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Roma, 4 apr. 2017

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NEWS martedý 04 aprile 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS martedì 04 aprile 2017

 

RICERCA: SANT'ANNA, POLPASTRELLO BIONICO RESTITUISCE LEGAME CERVELLO-TATTO

Verso nuovi arti robotici e migliore comprensione di malattie neurologiche

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Un dito bionico tramite il polpastrello restituisce il senso del tatto in maniera artificiale, generando sensazioni tattili artificiali, trasmesse poi alle terminazioni nervose della pelle, imitando così il comportamento dei recettori nervosi che si trovano sui polpastrelli. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, con la direzione scientifica dei bioingegneri Calogero Oddo e Silvestro Micerae, e la Facoltà di Medicina dell'Università di Lund (Svezia), con la direzione scientifica di Henrik Jörntell.

Il team internazionale, in uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, svela un meccanismo fondamentale nel rapporto fra cervello ed elaborazione degli stimoli tattili, che contribuiscono a comprendere e decodificare il mondo esterno. Le analisi della risposta a questi stimoli da parte della corteccia cerebrale somatosensoriale (la corteccia cerebrale specializzata anche nell'elaborazione degli impulsi tattili) - spiegano i ricercatori - hanno rivelato come i neuroni elaborino i segnali in arrivo dalla periferia del corpo per rappresentare nel nostro cervello l'interazione con il mondo esterno, proprio attraverso il tatto.

Parte dell'efficacia di questa rappresentazione - aggiungono - deriva dalla sorprendente ricchezza del profilo temporale della risposta dei singoli neuroni, e parte deriva dall'eterogeneità della popolazione neuronale: la collaborazione tra i neuroni, specializzati nel trasmettere determinati stimoli, permette la corretta e completa rappresentazione del mondo esterno grazie all'elaborazione che avviene nel cervello. Le potenziali future applicazioni biomedicali di questa scoperta - affermano i ricercatori del team internazionale - vanno dallo sviluppo di più sofisticate e funzionali neuroprotesi (sistemi che decodificano i segnali del cervello e li trasmettono ai motori di un arto robotico per sostituire un arto amputato e in contemporanea inviano segnali nervosi al cervello per restituire il senso del tatto), alla comprensione della genesi di malattie neurologiche, allo sviluppo di modelli per verificare l'entità di danni neurologici, per stimare l'avanzare di malattie neurodegenerative.

La ricerca ha ottenuto il supporto del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, del Consiglio delle ricerche svedese e della Commissione Europea. Per l'Italia, i risultati saranno ulteriormente applicati dal Sant'Anna grazie ai progetti di ricerca in corso con Inail e regione Toscana, per sviluppare nuove protesi robotiche, in grado di restituire alla persone amputate la sensazione del tatto, o robot in grado di rendere ancora più preciso e rapido il rilevamento tattile di tumori durante operazioni chirurgiche.

"Alcuni neuroni sono, da soli, molto efficaci nel decodificare gli stimoli che abbiamo testato, ma nessun neurone è perfetto - spiegano il neuroingegnere computazionale dell'Istituto di Biorobotica Scuola Superiore Sant'Anna Alberto Mazzoni e il collega svedese Anton Spanne - però la loro varietà è tale che le imperfezioni dell'uno sono compensate dall'altro. La combinazione dell'attività dei neuroni consente quindi di identificare gli stimoli in maniera perfetta". "Nel futuro prossimo questa conoscenza scientifica sarà incorporata in una nuova generazione di arti robotici sensibili - sottolinea Calogero Oddo, bioingegnere coordinatore dello studio per la parte biorobotica - in grado di trasmettere agli amputati i dettagli dell'esperienza sensoriale del tatto. Con i progetti di ricerca i nostri risultati porteranno a miglioramenti anche nei sistemi robotici dotati di capacità sensoriali tattili simili a quelle umane, per svolgere compiti complessi, ad esempio in robot chirurgici, robot di soccorso e robot di servizio e industriali".

"L'elaborazione del segnale sensoriale dipende dal corretto funzionamento dei circuiti neurali - conclude Henrik Jörntell, coordinatore svedese della parte neuroscientifica dello studio - pertanto il nostro metodo di valutazione dell''abilità dei neuroni potrebbe essere utilizzato in futuro per decodificare gli stimoli e stimare in modo quantitativo la gravità di un danno neurologico o di una malattia neurodegenerativa".

