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Roma, 6 apr. 2017

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NEWS giovedý 06 aprile 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS giovedì 06 aprile 2017

 

SALUTE: 'DONA IL SANGUE E SEGUI L'ARTE', INIZIATIVA GEMELLI-MUSEI VATICANI

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - "Dona il sangue e segui la tua inclinazione artistica". Questa l'iniziativa che il Servizio di emotrasfusione della Fondazione policlinico universitario Gemelli di Roma e il Gruppo donatori sangue "Francesco Olgiati" onlus, in collaborazione con i Musei Vaticani, propongono per incentivare la donazione di sangue, "un gesto di solidarietà, prezioso come un'opera d'arte".

Grazie all'accordo con i Musei Vaticani, chi donerà il sangue nel Servizio di emotrasfusione riceverà un voucher personale valido per visitare i Musei senza fare la fila, con una tariffa di 4,00 euro, da utilizzare entro il 31 dicembre 2017. Il voucher può essere ritirato alla segreteria del Servizio di emotrasfusione del Gemelli.

Il policlinico capitolino distribuisce ogni anno oltre 17.000 unità di emazie e altri emocomponenti, utilizzati nel trattamento dei pazienti ricoverat. Ma gli emocomponenti raccolti dal Servizio di emotrasfusione non bastano a coprire tutte le necessità dell'ospedale.

"L'auspicio è che questa nuova campagna di sensibilizzazione a un gesto semplice, sicuro e salva-vita come la donazione del sangue possa contribuire a implementare la raccolta degli emocomponenti - afferma Gina Zini, direttore del Servizio di Emotrasfusione del Gemelli - L'obiettivo di noi operatori è di assicurare un'assistenza trasfusionale pronta ed efficace, evitando il rallentamento o il blocco delle cure per carenza di sangue".

"Donare il sangue, da parte di chi è nelle condizioni fisiche? per farlo, è un grande gesto di carità. Un dono prezioso per la vita dell'ospedale, che attraverso una complessa organizzazione ne garantisce il suo buon uso per curare quotidianamente e guarire tante persone ricoverate - sottolinea il direttore generale del Gemelli, Enrico Zampedri - E' davvero bello e suggestivo associare questo dono non riproducibile con un altro dono unico e irripetibile come l'arte: speriamo che questa iniziativa possa accrescere la sensibilità e l'umanità di abituali e di nuovi donatori".

"Il nostro auspicio è che questa campagna di promozione di un gesto di alto valore solidale e simbolico, qual è il dono del proprio sangue per la vita, costituisca l'avvio di una più ampia collaborazione tra i Musei Vaticani e la Fondazione Policlinico Gemelli nel segno dell'umanizzazione - considera il presidente Giovanni Raimondi - Arte e medicina sono unificate nel loro fine più alto che è prendersi cura della persona nella sua integralità".

Secondo il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, "il sangue, come l'arte, ha a che fare immediatamente con la vita di ciascuno di noi. Senza sangue non c'è vita, ma senza arte la vita sarebbe più vuota e più triste. Mettere idealmente e concretamente in dialogo queste tre polarità essenziali è una bella sfida alla quale i Musei del Papa non potevano sottrarsi. Simili iniziative rendono una istituzione culturale viva, parte integrante del tessuto sociale, non chiusa nelle sue mura e nella sua idealità, proprio come auspica Papa Francesco".

06-APR-17 11:01

 

SANITA': EPISODI CORRUZIONE IN 1 AZIENDA SU 4 IN ULTIMO ANNO, INDAGINE CENSIS

Maglia nera al sud con il 37,3% strutture coinvolte, più a rischio acquisti e forniture

Roma, 5 apr. (AdnKronos Salute) - La corruzione, nell'ultimo anno, ha coinvolto il 25,7% delle aziende sanitarie: 1 azienda su 4 ha registrato almeno un episodio di corruzione. E' quanto emerge dall'indagine condotta dal Censis sulla percezione dei Responsabili della prevenzione della corruzione di 136 strutture sanitarie nell'ambito del progetto 'Curiamo la corruzione', coordinato da Transparency International Italia, in partnership con Censis, Ispe  Sanità e Rissc. La distribuzione però non è la stessa su tutto il territorio: la maglia nera va al Sud, dove le strutture in cui risulta almeno un episodio di corruzione sono il 37,3% del totale. Mentre gli ambiti più a rischio sono quello degli acquisti e delle forniture, le liste d'attesa e le assunzioni del personale.

La ricerca, presentato al Tempio di Adriano a Roma, nel corso della seconda Giornata nazionale contro la corruzione in sanità, rileva che nel sistema sanitario restano ancora forti differenze tra Regioni e aree territoriali, sia nella qualità che nella quantità degli strumenti attivati.

