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Roma, 5 apr.2017

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NEWS mercoledý 05 aprile 2017

(AdnKronos Salute)

NEWS mercoledì 05 aprile 2017

 

ABORTO: TAVOLO PER RU486 IN CONSULTORI, E' SCONTRO IN REGIONE LAZIO

Roma, 5 apr. (AdnKronos Salute) - E' scontro in Regione Lazio sul progetto per consentire la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori familiari, dunque anche al di fuori degli ospedali, in regime ambulatoriale. "Con la determinazione 16 marzo 2017, n. G03244 della Direzione Salute e Politiche Sociali, la Regione Lazio ha istituito un tavolo tecnico per l'elaborazione di un progetto per eseguire l'aborto chimico in regime ambulatoriale presso i consultori. Tale fase sperimentale, che dovrebbe essere attivata nel prossimo mese di maggio, è del tutto illegittima, non potendo essere praticato l'aborto chimico nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati". Lo afferma con forza Olimpia Tarzia, vice presidente della Commissione Cultura e presidente del Gruppo Lista Storace in Consiglio regionale del Lazio, che ha presentato un'interrogazione urgente per chiedere chiarimenti al presidente della Regione, Nicola Zingaretti.

"I consultori - insiste Tarzia - non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n. 405/75 'Istituzione dei consultori familiari', che ne definisce le finalità e le funzioni". L'aborto farmacologico mediante la somministrazione della Ru486 "necessita di maggiore assistenza rispetto all'aborto chirurgico - continua Tarzia - non potendosi conoscere con esattezza il momento esatto dell'espulsione. Motivo per cui, anche per esigenze di salute e sicurezza per la donna, le linee di indirizzo del ministero della Salute - ricorda - stabiliscono che l'aborto farmacologico può essere effettuato solo in ricovero ordinario".

"A poca distanza dall'emanazione del bando destinato a due medici non obiettori al San Camillo, il presidente Zingaretti sfodera un altro provvedimento del tutto illegittimo e non si presenta a rispondere in Commissione Salute, nonostante gli sia stato chiesto formalmente anche dal presidente Lena. Chissà - conclude Tarzia - se deciderà di venire in Aula quando verrà calendarizzata la mia interrogazione urgente, perspiegarci almeno il motivo di questo accanimento a spianare la strada al dramma dell'aborto, invece che prevenirlo".

05-APR-17 10:49

 

 MEDICINA: SID E SIGG, 'ISTRUZIONI PER L'USO' PER GESTIRE DIABETE NELL'ANZIANO

In un position paper le raccomandazioni per affrontare al meglio questa condizione

Roma, 5 apr. (AdnKronos Salute) - Dieta mediterranea e attività fisica aerobica, educazione all'auto monitoraggio della glicemia e attenzione al grado di funzionalità renale nell'assunzione di farmaci: sono alcuni dei suggerimenti del position paper 'Personalizzazione del trattamento dell'iperglicemia nell'anziano con diabete tipo 2' scritto a quattro mani dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e dalla Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), che contiene consigli su come gestire al meglio questa condizione nell'anziano.

"E' il primo documento su questo importante tema -commenta Giorgio Sesti presidente della Sid - e contiene una serie di raccomandazioni fondate sulle evidenze scientifiche che aiutano i medici specialisti e non specialisti a orientarsi correttamente nella gestione clinica del paziente diabetico anziano anche alla luce del nuovo ricco arsenale terapeutico per il trattamento della malattia diabetica". "E' un tema particolarmente rilevante - prosegue Sesti - perché in Italia il 65% dei soggetti diabetici ha più di 65 anni. Oggi, l'aspettativa di vita di un 65enne con il diabete è di oltre 15 anni, un lasso di tempo sufficiente affinché un inadeguato trattamento del diabete possa tradursi in un peggioramento della prognosi in termini di morbilità e qualità della vita. Questo documento offre utili indicazioni a gestire la patologia con un approccio terapeutico pro-attivo e non improntato alla rassegnazione considerando che trattiamo persone che hanno ancora molti anni di vita davanti a sé".