04-APR-17 12:31

 

 SANITA': ANAAO GIOVANI, SU FORMAZIONE POST LAUREA TAVOLO PER SISTEMA MODERNO

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Un tavolo tecnico, meglio se permanente, sulle criticità della formazione medica post laurea, per garantire una visione completa del panorama formativo, per un reale controllo della qualità formativa con l'introduzione di reali sanzioni. E' questa la richiesta del gruppo Anaao Giovani Formazione, inviata oggi ai ministri della Salute e dell'Istruzione, Università e Ricerca, al coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, al presidente Fnomceo e a quello dell'Osservatorio nazionale formazione medica specialistica.

Nella lettera, i giovani medici dell'Anaao Assomed puntano il dito su almeno 4 punti critici della formazione medico-specialistica italiana che necessitano di un intervento rapido e concreto: il mancato rispetto del decreto legislativo 66/2003 sull'orario di lavoro dei medici in formazione specialistica; la qualità della formazione medico-specialistica; le proposte di modifica della metodologia di accesso alle scuole di specializzazione; l'insufficienza di contratti di formazione specialistica correlati al numero di laureati e al fabbisogno delle regioni.

"Noi ci crediamo e auspichiamo - dicono i giovani medici dell'Anaao - che mettendoci in gioco tutti insieme si possa davvero arrivare ad un sistema formativo più moderno ed europeo, più attraente ed efficiente, più performante e meritocratico. Il futuro della sanità italiana è in mano nostra, lavoriamoci sopra per migliorare. Insieme possiamo".

 La lettera non contiene solo denunce, ma anche suggerimenti e proposte:

      1) Ferma presa di posizione sul rispetto della legge sull'orario di lavoro per i medici specializzandi;

      2) Una rivisitazione dei numeri di prestazioni minime che il medico in formazione deve aver svolto al termine del percorso formativo;

      3) Stabilire un percorso formativo definito, delineando step temporali e di competenze da raggiungere; cadenzare tempistiche, obiettivi, tipi di tutoraggio e tipologie di strutture in cui viene svolta la formazione;       4) Creazione di un organismo esterno di verifica della qualità delle strutture accreditate, al fine di assicurare le reali capacità formative con parametri realmente oggettivi;

      5) Migliorare l'accesso alle Scuole di specializzazione attraverso sostanziali modifiche delle regole sul concorso;

      6) Riduzione pluriennale degli accessi a Medicina e concomitante aumento considerevole dei contratti di formazione specialistica. Sarebbe auspicabile che le Regioni contribuissero all'aumento dei contratti di formazione specialistica, diventando protagoniste nel cammino formativo dei medici specializzandi, considerate anche le loro richieste di fabbisogno specialistico. Con il loro aiuto e lo stanziamento, anche per un periodo transitorio, di ulteriori 1.000 contratti di formazione specialistica, e di un numero almeno pari di contratti di formazione in Medicina generale - concludono i giovani Anaao - il gap tra laureati e posti a bando si ridurrebbe. Il costo complessivo, stimato in circa 130 milioni di euro, ammonterebbe a poco più di 6 milioni per le 20 Regioni italiane, una cifra oggettivamente alla portata di ogni bilancio regionale, viste anche le sue finalità.

04-APR-17 12:40

 

 PASQUA: CIOCCOLATO ANTI-STRESS E AMICO CUORE MA OCCHIO AL RISCHIO ORTICARIA

La nutrizionista, tutte le virtù di questo alimento da consumare con moderazione

Roma, 4 mar. (AdnKronos Salute) - Un goloso anti-stress 'alleato' di sonni tranquilli, ma anche amico del cuore grazie alla presenza di polifenoli dall'effetto "antinfiammatorio ed antiaggregante", e persino nemico della carie, secondo recenti ricerche. A mettere in luce le virtù del cioccolato, protagonista delle feste pasquali, è Simona Chialastri, nutrizionista biologa all'Ini, Istituto neurotraumatologico italiano e docente all'università di Roma Tor Vergata, che avverte: "Occhio, perché può anche essere causa di allergie, con prurito, orticaria e disturbi digestivi, probabilmente - spiega all'Adnkronos Salute - per la presenza di sostanze tanniche che ostacolano la completa scomposizione in amminoacidi delle proteine".

