI ESPERTI

Firenze, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Mantenere un buon livello di vitamina D nel nostro organismo è essenziale per conservare un corretto metabolismo minerale e scheletrico. La vitamina D, diversamente delle altre vitamine, non si assume attraverso l'alimentazione, ma è sintetizzata dalla pelle quando questa viene esposta ai raggi solari: accade così che gran parte della popolazione non presenti valori ottimali di questa vitamina, soprattutto in periodi come la stagione invernale. Ecco che l'uso di supplementi di vitamina D è diventato sempre più diffuso, anche per prevenire e trattare malattie croniche. Ma su cosa si basa di tutto ciò? Se lo sono chiesto i principali esperti di malattie del metabolismo minerale e scheletrico, riuniti nel marzo scorso a Firenze dall'Esceo, la società europea che si occupa degli aspetti clinici ed economici dell'osteoporosi e dell'osteoartrosi.

"Per poter raccomandare l'utilizzo di un trattamento farmacologico e non - spiega in una nota della Fondazione Firmo Maria Luisa Brandi, ordinario di Endocrinologia dell'Università di Firenze, che è anche coordinatrice della pubblicazione che raccoglierà il lavoro prodotto dagli esperti Esceo su questo argomento - per prevenire o curare una malattia, abbiamo bisogno di studi fatti su grandi numeri di pazienti, che ne abbiano dimostrato sia l'inconfutabile beneficio in un certo ambito, sia la sicurezza per il paziente. E' un dato di fatto che i livelli della vitamina D siano certamente insufficienti in gran parte della popolazione e vadano sicuramente ottimizzati. In primo luogo per mantenere un ottimale equilibrio minerale e scheletrico, ma anche per far funzionare correttamente i muscoli, così come per far agire meglio i farmaci che prescriviamo per malattie ossee come l'osteoporosi ed evitarne gli effetti collaterali, oppure per prevenire il rachitismo nei bambini. Ma da questo non si può dire che la vitamina D vada somministrata indifferentemente a tutta la popolazione come panacea per prevenire o curare altre malattie".

"Studi in laboratorio hanno dimostrato con certezza che la vitamina D attiva ha sicuramente una funzione importante in numerosi processi fisiologici: modula il sistema immunitario, riduce la pressione arteriosa, secondo alcuni studi riduce la mortalità ed i dati sul trattamento di fasi precoci di malattia sono sicuramente interessanti", continua Brandi, "ma purtroppo, ancora, non sono disponibili studi in così grande scala da poter dimostrare ciò in maniera inconfutabile. Per questo oggi come oggi non possiamo raccomandare l'utilizzo della vitamina D indifferentemente in patologie croniche extrascheletriche. Certamente questo è un ambito molto interessante ed esistono gruppi di ricerca internazionali attualmente impegnati in studi sulla popolazione su larga scala i quali risponderanno presto, almeno in parte, ai nostri quesiti".

La supplementazione con vitamina D ha effetto per prevenire le malattie cardiovascolari e autoimmuni? E' sicuro impiegarla in grandi dosi per modulare processi patologici? Ha senso trattare soggetti che sono fisiologicamente carenti di vitamina D solo in una parte dell'anno? Questi sono alcuni dei quesiti ancora aperti, ai quali la ricerca scientifica spera di poter dare presto risposta in un campo di sicuro interesse per potenziali futuri sviluppi, conclude la Fondazione Firmo.

11-APR-17 17:35

 

 MEDICINA: ENCEFALOPATIA EPATICA, QUANDO IL FEGATO AVVELENA CERVELLO/SCHEDA

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Un attacco 'tossico' al cervello con il fegato in tilt. L'encefalopatia epatica colpisce il sistema nervoso centrale per l' incapacità del fegato di ripulire il sangue dalle sostanze tossiche. Un problema che può essere acuto e, in alcuni casi, curato. Oppure cronico o, ancora, ripresentarsi a distanza di tempo. In tutti i casi si tratta di una condizione ad alto rischio: "l'esito peggiore che si può attendere è il coma irreversibile, cui segue il decesso del paziente. L'incidenza del coma è pari all'80% dei pazienti, mentre le possibilità di recupero e di recidiva variano da paziente a paziente", spiegano gli esperti dell'Humanitas di Milano sulla pagina web dell'ospedale.