Le strutture sanitarie che hanno partecipato all'indagine sono state classificate in 4 gruppi, secondo un indice che valuta la percezione del rischio di corruzione: 24 strutture, pari al 17,6%, di cui 16 del Nord, si classificano nella fascia di rischio basso. Sono invece 20 le strutture sanitarie, cioè il 14,7%, che presentano una percezione di rischio alto, e tra queste 9 si trovano al Sud.

L'analisi dei Piani anticorruzione di tutte le aziende sanitarie condotta da Rissc rivela, inoltre, che il 51,7% di tutte le aziende sanitarie non ha adottato dei Piani anticorruzione adeguati. Le Regioni con la qualità media dei Piani più bassa sono la Calabria e la Puglia.

La notizia positiva, rileva l'indagine, è che il sistema si sta muovendo: il 96,3% delle aziende sanitarie ha già reso disponibili sistemi di raccolta delle segnalazioni di corruzione (whistleblowing) e il 44,4% lo ha fatto utilizzando piattaforme informatiche. Inoltre, il 79,4% delle strutture ha adottato i Patti di integrità, da sottoscrivere con le aziende che partecipano agli appalti e il 90,4% ha intrapreso percorsi di formazione rivolti al personale sui temi dell'etica e della legalità.

Sono proprio la formazione e la sensibilizzazione dei dipendenti a essere ritenute le misure più efficaci per contrastare la corruzione dal 51,9% dei responsabili della prevenzione, più dell'aumento dei controlli sulle spese (45,0%) e sulle procedure di appalto (37,4%): solo nelle Regioni del Sud i responsabili della prevenzione mettono al primo posto i controlli sulle spese.

06-APR-17 11:20

 

 SALUTE: SIP E ONDA, EPIDEMIA DEPRESSIONE, PIANO PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - Depressione, è epidemia globale, soprattutto nel mondo occidentale e nel sud est asiatico, dove le economie sono più sviluppate e più forte la tecnologia e la visione del futuro. Nel 2030 sarà la prima malattia più invalidante, con elevati costi sociali e forte impatto economico. In Italia ne soffrono oltre 3 milioni, secondi solo alla Germania, con una prevalenza a 12 mesi dal 4,4% al 7% (con una media del 5,1%). In Europa si superano i 40 milioni. Ad accendere i riflettori, alla vigilia della Giornata mondiale della salute del 7 aprile, dedicata alla depressione, è la Società italiana di psichiatria che, insieme ad Onda (l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna), ritiene "ormai maturi i tempi per un Piano nazionale di lotta alla depressione, che evidenzi i bisogni e gli strumenti da utilizzare e indichi il percorso da seguire".

Per la Sip, spiega il presidente, Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, "è fondamentale costituire una rete per combatterla, per promuovere validi percorsi diagnostici e terapeutici in collaborazione con la medicina generale, la pediatria, la scuola, gli ambienti di lavoro Per avvicinare le persone alle cure occorre informare i pazienti sulle varie opzioni terapeutiche efficaci, sicure, appropriate in funzione della categoria e dei casi, oggi sempre più complessi".

Oggi la depressione è più diffusa nel genere femminile, con una percentuale doppia in tutte le fasi dei cicli vitali (menarca, perinatale, periclimaterio). "Per questo, alla luce delle tante richieste pervenute -aggiunge Francesca Merzagora, presidente Onda - la Giornata nazionale della salute della donna istituita sarà anche dedicata alla psichiatria. Per una settimana dal 18 al 24 aprile, anche la popolazione femminile con problemi di depressione potrà fruire di visite, colloqui, sportelli di ascolto, info point in 152 ospedali italiani. Obbiettivo - sottolinea - avvicinare alle cure e superare lo stigma".

La depressione, inoltre, è più accentuata in caso di condizioni socio economiche e scolarità basse. Sono più vulnerabili le persone che hanno subito abusi, bullismo, violenza, separazioni, divorzi e con patologie croniche - o una storia famigliare che li predispone - come diabete, ipertensione, cardiopatie, malattie endocrine e autoimmuni. "In tutte queste fasce di età - precisa Mencacci - è fondamentale individuare le persone a basso, medio, alto rischio su cui attuare interventi mirati in funzione di età, sesso, manifestazioni cliniche delle malattie e delle sue condizioni generali di salute".

Oggi, spiega lo psichiatra, "disponiamo di diversi presidi terapeutici frutto della innovazione, della ricerca in diversi campi, da quello più esplorato delle terapie mediche farmacologiche, delle psicoterapie, delle terapie somatiche (Tms-Etc-Deep Stimulation), psicoeducazione, variamente combinate tra di loro o poste in modalità sequenziale a secondo del tipo di depressione e della sua gravità e decorso". Nonostante queste opportunità solo uno su 3, fra quanti ne avrebbero bisogno, giunge alla diagnosi e terapia appropriate. E tra questi, molti ancora non mantengono una adeguata aderenza alle cure esponendosi a ricadute e all'aumento del rischio di cronicizzazione.