In questo periodo il cioccolato è l'incontrastato protagonista degli scaffali dei supermercati, ma è un alimento buono per la nostra salute o no? "Innanzi tutto - precisa Chialastri - occorre capire di quale cioccolato si tratta, infatti secondo l'attuale legislazione si distingue in: cioccolato extra, con almeno il 45% di cacao totale e il 28% di burro di cacao, che viene considerato il più pregiato. Cioccolato finissimo, in cui il contenuto di cacao totale deve essere almeno il 43% ed il burro di cacao il 26%. Cioccolato, con un contenuto minimo di cacao deve del 35%; cioccolato comune: ha un contento di cacao totale del 30% e in genere viene utilizzato per le preparazioni dolciarie; cioccolato al latte, che deve contenere almeno il 14% di latte ed il 25% di cacao e non più del 55% di zucchero; cioccolato finissimo al latte: deve contenere almeno il 18% di latte ed il 30% di cacao e lo zucchero non deve superare il 50%; cioccolato bianco, contiene almeno il 20% di burro di cacao".

Ebbene, "il cioccolato rappresenta una delle principali fonti di flavonoidi, composti con una spiccata attività antiossidante. Quello fondente ne contiene le quantità maggiori, mentre sono praticamente assenti nel cioccolato bianco, e in quello al latte ne ritroviamo pochi; comunque l'aggiunta del latte sembra ridurre l'assorbimento di tali sostanze".

 "L'elevato apporto di grassi del cioccolato stimola la secrezione di colecistochinina, un ormone prodotto dallo stomaco capace di dare senso di sazietà, con effetti rilassanti sulle attività celebrale - continua la nutrizionista - agisce a livello ipotalamico, la zona del cervello dove si trovano le cellule che regolano la fame e la sazietà. Diversi studi, tra cui una ricerca condotta dall'Università di Melbourne su pazienti con problemi di ipertensione, affermano che un consumo moderato di cioccolato fondente può portare numerosi benefici, come la riduzione del rischio cardiovascolare. Inoltre, è particolarmente ricco di ferro e magnesio".

"Il cioccolato fondente è anche ricco di triptofano, importante per la sintesi di serotonina, un neurotrasmettitore che favorisce comportamenti più sereni e sonni più tranquilli. Infine, come confermato da uno studio dell'università di Osaka, è considerato un buon anticarie, grazie alla presenza di sostanze antibatteriche", afferma.

Occhio però all'elevato apporto calorico: una tavoletta da 100 g di cioccolato fondente "fornisce poco più di 500 kcal. Un consumo elevato, quindi, non va molto d'accordo con la dieta. Inoltre, il cioccolato può essere causa di allergie e contiene teobromina, una sostanza molto simile alla caffeina, per cui è meglio non esagerare con le quantità, sopratutto nei bambini. Ed è controindicato - spiega Chialastri - nella calcolosi renale ossalica, per la presenza di alte dosi di acido ossalico. A causa dell'alto contenuto di grassi, è controindicato anche nei soggetti con colecistite. Infine ne viene sconsigliato il consumo anche chi soffre di gotta, a causa dell'altro contenuto di purine (sostanze azotate presenti negli acidi nucleici)". Dunque, "benvenuto cioccolato, alimento con mille qualità, ma - conclude l'esperta - attenzione alle quantità: la moderazione ancora una volta è la scelta migliore".

04-APR-17 13:36

 

 MEDICINA: REMUZZI, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' IL FUTURO MA TENERE ALTA GUARDIA

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - "La tecnologia può contribuire a migliorare la medicina, la salute e la scoperta di nuovi farmaci. Ma è importante che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale sia seguito molto da vicino, in modo da evitare che le macchine imparino prima di noi e che, quindi, non riusciamo a orientarle per il bene dell'uomo e del futuro dell'umanità". Ne è convinto Giuseppe Remuzzi, nefrologo dell'Istituto Mario Negri, tra i promotori del convegno 'Il futuro dell'umanità visto dalla prospettiva della scienza medica', che ha riunito scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo al Nobile collegio chimico farmaceutico di Roma.