"Fra le possibili complicazioni - continuano gli esperti - sono incluse la formazione di ernie cerebrali o il rigonfiamento del cervello, il collasso cardiovascolare, l'insufficienza renale o respiratoria, la sepsi, oltre a un danneggiamento irreversibile del sistema nervoso che può dare luogo a problemi motori, sensoriali o mentali. Per questo se è nota o si sospetta la presenza di un problema al fegato è fondamentale contattare un medico nel caso in cui si manifestino problemi mentali o riconducibili al sistema nervoso".

Ad oggi non è del tutto chiara la causa dell'encefalopatia epatica. Si tratta, però "di un fenomeno legato a problemi del fegato come la cirrosi o l'epatite o a situazioni in cui il sangue non riesce a fluire nel fegato". E così i residui tossici non vengono 'filtrati'. "I problemi a livello cerebrale possono comparire improvvisamente in persone che non hanno ricevuto una diagnosi di problemi al fegato, ma è più frequente che riguardino pazienti affetti da patologie epatiche croniche. Fra le condizioni che possono scatenare l'encefalopatia sono incluse la disidratazione, un consumo eccessivo di proteine, anomalie nel bilancio degli elettroliti (in particolare il potassio) associate a episodi di vomito, a trattamenti come la paracentesi o all'assunzione di diuretici, infezioni, disfunzioni renali, cali dell'ossigeno, interventi chirurgici o di bypass e l'assunzione di farmaci che sopprimo il sistema nervoso centrale".

(Ram/AdnKronos Salute)

ISSN 2499 - 3492

11-APR-17 16:42

 

MEDICINA: ENCEFALOPATIA EPATICA, I SINTOMI DA ALITO DOLCE A SONNO ALTERATO/SCHEDA

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Alito dall'odore dolciastro o stantio, alterazione dei ritmi del sonno, problemi nei ragionamenti, lieve confusione, perdite e annebbiamenti della memoria, variazioni dell'umore o della personalità, difficoltà di concentrazione o scarsa capacità di giudizio e peggioramento della capacità di scrivere a mano o di compiere piccoli movimenti con le mani. Sono questi alcuni possibili segni dell'encefalopatia epatica, come ricordano gli esperti dell'Humanitas sul sito dell'ospedale milanese.

"Altri sintomi più gravi includono movimenti anomali di mani o braccia, agitazione, eccitazione o crisi epilettiche, disorientamento, sonnolenza o stato confusionale, comportamenti inadeguati o forti cambiamenti di personalità, ridotte capacità verbali e movimenti rallentati", indicano gli esperti. Diversi i sintomi che possono comparire lentamente e peggiorare progressivamente. L'encefalopatia può portare a stati di incoscienza. E' dunque importante, continuano gli specialisti dell'Humanitas, che chi presta soccorso sia in grado di riferire i sintomi ai medici.

La prevenzione di questa malattia passa per la 'protezione' del fegato. Bisogna quindi evitare di esagerare con gli alcolici e non assumere droghe, soprattutto per via venosa. Utile una dieta povera di proteine e mantenere attiva la funzionalità di vescica e intestino.

(Ram/AdnKronos Salute)

ISSN 2499 - 3492

11-APR-17 19:06

 

MEDICINA: ENCEFALOPATIA EPATICA, DIAGNOSI E TRATTAMENTO/SCHEDA

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - Fegato 'osservato speciale' per individuare l'encefalopatia epatica, patologia ad alto rischio. Per diagnosticare la malattia - in caso di segnali di scarsa funzionalità del fegato, come esempio asciti e un odore anomalo delle urine - il medico può prescrivere: esami del sangue completi; tomografia computerizzata o risonanza magnetica alla testa; test della funzionalità epatica; tempo di protrombina; misurazione dei livelli di ammonio, di sodio, di potassio, di creatinina o di azoto ureico nel plasma.