"Numerose evidenze - spiega Bernardo Carpiniello, presidente eletto Sip e ordinario Clinica psichiatrica di Cagliari - suggeriscono, come programmi di azione, interventi sullo stile di vita, sull'attività fisica, sullo stile alimentare. Interventi di inserimento e coinvolgimento sociale possono risultare utili nel modificare diversi fattori di rischio. Quindi risulterebbe utile focalizzarsi su gruppi a rischio".

06-APR-17 12:35

 

 SANITA': DA BRACCIO ROBOT A NUOVE TERAPIE, MILANO INAUGURA CENTRO RICERCA NEMO

650 metri quadri per testare da carrozzine guidate con occhi a cure sperimentali per malattie neuromuscolari

Milano, 6 apr. (AdnKronos Salute) - Una nuova 'casa' per la ricerca dedicata alle malattie neuromuscolari. Un mondo a sé dove si testano occhiali smartglass che permettono di manovrare letti e carrozzine con il movimento degli occhi, braccia robotiche e nuove terapie per dare speranza a chi lotta contro patologie che in Italia colpiscono circa 40 mila persone. Nasce con la missione di consentire l'accesso alle cure sperimentali a un maggior numero di pazienti, adulti e bambini, il nuovo Centro di ricerca Nemo Clinical Research, inaugurato oggi a Milano: 650 metri quadrati di laboratori e spazi per la sperimentazione clinica, che lavorano fianco a fianco con il Centro clinico Nemo, struttura specializzata per le malattie neuromuscolari, e costituiranno un vero e proprio reparto separato e autonomo, con personale dedicato e formato con preparazione specialistica.

Una nuova casa che porta il nome di Nanni Anselmi, editore milanese. A lui, amico ed ex paziente del Centro clinico Nemo, scomparso nel 2016 a causa della Sclerosi laterale amiotrofica, è dedicato il centro di ricerca. Anselmi è stato anche il fondatore di 'Slanciamoci', organizzazione senza scopo di lucro per la raccolta di fondi sulla Sla. Il suo ricordo si legherà adesso ai nuovi spazi ricavati vicino al centro da lui frequentato, all'interno dell'ala nord - secondo piano del padiglione 7 - dell'ospedale Niguarda di Milano. Spazi precedentemente in disuso che Nemo, ente nato dalla volontà delle associazioni dei pazienti per la presa in carico multidisciplinare della malattia, ha ottenuto in gestione e ristrutturato. E che hanno già preso vita.

"Il Clinical Research Center 'Nanni Anselmi' nasce dalla consapevolezza che offrire alle persone con malattie neuromuscolari le migliori condizioni di assistenza e cura significa essere un canale in cui l'innovazione può essere resa accessibile ai pazienti", sottolinea il presidente del Centro clinico Nemo, Alberto Fontana. "Ne è l'esempio il recente caso della nuova terapia per le Sma (atrofie muscolari spinali, ndr), che ha visto il Centro clinico Nemo effettuare quasi il 70% dei trattamenti a livello nazionale. Il nostro centro è un progetto di iniziativa privata per la sanità pubblica che nasce proprio dai bisogni dei pazienti, espressi attraverso le loro associazioni".

Pazienti alle prese con una dura sfida, contro una delle 150 tipologie conosciute di malattie neuromuscolari, la famiglia che include dalla Sla alle distrofie muscolari. Per tutti loro è nata questa realtà che oggi è presente anche a Roma, Messina e Arenzano-Genova: un'unica mente, due binari (assistenza e ricerca), e la qualità di vita come faro. Al taglio del nastro per il nuovo Centro di ricerca (che segue "le più avanzate linee guida per lo svolgimento di sperimentazioni cliniche di portata internazionale") hanno presenziato dall'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, al rettore dell'università degli Studi di Milano, Gianluca Vago, fino al Dg del Niguarda Marco Trivelli.

La nuova avventura di Nemo si nutrirà anche attraverso uno strumento importante: all'interno del centro sarà creato un database che raccoglierà in maniera standardizzata le informazioni cliniche e strumentali del paziente. Sarà così possibile, spiegano da Nemo, sviluppare ricerche scientifiche su come si evolvono nel tempo le patologie trattate sia monitorare l'efficacia dell'intervento terapeutico impostato sul singolo paziente.