Al centro dell'incontro, promosso con il contributo della Fondazione Menarini, la riflessione su come la medicina moderna e l'intelligenza artificiale possano aiutare l'umanità, in un secolo che ci pone davanti a diverse sfide: la lotta contro la povertà, la difesa dell'ambiente dai cambiamenti climatici e dall'inquinamento, le migrazioni, le discriminazioni di genere e la disabilità. Il tutto complicato dalla globalizzazione, che viene vista come una minaccia, complicata da guerre, violenza, paura e intolleranza che indeboliscono lo spirito di collaborazione dei popoli.

"I computer possono elaborare una quantità enorme di dati e renderci persino difficile capire quello che succede - osserva Remuzzi- Quindi dobbiamo fare in modo che le macchine aiutino l'uomo piuttosto che diventare un problema". E lo stesso vale per "il riscaldamento globale e l'inquinamento, che tra pochi anni potranno diventare problemi molto grandi. Anche in questi casi l'intelligenza artificiale può aiutare ma alla condizione di evitare che sfugga al controllo".

04-APR-17 14:38

 

 RICERCA: SPEGNERE INFIAMMAZIONE PER RIDURRE DISABILITA' COGNITIVE BIMBI

Milano, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Una reazione a catena, che si innesca 'fra le fiamme'. C'è un sottile filo rosso che lega alcuni disturbi dello sviluppo neurologico infantile caratterizzati da deficit cognitivi e la presenza di alti livelli di infiammazione. A dimostrarlo per la prima volta è stato un team di scienziati italiani di Humanitas e Istituto di neuroscienze del Cnr, in collaborazione con lo spagnolo Universidad Miguel Hernández lnstituto de Neurociencias.

Una percentuale di queste patologie non ha chiare cause genetiche. Gli esperti hanno però identificato ora una relazione diretta tra le disabilità cognitive che le caratterizzano e, appunto, l'infiammazione che colpisce le sinapsi, cioè le strutture cerebrali di smistamento di informazioni e segnali a tutto il corpo. Il 'gancio' è l'aumentata espressione della proteina MeCP2, coinvolta in disturbi del neurosviluppo che implicano gravi disabilità fisiche e mentali in patologie come la sindrome di Rett e la sindrome da duplicazione di MeCP2. Con lo studio pubblicato sulla rivista 'eLife', spiega Michela Matteoli, direttore dell'Istituto di neuroscienze del Cnr e del Neuro Center di Humanitas, e docente di Farmacologia di Humanitas University, "abbiamo dimostrato che una eccessiva infiammazione aumenta i livelli di MeCP2".

Gli scienziati hanno dunque tentato la strada di spegnerla con un antinfiammatorio. "Bloccando una delle molecole chiave dell'infiammazione attraverso un farmaco antagonista del recettore dell'interleuchina-1 beta, un antinfiammatorio già usato nella pratica clinica, siamo riusciti a correggere i livelli di MeCP2, così come molti dei difetti delle sinapsi che caratterizzano le patologie del neurosviluppo, normalizzando i difetti di apprendimento", annuncia Matteoli. Gli autori del lavoro tengono a precisare che si tratta di una scoperta effettuata in laboratorio, per cui al momento non ci sono ancora evidenze cliniche. Ma si aggiunge così un tassello importante per la comprensione delle dinamiche che portano alle disabilità cognitive, anche in assenza di una chiara causa genetica.

 I ricercatori si sono focalizzati sull'infiammazione come uno dei principali fattori già noti per la capacità di modificare il rischio e la gravità dei disturbi dello sviluppo. In particolare, hanno voluto definire se e in che modo l'infiammazione colpisse le sinapsi generando condizioni di 'sinaptopatie', ossia malattie delle sinapsi, termine con cui vengono attualmente chiamate le malattie del neurosviluppo.

"Lo sviluppo di sinaptopatie - prosegue Matteoli, che ha coordinato lo studio - è alla base dell'alterata attività di controllo delle sinapsi su tutte le abilità, incluse quelle cognitive come l'apprendimento, l'attenzione, la percezione, la capacità di prendere decisioni. E' quindi fondamentale identificare fattori, genetici e non, che possano pregiudicarne la funzione".