"L'encefalopatia epatica - spiegano gli esperti dell'Humanitas sul sito dell'ospedale milanese - può diventare un'emergenza medica. Per questo è necessario il ricovero in ospedale, durante il quale verrà innanzitutto cercata la causa della condizione. In caso di sanguinamenti gastrointestinali sarà necessario bloccarli, così come sarà necessario trattare eventuali infezioni, insufficienze epatiche e anomalie nel bilancio elettrolitico. Fondamentale è tenere l'intestino pulito, utilizzando lassativi (lattulosio) per bocca e clisteri. Potrebbe essere necessario ricorrere a macchinari per la respirazione assistita o per aiutare la circolazione del sangue, soprattutto in caso di coma".

Quando l'encefalopatia è cronica e gli episodi sono ripetuti, "potrebbe essere necessario ridurre l'apporto proteico dell'alimentazione con l'aiuto di un esperto di nutrizione. In casi particolarmente critici potrebbe essere necessaria l'assunzione di alimenti speciali per endovena o con altre metodiche artificiali. Per ridurre la produzione di ammonio da parte dei batteri intestinali potrebbe essere necessario assumere neomicina, rifaximina o lattulosio, che aiuta anche ad eliminare il sangue eventualmente presente nell'intestino. Se possibile, deve essere evitata l'assunzione di sedativi, tranquillanti e qualsiasi altro farmaco che deve essere metabolizzato dal fegato, così come i medicinali contenenti ammonio (inclusi alcuni antiacidi). A seconda della condizione del paziente potrebbe essere necessario ricorrere all'assunzione di altri farmaci o ad altri trattamenti", concludono gli esperti.

11-APR-17 19:07

 

 MALATTIE RARE: OMAR, IN AUMENTO GLI EMOFILICI IN ITALIA

I dati dal Registro nazionale coagulopatie congenite 2015

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) - In Italia l'emofilia colpisce circa 5 mila pazienti (4.879): 4 mila sono affetti dal tipo A e 859 dal tipo B, con un aumento rispetto allo scorso anno di oltre 150 persone. E' quanto emerge dai dati del Registro nazionale delle coagulopatie congenite 2015 dell'Istituto superiore di sanità, diffusi dall'Osservatorio malattie rare (Omar) in occasione dell'incontro 'Emofilia: generazioni a confronto', organizzato a Roma per la XIII Giornata mondiale dell'emofilia.

"L'emofilia è una malattia rara dovuta a un difetto nella coagulazione del sangue - ricorda Angelo Claudio Molinari, direttore del Centro regionale di riferimento per le malattie emorragiche dell'Irccs Giannina Gaslini di Genova - E' causata dalla mancanza dei fattori VIII (emofilia A) o IX (emofilia B) della coagulazione e nel 75% dei casi è familiare. La conseguenza è che anche il minimo trauma con danno vascolare non è seguito dalla normale formazione di un coagulo efficace e dà luogo a un'emorragia. I sintomi dell'emofilia A e B sono molto simili, e solo con i dosaggi dei fattori VIII e IX il medico può differenziare i due tipi. Una differenza però importante ai fini della terapia, perché determinerà quale dei due fattori bisognerà somministrare alla persona affetta".

"In seguito all'assoluta sicurezza dei metodi di produzione dei prodotti ricombinanti che si utilizzano nella terapia dell'emofilia (fattore VIII e Fattore IX) - sottolinea Adele Giampaolo del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare del Reparto di medicina trasfusionale dell'Istituto superiore di sanità - il rischio di contrarre infezioni ematogene nei pazienti emofilici è praticamente nullo, e anche i prodotti plasmaderivati hanno un alto grado di sicurezza virale. L'ultima infezione da Hiv in un paziente emofilico è avvenuta 30 anni fa. Anche l'aspettativa di vita è diventata paragonabile a quella della popolazione generale. Al momento, l'evento avverso più importante della terapia sostitutiva è l'insorgenza di anticorpi contro il fattore VIII e IX somministrati, che colpisce in particolar modo i pazie

adnkronos Salute

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