Nemo utilizza già tecnologie all'avanguardia come il 'robot fisioterapista' Hunova, sviluppato dall'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Nella lista 'hi-tech' c'è anche un sistema (A-circle) che attraverso onde sonore stimola i muscoli e le terminazioni nervose per favorire la ripresa delle capacità motorie dei pazienti. E c'è il braccio robotico Kinova che può essere montato sulla carozzina e si controlla attraverso un joystick.

Nel capitolo sperimentazioni e trattamenti avanzati spicca la terapia per la Sma su neonati in cui ancora non sono presenti sintomi, finalizzata a bloccarne la comparsa; la misurazione di una proteina nel sangue per 'predire' l'aggressività della Sla, che può anche divenire bersaglio di farmaci che blocchino l'avanzare della patologia; una nuova terapia contro la Sla con cui si punta a prolungare la sopravvivenza e ridurre la gravità dei sintomi. Nei nuovi spazi ci saranno anche 120 metri quadrati dedicati alla palestra; attività ambulatoriali ad alta complessità che riguardano più specialità mediche; una nuova accettazione e studi medici e infermieristici. Il progetto ha ricevuto il sostegno di più enti (Fondazione Cariplo, Fondazione Johnson & Johnson, Fondazione Vodafone in collaborazione con Wamba e Athena onlus, Fondo Marco Sonaglia, Julius Neumann e amici, Mirco Vogliotti e amici, Procter & Gamble, Schneider Electric Spa).

06-APR-17 14:18

 

 TUMORI: ENPAM E LILT ROMA INSIEME IN 'PIAZZA DELLA SALUTE' PER LA PREVENZIONE

Fino all'8 aprile screening gratuiti in piazza Vittorio a Roma

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - Una tre giorni di visite gratuite per la diagnosi precoce dei tumori della pelle, del cavo orale, della tiroide e del seno: torna per il secondo anno l'appuntamento con 'Piazza della Salute', l'iniziativa promossa dalla sezione di Roma della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori) e dall'Enpam (Ente nazionale di previdenza dei medici e degli odontoiatri), che ancora una volta uniscono le forze per offrire prevenzione ai cittadini romani, mettendo a disposizione nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, fino a sabato 8 aprile, un vero e proprio ospedale da campo per visite ed esami, fornito dalla Direzione centrale sanità della Polizia di Stato. Un posto medico avanzato adibito anche per ecografie e visite ginecologiche.

"Quello che cerchiamo di fare è rendere consapevoli le persone dell'importanza della prevenzione e della diagnosi precoce - spiega all'AdnKronos Salute Francesca Alessandro, direttore amministrativo Lilt sezione provinciale di Roma - Il nostro scopo è far entrare la parola prevenzione in ognuno di noi, perché è importante riuscire a vivere seguendo sani stili di vita, senza sottovalutare l'importanza degli screening, e già da giovani - sottolinea - abituarsi a fare queste visite non invasive".

"Abbiamo voluto affrontare questi tre giorni rendendo disponibili in piazza visite ed ecografie totalmente gratuite perché crediamo nella prevenzione oncologica e sappiamo che fare prevenzione significa stare sul territorio - aggiunge Roberto Morello, presidente della Lilt di Roma - Durante l'ultima giornata di Piazza della salute del 15 ottobre 2016 abbiamo svolto oltre 50 visite senologiche. Ci aspettiamo di replicare il successo di quell'esperienza con questi nuovi appuntamenti", conclude.

06-APR-17 16:57

 

 SALUTE: ADOLESCENTI E DEPRESSIONE, 1 SU 5 A RISCHIO

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - Un'età in trasformazione, con l'umore sulle montagne russe. "I disturbi depressivi, d'ansia, e l'abuso di sostanze sono tra i più rappresentati tra gli adolescenti, e sono responsabili di una significativa compromissione funzionale. Tali disturbi influiscono sullo sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo, frequentemente persistono in età adulta e rappresentano un precursore di altri disturbi psicopatologici da adulti, con un aumentato rischio di suicidio o di evoluzione verso il disturbo bipolare". Ad affermarlo all'Adnkronos Salute, in vista della Giornata mondiale della salute dedicata alla depressione, è Nicoletta Aliberti, responsabile della Neuropsichiatria infantile del Gruppo sanitario Ini, Istituto neurotraumatologico italiano, secondo cui 1 adolescente su 5 è a rischio di un disturbo depressivo o d'ansia.