Questa scoperta, commenta Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University, fra gli autori dello studio, "potrebbe permettere di ridurre le disabilità cognitive e migliorare la qualità di vita nei piccoli pazienti affetti da malattie autoinfiammatorie caratterizzate da deficit cognitivi".

04-APR-17 14:54

 

 RICERCA: ESPERTI LINCEI, ANCHE INSETTI, PESCI E UCCELLI SONO MANCINI

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - La dominanza manuale della destra sulla sinistra non è una prerogativa della specie umana: anche i pesci, gli uccelli, gli insetti, in particolare le api, e perfino i vermi possono essere mancini, e hanno il cervello diviso in due emisferi. Gli studi più recenti sulla dominanza manuale vengono illustrati all'Academia dei Lincei il 4 e il 5 aprile nel corso della conferenza internazionale 'Handedness facts: from evolution to neurosciences'.

Approfondire la conoscenza di questi fenomeni e di come il cervello suddivide le funzioni destra e sinistra "potrà essere utile allo studio di disturbi neurologici, psichiatrici e anche all'autismo, per il quale si stanno sperimentando marker precoci sulla lateralità del cervello già a livello fetale", si legge in una nota dei Licei. E' interessante notare che tra gli autistici appare una maggiore frequenza dei mancini. Una importante applicazione di questi studi riguarda anche lo sviluppo di protesi e robot per gli amputati, che utilizzano i segnali del cervello per comandare arti artificiali. Negli uomini la prevalenza manuale dei destri è del 90% rispetto ai mancini, mentre risulta minore in tutte le altre specie, un poco più alta nei primati, più bassa negli altri.

 Anche tra le popolazioni umane nel corso dell'evoluzione si notano differenze: ad esempio nelle popolazioni primitive che non avevano un linguaggio la differenza è meno significativa, questo può indicare che la componente ambientale influenza significativamente la dominanza manuale.

"Nonostante la mano umana sia stata una fonte di attenzione e fascino nel corso della storia - spiega Umberto Castiello dell'Università di Padova - la scienza sta ancora cercando di spiegare i meccanismi che regolano una delle sue funzioni di base, la dominanza manuale. Analizzando le somiglianze tra la dominanza manuale umana e le asimmetrie mostrate da altre creature nel mondo animale, emerge chiaramente che la distribuzione della preferenza e della dominanza sono nettamente spostate a destra. La lateralità - aggiunge - è presente in tutte le specie a prescindere dalla complessità e dalla dimensione del cervello".

04-APR-17 16:06

 

 RICERCA: LORENZIN, STUDIO SU ALZHEIMER DIMOSTRA VALORE RICERCATORI ITALIANI

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Lo studio sull'Alzheimer "condotto dalla equipe scientifica tutta italiana Università Campus biomedico, Cnr, Fondazione Santa Lucia e pubblicato su 'Nature' è la concreta dimostrazione che i nostri ricercatori, anche in ambito medico, sono tra i migliori al mondo". Lo afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

"Non posso che complimentarmi - prosegue il ministro della Salute - con l'Università Campus Bio-Medico di Roma, con il Cnr e con l'Irccs Santa Lucia, le istituzioni che hanno reso possibile questo importante risultato. Che è impreziosito dal ruolo della dottoressa Annalisa Nobili, giovane prima firma dello studio. Sono donne come lei e scienziati come il professor Marcello D'Amelio - nota Lorenzin - a consentirci di guardare al nostro futuro e a quello della medicina con la fiducia e la consapevolezza che la scienza saprà sempre prendersi cura dell'umanità, specialmente se fragile o malata".

04-APR-17 17:24

 

 BIOTESTAMENTO: PRIMI PASSI DDL MA E' GIA' SCONTRO IN AULA SU EUTANASIA

Già da art. 1 su finalità legge si accende discussione su alimentazione e idratazione

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Arrivati alla votazione del decimo emendamento all'articolo 1 ('evitare l'accanimento terapeutico nei trattamenti sanitari') della legge sul biotestamento, in aula si accende lo scontro dialettico sull'eutanasia. Il testo in discussione non la prevede, anzi, secondo il fronte che sostiene il provvedimento, lo esclude tassativamente. Invece, a parere di Lega, Fdi, Udc e diversi deputati cattolici della maggioranza, il testo è ambiguo e non vieta in termini chiari e inequivocabili l'accesso all'eutanasia, attraverso l'interruzione dell'idratazione e alimentazione artificiali.