"Questo documento - aggiunge Nicola Ferrara, presidente Sigg - è

particolarmente articolato: partendo dall'epidemiologia e dalla definizione di 'anziano fragile', ci si sofferma su aspetti assolutamente centrali nel trattamento del diabete come la valutazione nutrizionale, la composizione corporea, l'intervento nutrizionale, l'attività fisica e la complessità del trattamento farmacologico. Attenzione viene posta, inoltre, all'ipoglicemia, particolarmente rilevante e pericolosa nel soggetto anziano ed alla gestione del paziente ricoverato complesso".

Di seguito i consigli di diabetologi e geriatri per una gestione ottimale del diabete nel paziente anziano, da oggi sui siti della Società italiana di diabetologia (Sid) e della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg):

      1) Effettuare di routine una valutazione nutrizionale, con uno strumento di valutazione standardizzato, come il 'Mini Nutritional Assessment', un questionario su aspetti fisici e comportamentali riguardanti lo stato nutrizionale dell'anziano. Per la compilazione bastano 10 minuti ed è molto utile anche nel diabetico. L'anziano è ad elevato rischio malnutrizione, condizione che si somma ai cambiamenti legati all'età (riduzione della massa ossea e muscolare e del contenuto di acqua; aumento della massa grassa). Particolarmente pericolosa è la cosiddetta obesità sarcopenica.

      2) Interventi su nutrizione e attività fisica. Tutti i pazienti anziani con diabete e i loro caregiver - sottolineano gli esperti Sidd e Sigg - devono ricevere un counselling sull'importanza di nutrizione e attività fisica. Il piano nutrizionale va personalizzato in base alle preferenze e alle abitudini individuali, lo stato di salute fisica e mentale e la terapia in atto. La dieta mediterranea è quella da preferire; l'apporto proteico non deve superare il 10-20% delle calorie totali in presenza di insufficienza renale. Quando la dieta dasola non basta a garantire i fabbisogni nutrizionali -aggiungono - si può ricorrere a integratori proteici, vitamina B12, vitamina D e calcio. Va garantito un adeguato apporto di fluidi per evitare la disidratazione.

      3) Impatto delle altre malattie dell'anziano sul diabete. L'anziano con diabete di tipo 2 dovrebbe essere sottoposto ad una valutazione multidimensionale geriatrica (misura delle funzioni globale/fisica, cognitiva e affettiva) e delle sindromi geriatriche. Un anziano con limitazioni potrebbe avere infatti difficoltà a gestire la terapia anti-diabete. Per lo stesso motivo bisogna vigilare sulla possibile comparsa di decadimento cognitivo (il diabete si associa ad un aumento del rischio di demenza del 47% e di Alzheimer del 39%) o di depressione.

      4) Obiettivi glicemici. Nei diabetici anziani - ricordano gli esperti - gli obiettivi glicemici da raggiungere col trattamento vanno modulati sulla base del farmaco utilizzato e il suo rischio di dare ipoglicemia. Per i farmaci a basso rischio di ipoglicemia (metformina, Dpp-4 inibitori, pioglitazone, Sglt-2 inibitori, Glp-1 agonisti e acarbosio) l'obiettivo di emoglobina glicata può essere <7 %. Nel caso in cui sia necessario somministrare farmaci a rischio di ipoglicemia (sulfoniluree, repaglinide, insulina o suoi analoghi), è bene avere un obiettivo meno restrittivo (emoglobina glicata7,0/7,5 per cento) o anche più elevato (emoglobina glicata 7,5/8,0 per cento) in presenza di fragilità (complicanze gravi, decadimento cognitivo, demenza, pluripatologie).

      5) Il glucometro, (l'apparecchio per l'automonitoraggio della glicemia) deve essere facile da usare e da leggere; ne esistono alcuni con risposta vocale per i pazienti con problemi di vista. Va sempre sottolineata l'importanza del monitoraggio della glicemia. L'anziano deve sapere come gestire un'eventuale ipoglicemia e portare sempre con sé delle bustine di zucchero.

      6) La terapia non insulinica. La metformina è il farmaco di prima scelta anche negli anziani - evidenziano diabetologi e geriatri - purché non vi sia un'insufficienza renale grave, insufficienza cardiaca grave, insufficienza respiratoria o epatica. Chi non può assumere metformina, come prima linea di trattamento può ricorrere ad un farmaco che non induca ipoglicemia. In caso di mancato controllo si può aggiungere un secondo, un terzo o un quarto farmaco.