Quali sono le caratteristiche di un adolescente depresso? "La tristezza, il senso di inadeguatezza, di mortificazione e di vergogna, la paura di non essere amati, la sensazione di esclusione dal gruppo, il senso di colpa, l'incapacità ad esprimere e a modulare l'aggressività. Un adolescente depresso spesso è stato un bambino triste, consapevole di esserlo, anche se spesso lo ha negato o espresso in maniera paradossale o poco chiara. Spesso è stato un bambino incapace di divertirsi, di investire nel gioco e in tutte le attività tipiche della sua fascia d'età e annoiato - spiega Aliberti - Talvolta precursori nell'infanzia del disturbo depressivo sono invece atteggiamenti" di scontro e opposizione, e un calo nelle prestazioni scolastiche "in assenza di altri disturbi dello sviluppo".

Nei casi più gravi "i precursori nell'infanzia possono essere degli stati melanconici, simili a quelli dell'adulto, con perdita di entusiasmo nel gioco e in risposta a eventi gioiosi, frequenti preoccupazioni e fantasie sul tema della morte, che compaiono in maniera eccessivamente precoce o atipica", continua l'esperta.

Come riconoscere la depressione in adolescenza? "La sintomatologia depressiva è spesso difficile da mettere in evidenza, in quanto i sintomi possono essere confusi con altri, che si sovrappongono. Possono essere intensi e profondamente radicati, ma esprimersi poco sul piano sintomatologico; sono comunque difficilmente delimitabili dal bambino e quindi per lui difficili da descrivere", aggiunge la neuropsichiatra.

In tutto l'arco della vita, e in particolare nei periodi correlati ai passaggi evolutivi, "è possibile rilevare il legame tra sintomi primari e rischio di sviluppo di depressione". Recenti ricerche dimostrano un legame tra sintomi precoci, esorditi tra i 6 e i 14 anni nei ragazzi (episodi di ansia, attacchi di panico alterazioni del tono dell'umore) e la comparsa di depressione maggiore dai 18 anni. Nelle ragazze invece occorre fare attenzione alla "ridotta percezione del proprio valore personale e sociale (calo dell'autostima) nella fascia d'età dei 14 anni", continua l'esperta.

"Il genere femminile risulta più esposto a sviluppare episodi di depressione maggiore, se i sintomi esordiscono in età adolescenziale - aggiunge Aliberti - I maschi invece sono più vulnerabili se i sintomi esordiscono in età puberale. Un dato che sembra prevalentemente correlato a fattori sociali e ambientali, piuttosto che al solo cambiamento ormonale. Fattore di rischio è poi la familiarità, con un collegamento diretto tra presenza di depressione maggiore nei genitori e aumento del rischio nei figli".

06-APR-17 17:27

 

 ZIKA: USA, OK FDA A PRIMO TEST SVELA VIRUS IN 37 MINUTI

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - Arriva negli Stati Uniti il primo test per rivelare la presenza di virus Zika totalmente automatizzato. DiaSorin annuncia di aver ricevuto dalla Food and Drug Administration (Fda) l'Emergency Use Authorization (Eua) per il suo test Liaison* XL Zika Capture IgM, primo test sierologico completamente automatizzato capace di identificare le infezioni da virus Zika. "Grazie all'esperienza di oltre 40 anni nello sviluppo e nella commercializzazione di test immunodiagnostici nell'area delle malattie infettive, abbiamo sviluppato un test unico nella sua tipologia", commenta in una nota John Walter, presidente di DiaSorin Inc. Un esame "che garantisce un risultato in soli 37 minuti", sottolinea.

Il test viene utilizzato per la determinazione qualitativa degli anticorpi di classe IgM diretti contro il virus Zika presenti nel siero umano di pazienti che soddisfano i criteri clinici ed epidemiologici indicati dai Cdc - Centers for Diseases Control (come una sintomatologia associata ad un'infezione da virus Zika o la permanenza in aree potenzialmente a rischio). Il campione deve essere prelevato nel periodo compreso tra gli 8 giorni e le 10 settimane seguenti l'insorgere della sintomatologia associata all'infezione o al rischio di esposizione.

Il test verrà distribuito negli Stati Uniti nei laboratori autorizzati ad eseguire analisi di moderata complessità o nei laboratori non americani con la medesima qualifica, in linea con le più recenti linee guida emanate dai Cdc per la diagnosi delle infezioni da Zika virus. A seguito dell'Emergency Use Authorization, il test non è stato approvato da Fda, ma autorizzato per l'utilizzo in tutta la durata del periodo di emergenza, precisa l'azienda. I sintomi più comuni di Zika sono febbre, eruzioni cutanee, dolori articolari, congiuntiviti o arrossamento degli occhi. La malattia di solito è mite, con una sintomatologia che dura da qualche giorno ad una settimana.

Chi contrae il virus normalmente non riconosce i sintomi: l'infezione non richiede un ricovero ospedaliero e raramente ha un esito mortale. Tuttavia l'infezione durante la gravidanza può causare microcefalia, nonché altri difetti cerebrali fetali gravi. Lo sviluppo del test è stato finanziato dal dipartimento di Salute e dei servizi umani statunitense, che, nell'autunno del 2016, ha concesso a DiaSorin un finanziamento di 2,6 milioni di dollari.