"Questa è una gallina - ha dichiarato Alessandro Pagano (Fdi) parlando in modo pittoresco del ddl - ma si è deciso per legge di chiamarla gatto e allora tutti fanno miao. Questa è una legge sull'eutanasia ma per ipocrisia e debolezza non lo si vuole dire. Noi vogliamo un voto chiaro e esplicito perché vogliamo punire chi istiga al suicidio". "Noi - ha obiettato Monica Gregori (Mdp) - non stiamo uccidendo le persone facendole morire di fame e di sete, ma stiamo semplicemente prevedendo le disposizioni affinché una persona possa decidere in piena autonomia e libertà di mettere fine al trattamento sanitario e di interrompere di conseguenza le pratiche artificiali di idratazione e alimentazione, pratiche che rientrano in un piano terapeutico".

 "La scorsa settimana - ha ricordato Gianluigi Gigli, deputato Ds-Cd - ad Avezzano è morta in modo naturale una donna che era stata in coma per 29 anni, senza alcun tipo di intervento. In casi come questi sospendere l'idratazione è la nutrizione equivale a fare un intervento di eutanasia omissiva. Chiamatela come volete ma questa è eutanasia".

"Noi escludiamo totalmente l'eutanasia - ha osservato Giovanni Burtone, che prima di diventare deputato Pd faceva il cardiologo e medico legale - questo emendamento non è assolutamente necessario", ha detto riferendosi alla proposta di modifica presentata da Alessandro Pagano. "Mi sembra una legge sull'eutanasia ma fatta male. Non avendo il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, questa inedita maggioranza apre uno spiraglio per fare entrare l'eutanasia omissiva", ha concluso il deputato Udc, Rocco Buttiglione.

04-APR-17 18:02

 

 SANITA': ROBOT IN PALESTRA E INTERFACCIA CERVELLO-PC, LA RIABILITAZIONE E' 4.0

Da Lokomat a Brain Computer interface fino agli esoscheletri indossabili, le novità nelle strutture italiane

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Un tapis-roulant computerizzato che consente di riprodurre uno schema motorio e ritornare a camminare. E ancora, un'interfaccia cervello-computer per la riabilitazione degli arti grazie a una mano virtuale. Per finire con una palestra di robot indossabili: sale hi-tech dove i pazienti colpiti da patologie neurologiche gravi come l'ictus, potranno seguire programmi personalizzati. La riabilitazione in alcuni centri italiani diventa 4.0, con risultati di recupero inimmaginabili solo fino a qualche anno fa.

È così che, dopo decenni di ricerca per creare un ponte di comunicazione tra macchine e cervello, il Brain-computer interface (Bci) consente già la neuro-riabilitazione motoria di persone colpite da ictus. Si tratta di una sorta di 'cuffia' dotata di elettrodi da porre sul capo e di un sistema per 'guidare' il movimento di una mano virtuale. I risultati di uno studio realizzato presso la Fondazione Santa Lucia di Roma ne hanno dato conferma: il 95% delle persone trattate con interfacce cervello-computer ha infatti mostrato un recupero clinicamente significativo del movimento della mano, mentre solo il 25% di pazienti sottoposti a riabilitazione senza sistemi Bci ha raggiunto risultati analoghi.

"Con un apposito sistema di calcolo l'interfaccia Bci acquisisce una serie di dati che corrispondono all'attività elettrica cerebrale del paziente, quando immagina di compiere un movimento corretto con la mano paralizzata - spiega all'Adnkronos Salute Donatella Mattia, direttore del Laboratorio di immagini neurolettiche e Bci e direttore di Sara-t della Fondazione Santa Lucia - Poi il paziente, davanti a un monitor che mostra la riproduzione virtuale della mano paralizzata, può iniziare l'esercizio guidato dal fisioterapista. Se il movimento immaginato viene riconosciuto come corretto dall'interfaccia, quest'ultima permette il movimento della mano. Diversamente, la mano virtuale resta immobile. Il fisioterapista osserva in tempo reale l'attività cerebrale e può quindi constatare se il cervello si sta riorganizzando in modo efficace per il recupero del movimento dell'arto paralizzato dall'ictus".

