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Roma, 8 apr.2017

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NEWS sabato 08 aprile 2017

(AdnKronos Salute)

NEWS sabato 08 aprile 2017

 

SALUTE: BRIZZOLATI DAL CUORE DEBOLE, MASCHI COI CAPELLI GRIGI PIU' A RISCHIO

Studio egiziano, chioma 'sale e pepe' possibile spia di pericolo indipendente dall'età anagrafica

Milano, 8 apr. (AdnKronos Salute) - Duro colpo al fascino dei brizzolati: avere una chioma 'sale e pepe' potrebbe aumentare le probabilità di un attacco di cuore negli uomini, indipendentemente dall'età anagrafica. A indicare i capelli grigi come una possibile "spia dermatologica" di rischio cardiovascolare è uno studio egiziano presentato in Spagna all'EuroPrevent 2017 di Malaga, il Congresso annuale dell'European Association of Preventive Cardiology (Eapc), braccio della Società europea di cardiologia (Erc).

Pur sottolineando che sono necessarie ulteriori conferme - con ricerche che coinvolgano anche le donne - secondo la cardiologa Irini Samuel e i suoi colleghi dell'università del Cairo, il grado di ingrigimento può rappresentare un "segno cutaneo precoce" di allarme rosso per cuore e arterie. Più precisamente, un probabile marker di sofferenza coronarica.

In futuro, dunque, la voce "brizzolato" potrebbe aggiungersi alla lista dei fattori di rischio cardiovascolare già noti e confermati: ipertensione, diabete, fumo, alterazione dei livelli di grassi nel sangue, precedenti di malattia coronarica in famiglia. Tutto questo, più i capelli bianchi. Da tenere sotto controllo come la pressione, il colesterolo o la glicemia.

L'aterosclerosi e l'ingrigimento della chioma condividono meccanismi simili come la compromissione della capacità di riparazione del Dna, stress ossidativo, infiammazione, cambiamenti ormonali e invecchiamento delle cellule. Da questo sono partiti gli autori del lavoro, per valutare la prevalenza di capelli grigi nei pazienti con malattia coronarica e per capire se l'essere brizzolati rappresentasse appunto un fattore indipendente di rischio cardiovascolare.

L'indagine ha coinvolto 545 uomini adulti, sottoposti ad angio Tac coronarica per sospetta patologia delle 'autostrade del cuore'. I partecipanti sono stati quindi suddivisi in diversi sottogruppi, a seconda della presenza o meno di malattia coronarica e della quantità di capelli grigi o bianchi. La valutazione dell'ingrigimento è stata fatta basandosi su un 'whitening score' che prevede 5 gradi: solo capelli scuri (grado 1), capelli scuri più numerosi dei bianchi (grado 2), capelli scuri e capelli bianchi in ugual misura (grado 3), capellibianchi più numerosi di quelli scuri (grado 4), solo capelli bianchi (grado 5). La chioma di ognuno dei maschi reclutati è stata giudicata da 2 osservatori indipendenti. Infine, sono stati raccolti dati relativi ai classici fattori di rischio cardiovascolare.

Ed ecco il risultato: i ricercatori hanno calcolato che un grado di ingrigimento pari o superiore a 3 era associato a un aumentato rischio di malattia coronarica, indipendentemente dall'età anagrafica e dagli altri fattori di rischio cardiovascolare. Rispetto a quelli sani, i pazienti con le coronarie malate presentavano un whitening score significativamente più alto e una maggiore calcificazione coronarica.

"L'aterosclerosi e l'incanutimento seguono percorsi biologici simili e l'incidenza di entrambi aumenta con l'età - commenta Samuel - I nostri risultati suggeriscono che, indipendentemente dall'età anagrafica, l'ingrigimento dei capelli è un indicatore dell'età biologica e potrebbe essere un segnale di avvertimento di un aumentato rischio cardiovascolare".