"Sono orgoglioso dell'eccellente lavoro svolto dal nostro team di Ricerca e Sviluppo americano di Stillwater - commenta Carlo Rosa, Ceo of DiaSorin Group - nel raggiungere questo importante obiettivo. Vorrei anche ringraziare il Dipartimento di Salute e dei Servizi Umani statunitense per il costante supporto nello sviluppo di questo test innovativo. L'autorizzazione da parte dell'Fda per il test Zika, conferma l'abilità del nostro Gruppo di innovare costantemente all'interno del settore immunodiagnostico".

06-APR-17 17:37

 

 TUMORI: ENPAM E LILT ROMA, CON ARRIVO DELL'ESTATE FONDAMENTALE CONTROLLARE NEI

Screening gratuiti in occasione dell'iniziativa 'Piazza della Salute' a Roma

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - Con l'arrivo della stagione estiva è fortemente raccomandabile fare un controllo della pelle prima di esporsi al sole: a ribadirlo sono la sezione di Roma della Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori, e l'Enpam - Ente nazionale di previdenza dei medici e degli odontoiatri, sottolineando come il trend d'incidenza del melanoma sia in costante aumento, sia negli uomini (+3,1% per anno) sia nelle donne (+2,6% per anno), come evidenziano i dati dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum). In occasione dei nuovi appuntamenti della 'Piazza della Salute', la campagna di visite gratuite nei giardini 'Nicola Calipari' di piazza Vittorio Emanuele promossa da Enpam e Lilt Roma, fino a sabato 8 aprile medici volontari effettueranno screening per la diagnosi precoce dei tumori, con particolare attenzione verso la prevenzione dei melanomi.

Il rischio di sviluppare un melanoma - evidenziano Enpam e Lilt - è elevato sia negli uomini (1 su 66) sia nelle donne (1 su 84): negli uomini è un po' più basso nei giovani, mentre nelle donne si mantiene costante in tutte le fasce di età. Il melanoma rappresenta il 9% dei tumori giovanili negli uomini. Nelle donne rappresenta il 7% di tutti i tumori. "La prevenzione del melanoma è fondamentale soprattutto in questo periodo dell'anno, perché la pelle non è ancora abbronzata e la qualità della visita dermatologica non viene inficiata dalla 'tintarella' - spiega all'AdnKronos Salute Francesca Alessandro, direttore amministrativo Lilt sezione provinciale di Roma - Lo Stato e le Regioni - aggiunge - offrono screening per quanto riguarda seno, collo dell'utero e colon-retto, ma il melanoma non viene contemplato: per questo abbiamo puntato la nostra attenzione verso la sensibilizzazione e la prevenzione di questa neoplasia, raccomandando a tutti di prenotare almeno una volta l'anno una visita specifica".

"La prevenzione dei tumori cutanei parte soprattutto dall'attenzione a quello che abbiamo sulla pelle - raccomanda il dermatologo Massimo Papi, collaboratore Lilt - dobbiamo auto-controllare le formazioni che la nostra pelle produce in continuazione, soprattutto nei e piccole cheratosi che possono anche evolvere verso formazioni tumorali. Importante poi è la riduzione dell'esposizione alla luce solare. Proteggersi con le creme è fondamentale, così come lo è indossare una maglietta durante le ore centrali delle stagione estiva, quando siamo al mare oppure in campagna".

"Teniamo sempre presente - continua - che quando siamo al mare il riflesso della sabbia e dell'acqua ci condiziona, e anche se siamo all'ombra espone la pelle comunque a un maggiore rischio da raggi ultravioletti. I nei - ricorda Papi - sono quelli che più soffrono questa esposizione, poiché rischiano di trasformarsi in melanoma: quelli più scuri, marroni o tendenzialmente nerastri, sono quelli più a rischio, così come le forme irregolari periferiche o a carta geografica sono quelle più a rischio di trasformazione. Quindi, se un neo assume contorni irregolari o colore scuro, bisogna fare massima attenzione", conclude il dermatologo.

06-APR-17 18:09

 

SALUTE: INDAGINE, PRIMAVERA CON 'CRISI DA RISVEGLIO' PER 6 ITALIANI SU 10

Stanchezza cronica e irritabilità accompagnano una fetta di popolazione, i consigli per vincerla

Milano, 6 apr. (AdnKronos Salute) - La natura si risveglia, gli italiani vanno in crisi. E' l'effetto primavera che si abbatte su 6 connazionali su 10 (62%). Un esercito di 'spossati' che si scoprono 'affetti' da stanchezza cronica, con aumento dei livelli di stress e irritabilità per uno su 2 (52%). E' il passaggio tra l'inverno e la bella stagione a mettere a dura prova. E a descrivere il 'mal di primavera' è un'indagine promossa da 'In a bottle' e condotta su circa 2.300 italiani - uomini e donne tra i 20 e i 55 anni - con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio sui principali social network, blog e community e su un pool di 30 esperti (psicologi, nutrizionisti e dietologi).