 ReWalk invece è un esoscheletro indossabile, dotato di sensori e motori che azionano il movimento delle anche e delle ginocchia, che consente la deambulazione a seguito di paraplegie e lesioni midollari all'altezza del dorso. "Non si tratta di uno strumento riabilitativo ma sostitutivo - spiega Marco Molinari, direttore Uoc Neuroriabilitazione 1 e Centro spinale e direttore ReWalk Training Center della Fondazione Santa Lucia - Ma permette di trascorre alcune ore della giornata in posizione eretta, con ricadute positive per l'attività cardiaca e la circolazione sanguigna". Due nuovi esoscheletri in via di sviluppo consentiranno, invece, il recupero della funzione motoria: Symbitron, che permetterà al paziente di diventare parte attiva nel controllo della regolazione del movimento, ed Hank, per il controllo separato delle articolazioni nei pazienti post-ictus.

La riabilitazione degli arti inferiori è il fiore all'occhiello anche dell'Istituto scientifico di Montescano (Pavia) della Fondazione Salvatore Maugeri, grazie ad attrezzature robotiche in grado di garantire un allenamento personalizzato fino al recupero totale. Tra tutti c'è Lokomat, un esoscheletro controllato elettronicamente che permette di riprodurre uno schema motorio assimilabile alla normale deambulazione, grazie a un tapis roulant e un sistema computerizzato di sgravio del peso corporeo. "E' un allenamento post-ictus e post-trauma cranico - spiega Roberto Colombo, responsabile del Servizio di bioingegneria della riabilitazione dell'Istituto scientifico di Pavia, Fondazione Maugeri - Si parte da un peso pari al 20% e si sale in base ai progressi del paziente". Il training è calibrato sul paziente, con sedute dai 45 ai 60 minuti, con possibile abbinamento a un sistema di realtà virtuale.

Invece Braccio di ferro, disponibile all'Istituto scientifico di Veruno, utilizza un sistema a due gradi di libertà, che consente i movimenti in un piano orizzontale per la riabilitazione di spalla e gomito dopo ictus, trauma cranico e lesioni cerebrali acquisite. "Il robot propone compiti motori con interfaccia utente sul computer - aggiunge Colombo - Il paziente deve muovere oggetti e raggiungere target che vede sullo schermo, eseguendo compiti ripetitivi che stimolano la plasticità neurale". Ma non solo: "Stiamo tentando di applicare i sistemi robotici non solo alla riabilitazione motoria ma anche a quella sensitiva. I pazienti post ictus hanno infatti problemi sensoriali - osserva - e stiamo adattando protocolli di trattamento tali che il paziente venga stimolato a sviluppare, ad esempio, il senso della posizione piuttosto che il senso della forza".

 Ma sono molte altre le novità tecnologiche in arrivo per riabilitare il paziente con danni neurologici. Nasce in Italia, a Pisa, la prima palestra mondiale con robot indossabili e realtà virtuale, uno spazio dove i pazienti affetti da patologie neurologiche gravi come l'ictus potranno seguire programmi personalizzati per riabilitare gli arti superiori. Il suo nome è Ronda (Robotica indossabile personalizzata per la riabilitazione motoria dell'arto superiore per i pazienti neurologici), progetto di ricerca coordinato dall'Istituto di BioRobotica della Scuola Sant'Anna di Pisa, in particolare da Silvestro Micera. Nei prossimi mesi due sale gym saranno allestite nell'Unità di neuroriabilitazione dell'ospedale di Cisanello (Pisa) e all'ospedale Versilia, a Viareggio.

La palestra sarà equipaggiata con almeno 5 stazioni di riabilitazione: due sistemi robotici indossabili per la mobilizzazione della spalla e del gomito, specializzati rispettivamente per pazienti neurologici con ridotta capacità motoria ed elevata spasticità o con moderate capacità motorie residue; dispositivi robotici per riabilitare la mano e il polso, una nuova interfaccia tra uomo e macchina che consenta al paziente di sfruttare le capacità residua dei muscoli dell'arto superiore per controllare i robot indossabili. Infine un sistema di realtà virtuale per rendere più motivante l'esercizio e stimolare le capacità cognitiva: il paziente viene proiettato, ad esempio, in una cucina o in un salotto virtuale, all'interno del quale deve operare in modo attivo.