Secondo la cardiologa "servono ulteriori ricerche, in coordinamento con i dermatologi, per capire meglio le possibili cause genetiche e i fattori ambientali eventualmente evitabili che determinano l'imbiancamento della chioma. Uno studio più ampio, che coinvolga sia uomini sia donne - insiste l'autrice - è necessario per confermare l'associazione tra capelli grigi e malattia cardiovascolare nei pazienti senza altri fattori di rischio noti". Perché "se le nostre conclusioni dovessero essere confermate, si potrebbe pensare di standardizzazione la valutazione dell'ingrigimento come un fattore predittivo di malattia coronarica".

In attesa di sapere se la 'conta dei capelli bianchi' diventerà o no uno degli esami da fare per monitorare la salute del cuore, alle "persone asintomatiche ad alto rischio di malattia coronarica" gli scienziati raccomandano "check-up regolari" per intercettare eventuali spie di allarme ed "evitare attacchi iniziando un'adeguata terapia preventiva".

08-APR-17 11:43

 

SANITA': COME CURARSI QUANDO SI VIAGGIA ALL'ESTERO, IL FOCUS DI ALTROCONSUMO

Roma, 8 apr. (AdnKronos Salute) - Cosa fare se si è in viaggio fuori dall'Italia e abbiamo bisogno di cure, a chi rivolgersi, in quale casole prestazioni di assistenza sanitaria sono gratuite e quando si ha diritto a rimborsi. Altroconsumo, l'associazione per la tutela e difesa dei consumatori, spiega in 'Diritti in Salute' tutto ciò che è opportuno sapere sulle cure all'estero.

Obiettivo del progetto 'Diritti in salute', nato dalla collaborazione tra Altroconsumo e Acu (Associazione consumatori utenti) e finanziato dal ministero dello Sviluppo economico, è dare una risposta ai dubbi più comuni in materia sanitaria.

Ecco, in sintesi, le principali informazioni utili ai cittadini, negli approfondimenti dedicati alle cure in caso di viaggio all'estero: Al di fuori dell'Italia, i cittadini italiani hanno una copertura sanitaria che varia a seconda del Paese in cui viaggiano. In determinate situazioni l'accesso all'assistenza sanitaria sarà garantito in modo gratuito (o rimborsato in un secondo momento), mentre in altre circostanze la spesa per l'assistenza ricadrà interamente sul cittadino. Per quanto riguarda la documentazione necessaria - spiegano gli esperti di Altroconsumo - varia a seconda del motivo per cui si necessita di cure all'estero. Se ci si trova all'estero per temporaneo soggiorno è possibile avere un accesso diretto alle cure necessarie e urgenti attraverso l'utilizzo della Team, che ha sostituito il vecchio modulo cartaceo E111. Questa ha valore nei 25 Paesi dell'Unione europea e in quelli che fanno parte dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera).

IN CASO DI BISOGNO, L'ASSISTENZA SANITARIA E' GRATUITA? L'assistenza sanitaria può essere di due tipi:       1) Diretta: in tutti gli Stati dell'Ue e in quelli extra-Ue con cui l'Italia ha stipulato delle convenzioni, presentando la Tessera europea di assicurazione malattia (Team) o il certificato sostitutivo provvisorio. In questo caso il cittadino italiano ha diritto a ricevere l'assistenza sanitaria prevista senza oneri a suo carico, i quali saranno accollati direttamente alla sua Azienda sanitaria di appartenenza. Se, per una qualsiasi ragione, non è stato possibile utilizzare la Team o il certificato sostitutivo provvisorio e nel caso in cui si dovessero pagare le prestazioni, è opportuno conservare le ricevute e l'eventuale documentazione sanitaria e al rientro in Italia si potrà richiedere il rimborso delle spese sanitarie sostenute all'Azienda sanitaria di appartenenza che lo effettuerà in base alle tariffe dello Stato estero.