Lo studio descrive una sorta di 'sindrome' che gli esperti battezzano 'crisi da risveglio' invitando chi ne subisce l'effetto a "non sottovalutare o trascurare questi sintomi, perché il rischio è che si ripercuotano per lungo tempo sul benessere psicofisico". Ma come vivono gli italiani il passaggio alla primavera? Al primo posto tra le sensazioni più diffuse la stanchezza cronica (62%), l'impressione al risveglio di essere più stanchi di quando si è andati a letto, seguita da un aumento dei "livelli di irritabilità" (52%), con continui sbalzi di umore (33%) e una vera ipersensibilità ad ogni stimolo esterno (19%), mentre diminuisce sensibilmente la capacità di concentrazione (23%). A questo si aggiungono poi maggiori difficoltà respiratorie (14%) - che diventano il sintomo più evidente per chi soffre di allergie ai pollini - e disturbi legati all'appetito e alla digestione (12%).

Per minimizzare l'impatto, gli esperti mettono in guardia su alcuni errori da evitare. Prima regola: non lasciarsi prendere dall'indolenza, evitare tutto ciò che può sovraffaticare l'organismo, non concentrare tutto l'apporto calorico in un unico pasto e fare attenzione anche all'attività fisica. Eccedere con lo sport o, al contrario, non riprendere a muoversi dopo il periodo invernale, sono entrambi comportamenti da non adottare. Per non peggiorare il senso di spossatezza, vanno poi evitati i cibi e gli alimenti che richiedono un processo digestivo particolarmente elaborato e quindi faticoso per l'organismo.

Per il 70% degli esperti coinvolti nell'indagine, l'alimentazione è una chiave per combattere i malesseri legati al cambio di stagione: in primavera vanno privilegiati cibi ricchi di proteine (43%), come carne e pesce, oltre naturalmente a frutta e verdure (63%), rigorosamente di stagione. Sì anche ai formaggi freschi (26%) particolarmente ricchi di elementi quali il calcio, mentre bisogna limitare i carboidrati (38%) anche per iniziare a riacquistare gradualmente la forma dopo l'inverno, evitando però diete sprint dell'ultimo minuto (44%). Al fianco di un'alimentazione leggera e sana almeno 2 litri al giorno di acqua (71%).

"L'indolenza e lo stress di primavera - chiarisce Luca Piretta, medico specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell'università Campus Biomedico di Roma - possono essere codificati come una vera e propria 'crisi da risveglio' che il nostro corpo avverte dopo il letargo autunnale. La primavera condiziona alcuni orologi biologici del nostro organismo: gli alimenti più consigliati per 'il risveglio' sono pasta, legumi, cioccolato, noci e mandorle (per carboidrati, triptofano, magnesio, e potassio, ma attenzione alle calorie) oltre alla frutta e verdura di stagione come broccoli, carciofi, e fragole (per vitamina C, composti solforati, ferro e fibre)".

Agli 'sfiancati dalla primavera' gli esperti suggeriscono 10 regole d'oro per superare la crisi: dedicare più tempo a se stessi; svolgere ogni giorno almeno 30 minuti di attività fisica leggera; prestare attenzione ai segnali 'lanciati' dall'organismo; non sottovalutare l'esigenza di sonno e riposo; fare uso di integratori per ovviare a un'alimentazione inadeguata (da ginseng e pappa reale a ginkgo biloba); alternare al lavoro momenti di pausa; seguire un regime alimentare equilibrato; vestirsi 'a strati' per fronteggiare gli sbalzi di temperatura; bere due litri di acqua al giorno; prepararsi per tempo alla 'prova costume'.

06-APR-17 18:31

 

 SALUTE: AIFI, IN ITALIA 65 MILA FISIOTERAPISTI, OCCORRE UN ORDINE PROFESSIONALE

Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) - In Italia il numero dei fisioterapisti è pari a 64.866 professionisti, e 9 su 10 trovano lavoro entro un anno. A realizzare il censimento è l'Aifi, Associazione italiana fisioterapisti. La stima ottenuta grazie ai dati a disposizione dell'Associazione è contenuta nel 'Modello previsionale 2015-2035', primo passo - spiega Aifi - necessario a determinare il fabbisogno formativo per l'anno accademico 2017-2018. I numeri sono stati presentati in una conferenza stampa a Roma, che ha visto, accanto al presidente dell'Aifi, Mauro Tavarnelli, e ai responsabili della formazione di base e della formazione universitaria, Rosario Fiolo e Roberto Marcovich, la partecipazione di importanti rappresentanti del ministero della Salute e dell'Istruzione, e di parlamentari di vari schieramenti.