"E' la prima palestra in Italia con robot indossabili - spiega il vice coordinatore del progetto Antonio Frisoli, dell'istituto Tecip (Tecnologie della comunicazione, informazione, percezione) della Scuola Sant'Anna - I robot indossabili possono fornire un aiuto selettivo sulle singole articolazioni: braccio, avambraccio, gomito o spalla. Oltre al fatto che nelle nostre sale il paziente avrà la possibilità di scegliere tra una pluralità di proposte riabilitative completando il ciclo della terapia". Insomma, la riabilitazione 4.0 è già realtà.

04-APR-17 19:13

 

 ANIMALI: L'INDAGINE, MAI DAL VETERINARIO 24% DI CHI HA UN GATTO

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) - Il gatto si cura da solo. La pensano così molti italiani amanti dei felini: secondo l'indagine "La propensione degli italiani a portare cani e gatti dal medico veterinario", commissionata da Royal Canin alla società di ricerca Squadrati, infatti, i proprietari di gatti sarebbero piuttosto disattenti nei confronti della visita veterinaria. Il 24% di chi ha un gatto ha infatti dichiarato di non aver mai portato il proprio amico a 4 zampe dal veterinario negli ultimi 12 mesi (rispetto al 10% dei proprietari di cani).

Una tendenza dei proprietari di gatti confermata anche dalla frequenza delle visite di controllo periodiche: in media gli italiani portano i propri pet dal veterinario 1,9 volte l'anno, ma i valori si contraggono se si focalizza l'attenzione solo sui gatti (1,4 volte l'anno contro 2,2 volte per i cani). Per i gatti, inoltre, si assiste ad una decrescita nella frequenza della visita veterinaria di controllo man mano che l'età aumenta, specie nella fascia dai 7 ai 12 anni. Oltre i 12 anni invece si fanno più controlli, probabilmente per via di una manifestazione più visibile dei problemi legati all'età.

Insomma, il gatto 'maschera' i suoi problemi, almeno fino a una certa età. "Per i gatti la visita veterinaria è particolarmente importante dai 7 anni, quando iniziano a manifestarsi i primi effetti dell'invecchiamento, come ad esempio il rallentamento del rinnovo cellulare, un maggior tempo dedicato al sonno ed un aumento di peso corporeo, segni che non sono sempre immediatamente visibili o collegabili ad un cambiamento del pet", precisa Sabrina Cavicchioli, Vet Pillar Head di Royal Canin Italia.

 Ma perché i proprietari di gatti centellinano le visite dal veterinario? C'è la convinzione diffusa che i gatti abbiano meno necessità di assistenza veterinaria rispetto ai cani; inoltre il gatto tende ad esprimere forme di stress evidenti nei confronti della visita veterinaria. Insomma, si tende a risparmiare al proprio animale un'esperienza giudicata poco piacevole. Rinviando così controlli che però sono utili alla salute del felino, per prevenire le principali patologie e supportare il bilanciamento dell'apporto nutrizionale lungo tutta la sua vita.

"I gatti, infatti, da un punto di vista veterinario, rappresentano una sfida: richiedono una gestione diversa, locali e attrezzature adeguate e conoscenze tecniche specifiche. Per questi motivi, in Europa, molte cliniche veterinarie hanno adattato le loro sedi, formato il personale e implementato i protocolli, in modo da soddisfare al meglio le esigenze veterinarie della popolazione felina, sempre più in aumento", conclude Fabrice Ribourg, General Manager di Royal Canin Italia.

La Campagna di sensibilizzazione Royal Canin coinvolgerà, da aprile, 5.000 ambulatori veterinari in tutta Italia, in cui verranno distribuiti materiali informativi, quali la 'Guida del gatto' e i 10 consigli utili per rendere piacevole il trasporto del gatto in clinica, che i veterinari potranno consegnare ai proprietari di gatti per far comprendere l'importanza della visita periodica per il benessere dei loro amici a 4 zampe e per supportarli nell'affrontare al meglio l'esperienza della visita veterinaria.

04-APR-17 19:51

adnkronos Salute

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