      2) Indiretta: nei Paesi extra Ue, con cui l'Italia non ha stipulato alcun tipo di convenzioni. In questi casi il cittadino è costretto a pagare per intero la prestazione sanitaria ricevuta, ma potrà essere rimborsato al suo rientro in Italia per un importo massimo pari all'80% delle spese sanitarie sostenute, presentando le apposite ricevute alla propria Azienda sanitaria.

COSA FARE NEL CASO DI UN IMPREVISTO ALL'ESTERO? Se si è in un Paese dell'Ue o in un Paese extra Ue con cui l'Italia ha stipulato delle

convenzioni e si ha un problema di salute imprevisto, è sufficiente andare in un pronto soccorso e presentare la tessera Team per aver diritto a ricevere l'assistenza sanitaria di cui si ha bisogno senza oneri a proprio carico. Sarà l'Azienda sanitaria del territorio di appartenenza a sostenere le spese. La tessera permette di accedere ai servizi sanitari pubblici nel Paese in cui ci si trova esattamente come i suoi residenti, quindi - sottolinea Altroconsumo - se la legislazione prevede il pagamento di un ticket per alcune prestazioni, anche il cittadino italiano dovrà pagarlo. La tessera non permette di richiedere il trasferimento gratuito nel Paese di origine nel caso di grave trauma o malattia. Per questi casi è necessaria una copertura assicurativa aggiuntiva.

COS'E' IL PUNTO DI CONTATTO NAZIONALE ITALIANO? Istituito presso il ministero della Salute, fornisce ai cittadini le informazioni per facilitare l'accesso all'assistenza sanitaria transfrontaliera all'interno dell'Unione europea. Le persone iscritte al Ssn possono richiedere al Punto di contatto informazioni su: autorizzazioni (condizioni e procedure); cure rimborsabili; termini, condizioni e procedure di rimborso dei costi; procedure di ricorso, amministrative e giurisdizionali, per risolvere le controversie in caso di rifiuto di autorizzazioni e rimborsi; dati da includere nelle ricette mediche rilasciate in altro Stato dell'Ue affinché siano accolte in Italia, e viceversa.

Le persone assistite dal sistema sanitario di un altro Paese dell'Unione europea possono chiedere al Punto di contatto italiano informazioni su: standard e orientamenti di qualità e sicurezza del Ssn; prestatori di assistenza sanitaria (professionisti sanitari, ospedali e altri centri di cura) operanti in Italia, anche riguardo alla loro autorizzazione a fornire servizi o su eventuali restrizioni a loro carico; accessibilità agli ospedali italiani per le persone con disabilità; diritti dei pazienti in Italia; procedure di denuncia e altri meccanismi di tutela (ricorsi e reclami), nonché sulle possibilità giuridiche e amministrative disponibili in Italia per risolvere le controversie, anche in caso di danni derivanti dall'assistenza sanitaria transfrontaliera.

Le corrispondenti informazioni, relative ai sistemi sanitari degli altri Paesi dell'Unione, possono essere richieste ai Punti di contatto nazionali competenti, direttamente o anche tramite il Punto di contatto nazionale italiano. Le persone assistite dal sistema sanitario di un qualsiasi Paese dell'Ue possono inoltre ottenere direttamente da tutti i prestatori di assistenza operanti nell'Unione informazioni specifiche sulle cure da loro fornite, e in particolare su: opzioni terapeutiche; disponibilità delle cure; qualità e sicurezza dell'assistenza sanitaria da essi fornita; tariffe e onorari delle prestazioni sanitarie, dettagliati e comprensibili; iscrizione o autorizzazione a fornire prestazioni sanitarie; assicurazione o altri mezzi di tutela per la responsabilità professionale in caso di danni; i prestatori di assistenza sono inoltre tenuti a rilasciare fatture dettagliate e comprensibili.