Il censimento - spiega Aifi - è ancora in fase di sviluppo per individuare il numero preciso di fisioterapisti formati da tutti gli enti previsti dai precedenti e attuali livelli, sia regionali che universitari. L'assenza di un Ordine professionale - sottolinea l'Associazione - impedisce però di conoscere il reale numero di coloro che, pur essendo in possesso di un titolo abilitante, eserciti realmente la professione, la loro età e quindi la data presunta di pensionamento, altro elemento necessario per una previsione formativa precisa.

Dai dati attuali Istat - prosegue Aifi - il rapporto tra fisioterapisti e popolazione è di 97 per 100 mila abitanti, mentre è leggermente più alto dai dati ricavati dall'indagine Aifi attestandosi su 107 per 100 mila. Questo rapporto - ribadiscono i fisioterapisti - deve tenere conto di due fattori fondamentali: l'evoluzione della domanda di salute dei cittadini e i modelli organizzativi approntati per risolverli. Dunque per definire il giusto rapporto nel prossimo futuro, andrà considerata anche la domanda di salute della popolazione. Per avere dati certi - osservano - è fondamentale e indispensabile in ogni caso, avere un Ordine come strumento di governo delle professioni sanitarie: "Su questo versante - dichiara il presidente dell'Aifi, Mauro Tavarnelli - l'auspicio e' che il Ddl Lorenzin vada in porto entro questa legislatura per avere in futuro la certezza dei dati. Dati che andranno quindi 'raffinati' per avere un identikit del professionista".

"Dobbiamo entrare nel dettaglio capendo quanti dei circa 65mila fisioterapisti sono uomini o donne, quanti veramente esercitano dopo la formazione e anche quanti sono vicini al pensionamento. Infatti se si vuole programmare veramente il numero dei fisioterapisti necessari a garantire la salute dei cittadini, bisogna contare quanti da qui a poco tempo smetteranno di lavorare. Ci aspetta un impegno importante, con la speranza che arrivi un Ordine a fornire dati certi", conclude Tavarnelli.

06-APR-17 19:29

 

 RICERCA: I VIRUS GIGANTI? SONO 'FRANKENSTEIN' DI MINI MICROBI

Milano, 6 apr. (AdnKronos Salute) Sono virus giganti e da quando sono stati scoperti gli scienziati si sono interrogati su cosa fossero esattamente, spingendosi a ipotizzare che rappresentassero un quarto dominio della vita, che si aggiungerebbe ai tre già noti, cioè batteri, archaea ed eucarioti. Ma questa idea potrebbe essere ora più vicina a essere confutata, avverte un team di ricercatori che firma un articolo pubblicato su 'Science'. Questi microbi da record potrebbero semplicemente essere dei 'Frankenstein' di mini virus. Gli esperti hanno infatti identificato un gruppo di virus giganti che ospitano parti di molti altri virus e proteine.

Le loro analisi suggeriscono che queste entità ingombranti abbiano acquisito i vari componenti in un lasso di tempo evolutivamente recente, probabilmente dai loro ospiti e come forma di adattamento agli stessi. Il nuovo indizio su queste forme di vita è stato scoperto dagli scienziati nelle acque reflue di un impianto di trattamento in Austria. Nell'analizzare i metagenomi all'interno delle acque reflue, Frederik Schulz e colleghi hanno identificato 4 nuove specie affini di virus giganti, che hanno chiamato Klosneuvirus. Uno di questi virus giganti era così "immenso" da mantenere una macchina per la produzione di enzimi che interagiscono con 19 amminoacidi, fornendo agli scienziati la migliore opportunità finora avuta di eseguire un confronto approfondito tra questi giganti e le cellule e altri virus.

I ricercatori hanno determinato che i Klosneuvirus appartengono a una famiglia chiamata Mimiviridae, e hanno analizzato le differenze tra tre linee distinte della famiglia. E' così che hanno scoperto che in queste entità il guadagno di gene supera la perdita del gene, cosa che porta a un sostanziale aumento della dimensione del genoma, in ciascuna di queste tre linee in modo indipendente. Sulla base della loro analisi, gli autori suggeriscono che i Klosneuviruses non si sono evoluti da un antenato cellulare, ma piuttosto sono derivati ??da un virus molto più piccolo, attraverso un esteso guadagno di geni ospitanti.

06-APR-17 19:58

adnkronos Salute

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