      7) La terapia insulinica. Quando è necessario passare all'insulina, la prima da prescrivere è un analogo basale (glargine U100 e U300, degludec, detemir). Nei pazienti con iperglicemia dopo i pasti può essere necessario iniziare anche una terapia insulinica ai pasti.

05-APR-17 12:09

 

 MEDICINA: SANITA' DIGITALE E CURA, A GENOVA CONVEGNO DEGLI INGEGNERI CLINICI

Dal 6 all'8 aprile focus sui temi nevralgici per lo scenario della digital healthcare

Genova, 5 apr. (AdnKronos Salute) - L'ingegneria clinica e le tecnologie digitali al servizio del Sistema sanitario nazionale, le problematiche connesse alla cyber-sicurezza dei dati personali dei pazienti e le app di monitoraggio della salute personale. Saranno questi alcuni dei temi fondamentale al centro del XVII Convegno nazionale dell'Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic), intitolato 'Tecnologia e persona: la sfida dell'innovazione che si apre domani a Genova fino all'8 aprile al Centro congressi dei Magazzini del cotone. I lavori congressuali - informano gli organizzatori - si apriranno con la lezione magistrale di Maria Chiara Carrozza, ex-ministro e docente di biotecnologie. I partecipanti previsti saranno oltre 1300, 150 i relatori da tutto il mondo e circa 400 i rappresentanti di organizzazioni, associazioni e aziende, una forte presenza istituzionale nazionale e regionale.

I focus del Convegno - sottolinea Aiic - sono quelli più delicati e nevralgici per lo scenario della digital healthcare: reti tecnologiche in sanità; biotecnologie e biomedicina; portabilità-mobilità-apps utili per il monitoraggio della salute; sicurezza informatica ed hackers di dati e profili biomedici; digital network tra ospedali nazionali-internazionali; ospedali e cure 4.0; trasparenza negli appalti tecnologici e regole anti-corruzione; realtà aumentata a disposizione degli operatori e dei responsabili della sicurezza; rapporto tra università e industria sui temi dell'innovazione concreta.

Per organizzare razionalmente i contenuti delle sessioni ed approfondire i temi sotto i riflettori saranno utilizzate 4 keywords: la 'realtà', sessioni che mostrano il passaggio dalle promesse alle innovazioni reali che stanno cambiando il mondo della sanità; la 'filiera' dell'innovazione, che lega tra loro università, industria e strutture di cura; l''impatto' dell'innovazione, che mostrerà l'equilibrio esistente tra valutazione degli investimenti e la misurazione dei benefici; e l'innovazione organizzativa nella gestione di tecnologie e servizi sanitari, con ciò che significa in termini di ricadute sul Ssn, sulle strutture e sulle figure professionali.

Il programma complessivo - spiegano gli organizzatori - propone 30 sessioni (tra plenarie e parallele), 70 ore di formazione specifica, con 6 aule operanti in parallelo e 37 docenti, ed una sessione formativa speciale dedicata al tema delle 'sperimentazioni con dispositivi medici e le relative implicazioni nei comitati etici'. Sabato 8 aprile verrà poi presentato il Premio innovazione Aiic 2017, un riconoscimento che viene assegnato annualmente a progetti di tecnologie sanitarie presentati da giovani ingegneri clinici e start-up. La tavola rotonda finale su Innovare Rinnovando (Tonino Aceti-Cittadinanzattiva; Nino Cartabellotta-Gimbe; Ivan Cavicchi-TorVergata; Fernanda Gellona-Assobiomedica; Americo Cicchetti-presidente Sihta) chiuderà i lavori del Convegno.

"Le tecnologie digitali in sanità - dichiara Lorenzo Leogrande, presidente nazionale Aiic - sono la chiave di volta di un nuovo Ssn sostenibile, di alta qualità, ben distribuito e finalmente omogeneo su tutto il territorio nazionale. Noi ingegneri clinici e biomedici vogliamo contribuire al dibattito attuale ricordando che l'innovazione non è un magico toccasana, ma uno strumento essenziale all'interno di scelte politiche e organizzative per una sanità che voglia davvero avere il paziente al centro della sua azione".