COSA SUCCEDE SE SI DECIDE DI FARSI CURARE ALL'ESTERO? Se un cittadino italiano necessita di cure pianificate all'estero, il sistema sanitario italiano assicura le prestazioni in forma gratuita solo se si tratta di prestazioni di altissima specializzazione, che non può avere in Italia in maniera tempestiva o in forma adeguata al suo caso. Il cittadino - spiega Altroconsumo - per usufruire di prestazioni gratuitamente deve presentare all'Azienda sanitaria di residenza la domanda di cure all'estero insieme ad un'esauriente relazione medica fatta da un medico specialista del Ssn che motivi la richiesta e contenga anche l'indicazione del centro estero al quale ci si vuole rivolgere; in caso contrario il ricovero in ospedale in un altro Paese e le relative cure non vengono coperti dal Ssn. L'Azienda sanitaria, a sua volta, invia la richiesta al Centro regionale di riferimento e, in caso di parere positivo, provvede entro 30 giorni al rilascio dell'autorizzazione dandotene comunicazione scritta. Il termine di 30 giorni è ridotto a 15 giorni nei casi di particolare urgenza, che deve essere adeguatamente motivata nella domanda.

Nel provvedimento di autorizzazione l'Azienda sanitaria specifica il costo della prestazione ammesso al rimborso. Se la struttura estera individuata è pubblica o privata convenzionata, l'Azienda sanitaria di appartenenza rilascia un documento e l'assistenza viene erogata in forma gratuita. Se la struttura estera è privata, l'Azienda sanitaria rilascia autorizzazione scritta all'interessato che dovrà anticipare le spese autorizzate, per le quali potrà chiedere il rimborso alla propria azienda sanitaria, al rientro in Italia (su presentazione della documentazione necessaria). E' necessario conservare tutte le fatture e i documenti delle varie prestazioni ricevute. In caso di rifiuto, questo dovrà essere debitamente motivato.

Se però l'Azienda sanitaria dà un parere negativo - avverte Altroconsumo - il ministero della Salute dà le seguenti indicazioni: in caso di rigetto della domanda di autorizzazione a recarsi all'estero per farsi curare, si può presentare ricorso in progressione: al direttore generale dell'Azienda sanitaria di appartenenza, al tribunale amministrativo regionale (Tar) ed al Consiglio di Stato in sede di appello; infine al presidente della Repubblica con ricorso straordinario, anche questo deciso dal Consiglio di Stato; in caso di rigetto della domanda di rimborso di eventuali spese sostenute l'interessato può ricorrere: alla magistratura ordinaria (giudizio di 1° grado), alla magistratura ordinaria di appello (giudizio di 2° grado), alla magistratura di Cassazione (giudizio di 3° grado). Il cittadino può anche rivolgersi alla Corte di Giustizia della Ue, che, con una serie di sentenze ha riconosciuto in passato che le cure mediche ricevute in un altro Stato membro devono, a determinate condizioni, essere poste a carico del sistema sanitario del Paese di provenienza del paziente.

08-APR-17 11:55

 

 MEDICINA: 4 MLN DI DIABETICI IN ITALIA, CURA PRECOCE ABBATTE COMPLICANZE

Gli esperti, non sottostimare la severità della malattia

Firenze, 8 apr. (Dall'inviata dell'AdnKronos Salute Flavia Scicchitano) - Sono 4 milioni le persone con diagnosi di diabete in Italia e circa un milione di malati non sa di soffrirne. Si tratta infatti di una patologia "subdola" - spiegano gli esperti intervenuti oggi a Firenze al convegno '3 Days 2017' - che può essere "totalmente asintomatica, e quindi trascurata, con il rischio di sviluppare complicanze come retinopatia, neuropatia, nefropatia, cardiopatia, piede diabetico, se non tempestivamente diagnosticata e trattata".

"E' opportuno che tutte le persone potenzialmente a rischio, in sovrappeso, con familiari con diabete, che hanno fattori di rischio cardiovascolari o a cui è stata trovata un'alterazione della glicemia, eseguano controlli regolari e che in caso di diagnosi il trattamento sia tempestivo", sottolinea Stefano Del Prato, professore di endocrinologia dell'Università di Pisa. "Diagnosi e trattamento precoce - assicura - possono portare, come dimostrato dai dati, a una riduzione del 60% del rischio di complicanze e quindi a un miglioramento della qualità della vita dei pazienti".

I numeri sono rilevanti. "In Italia, ogni anno - evidenzia Enzo Bonora, presidente della Fondazione Diabete Ricerca e past president della Società italiana di diabetologia (Sid) - tra i diabetici si contano 50 mila infarti, 50 mila ictus, 2 mila persone che iniziano la dialisi perché il rene non funziona più, 10 mila che subiscono un'amputazione, decine di migliaia che sviluppano problemi importanti alla vista, e 130-140 mila che muoiono a causa del diabete". Le persone con diabete "per tanti anni non hanno disturbi - precisa lo specialista - e questo può portare a far sottostimare la potenziale severità della malattia, cioè le complicanze croniche: mediamente il ritardo della diagnosi sta tra i 5 e i 10 anni, periodo nel quale la glicemia alta fa danno d'organo, agli occhi, ai reni , al cuore, ai vasi, ai nervi".

Ma qual è dunque l'approccio terapeutico al diabete di tipo 2? "Per controllare la glicemia, spesso la correzione dello stile di vita non è sufficiente - osserva Emanuele Bosi, professore di endocrinologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e primario dell'Unità operativa di diabetologia all'Irccs ospedale San Raffaele -Nell'ultimo decennio la ricerca ha messo a disposizione nuovi farmaci che ci stanno aiutando molto a migliorare la nostra capacità di curare il diabete".

"Tra questi vildagliptin, farmaco inibitore della Dpp-4, migliora la secrezione di insulina e riduce la secrezione di glucagone, ma soprattutto - prosegue lo specialista - riesce a tenere sotto controllo il valore della glicemia senza comportare il rischio di ipoglicemia, senza dare incremento di peso e con effetti collaterali indesiderati molto rari. L'esperienza accumulata fino ad oggi dimostra che è un farmaco efficace, sicuro, facile da utilizzare e particolarmente indicato in alcune categorie di persone con diabete di tipo 2, come gli anziani o le persone con insufficienza renale cronica".

"Nella maggior parte dei casi - aggiunge Bosi - il farmaco viene somministrato in associazione a metformina, perché le linee guida prevalenti prevedono l'iniziale terapia con metformina. Poi, a causa della natura progressivamente ingravescente del diabete di tipo 2, in molti casi la metformina da sola non è più sufficiente a garantire il controllo glicemico e a quel punto occorre aggiungere un'altra molecola: vildagliptin trova una giustificazione molto forte come farmaco da aggiungere alla metformina. Ma può funzionare anche come farmaco in monoterapia, o come farmaco in triplice associazione con metformina e altri farmaci orali".

Per combattere il diabete, e adottare corretti stili di vita oltre alle terapie farmacologiche, rimane indispensabile una corretta informazione. "Esiste una mancata percezione della severità della malattia da parte delle persone diabetiche, dei loro familiari, dei medici, delle persone che decidono dove allocare le risorse in sanità", denuncia Bonora.

Proprio per questo nei prossimi mesi partirà una campagna di comunicazione e sensibilizzazione promossa dalla Fondazione Diabete Ricerca, insieme alla Sid e alle associazioni dei pazienti, per contribuire ad aumentare la percezione del rischio dei cittadini rispetto alla patologia.

"Dobbiamo fare capire alle persone che devono fare di tutto per evitare di farsi uccidere dal diabete, e a chi destina risorse in sanità che il diabete è una priorità. E' una sfida da affrontare tutti insieme. Solo allora - conclude Bonora - non avremo più persone che vanno in dialisi o in terapia intensiva coronarica".

08-APR-17 16:23

 

 

adnkronos Salute

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