"La figura dell'ingegnere clinico è motore, garanzia e prospettiva di una corretta innovazione in sanità - precisa Leogrande - Quello su cui vogliamo concentrare l'attenzione è l'innovazione utile, e siamo convinti che la nostra professione possa essere lo snodo essenziale di un sistema che da un lato deve procedere sulla direzione delle tecnologie avanzate per la salute, e dall'altro deve avere garanzia che questo percorso sia ben monitorato, ben implementato, correttamente testato e gestito. Ovviamente tutto questo può accadere solo nella consapevole collaborazione tra i soggetti coinvolti: si tratta perciò di avviare la fase di una nuova governance dell'innovazione all'interno della quali noi vogliamo portare un contributo di realismo, competenza e affidabilità", conclude il presidente Aiic.

05-APR-17 13:16

 

TUMORI: POLMONE, STUDIO SVELA COME BLOCCARE CRESCITA COLPENDO STAMINALI

Scoperto nuovo meccanismo alla base dello sviluppo di questa neoplasia

Roma, 5 apr. (AdnKronos Salute) - Bloccare la crescita delle cellule staminali tumorali del polmone, responsabili delle metastasi, è possibile. A rivelarlo sono i risultati di uno studio pubblicato su 'Oncogene', coordinato da Rita Mancini del Dipartimento di medicina clinica e molecolare della Facoltà di medicina e psicologia dell'Università Sapienza di Roma, condotto con il sostegno di Airc e in collaborazione con vari centri: l'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, l'Istituto Pascale di Napoli, e Università degli Studi Federico II e Sun in Campania, l'Università di Trieste e l'Università di Leicester (Uk).

I ricercatori hanno svelato un nuovo meccanismo attraverso il quale le cellule staminali dei tumori polmonari si propagano. "Da tempo il nostro laboratorio si occupa del metabolismo degli acidi grassi insaturi e in particolare di un enzima chiamato Scd1 che ne determina la sintesi - spiega Mancini - In questo lavoro, attraverso lo studio di cellule staminali tumorali di polmone isolate direttamente dai versamenti pleurici di alcuni pazienti, mettiamo in evidenza come Scd1 agisca attivando a cascata due vie metaboliche chiave nelle cellule tumorali".

"Si tratta di quella della beta-catenina e successivamente di quella che coinvolge due proteine note per la loro capacità di controllare la crescita cellulare a livello del nucleo, chiamate Yap e Taz. In altre parole questo nuovo studio - sottolinea Mancini - rafforza l'importanza di Scd1 come uno dei principali promotori della crescita delle staminali tumorali polmonari. Inoltre abbiamo sufficienti elementi per ritenere che il ruolo chiave di Scd1 si estenda alle staminali di altri tipi di tumori".

"La potenziale ricaduta terapeutica dei nostri risultati - afferma Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena e uno dei principali collaboratori dello studio - è la possibilità di bloccare la crescita delle staminali attraverso l'uso di piccole molecole capaci di inibire l'attività enzimatica di Scd1, che dovrebbero essere capaci di creare sinergie con le attuali terapie. Questo è quanto abbiamo verificato nei nostri studi su cellule tumorali in provetta e che stiamo attualmente riproducendo in modelli più complessi di crescita tumorale".

"La cosa molto interessante è che inibitori di Scd1 sono già disponibili per l'uso nell'uomo. Pertanto il prossimo passo – annuncia Ciliberto - potrà essere la possibilità di trasferire questa possibilità terapeutica nei pazienti, in linea con il nostro approccio di ricerca traslazionale che parte dal paziente, passa attraverso il laboratorio per poi ritornare nel paziente".

E le staminali tumorali sono 'il nemico' da stanare e combattere. Negli ultimi anni - sintetizzano i ricercatori - si è sempre più accreditata la visione dei tumori come una popolazione eterogenea di cellule organizzate secondo una precisa gerarchia, alla sommità della quale si trova un sottogruppo di cellule cosiddette 'staminali' tumorali che ne alimenta continuamente la crescita. Numerose sono le evidenze che indicano come queste cellule siano quelle più resistenti all'azione dei farmaci e dunque responsabili delle metastasi e delle recidive della malattia dopo le terapie. Colpire i meccanismi che controllano la vitalità delle cellule staminali tumorali è quindi uno degli obiettivi principali della ricerca oncologica, perché - concludono - questo permetterebbe di eradicare alla base la crescita dei tumori.

05-APR-17 15:53

adnkronos Salute

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