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Roma, 21 mar.2017

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NEWS martedý 21 marzo 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS martedì 21 marzo 2017

 

SANITA': CIMO, INSUFFICIENTE MOZIONE RENZI SU WELFARE E SALUTE

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - "La mozione presentata da Renzi al Congresso Pd offre numerosi spunti di riflessione. Ma poiché rappresento un'organizzazione sindacale, è doveroso da parte mia soffermarmi sul capitolo che ha come titolo 'welfare e salute', che coinvolge tutti i cittadini italiani e un'importante fetta del tessuto sociale fatto da medici e operatori sanitari". In questa parte la mozione "è da considerarsi ancora insufficiente" e "dimostra la necessità di una più accurata attenzione ai problemi dei cittadini italiani". Questa l'opinione espressa in una nota da Guido Quici, vice presidente nazionale del sindacato Cimo.

"In questi anni - ricorda - ci siamo più volte lamentati del fatto che la sanità non è mai stata ricompresa nell'agenda di Governo. Di fatto, ha sostituito la scuola all'ultimo posto nella lista delle priorità per il Paese. Le leggi finanziarie degli ultimi anni lo dimostrano chiaramente e gli effetti sul nostro Ssn sono sotto gli occhi di tutti. Eppure il ministro Lorenzin ha provato a riportare la sanità nell'agenda di Governo, ma proprio da parte del Governo è mancato il supporto alle sue iniziative, uno su tutti l'art. 22 del Patto per la Salute".

"Non a caso - sottolinea Quici - si è registrato negli ultimi anni un aumento drastico degli italiani, oltre 10 milioni, che dichiarano di non potersi curare e, non a caso, è aumentato in modo esponenziale l'out of pocket quantificabile nella misura di circa 34 miliardi l'anno. Intanto, i risvolti negativi vanno dalle note vicende dei pronto soccorso italiani, alle liste di attesa sempre più lunghe per carenza di personale e mancate riorganizzazioni, agli scandali delle sanità regionali, alla esplosione del precariato, al salto generazionale con conseguenze pesanti in settori quali le chirurgie, fino alla mancata attuazione di piani sanitari a iniziare dalle cronicità".

"Lo sappiamo da anni e lo abbiamo sempre denunciato - osserva il vice presidente Cimo - che manca il personale sanitario, che i medici sono una razza 'in estinzione', come sappiamo da anni che la professione medica è stata marginalizzata e, di fatto, 'commissariata' per motivi di ordine economico a danno della qualità e sicurezza delle cure. E allora, si intende davvero investire in politiche pubbliche della salute? Le attuali esperienze regionali dimostrano il contrario".

"La crescita esponenziale della sanità privata, favorita dai superticket e dalla guerra all'intramoenia, e soprattutto della medicina low cost - riflette Quici - è avvenuta in un contesto che ha visto una selvaggia deospedalizzazione delle strutture pubbliche, senza l'implementazione di una vera politica sanitaria territoriale. La spending review è stata fin troppo efficace sulla spesa ospedaliera, perché favorita della possibilità di standardizzare i processi. Ma intanto ci chiediamo: come sono state utilizzate le maggiori risorse trasferite in questi anni dall'assistenza ospedaliera a quella territoriale?". Ragiona il sindacalista: "La sanità è parte integrante del welfare, per cui occorre preliminarmente chiarire quale sistema di protezione sociale si vuole perseguire".

"Oggi lo Stato impegna per il welfare una spesa di 446.956 miliardi (dati Istat 2015), di cui il 66,3% per la previdenza, il 10,2% per l'assistenza e il 23,5% per la sanità - elenca Quici - E allora, che tipo di welfare immagina Renzi? Intende confermare l'attuale modello italiano affidato alla famiglia? Se sì, occorrono ulteriori interventi, questa volta non spot, ma che vadano oltre gli assegni familiari e i benefit, e che coinvolgano anche strumenti di tax break, ovvero di sostegno fiscale. Ciò in considerazione del fatto che la ripartizione della spesa pubblica alle famiglie rappresenta solo l'1,5% del Pil, rispetto a una media europea del 2,25% o della Francia del 3,9%. Tanto consentirà, ad esempio, anche attraverso partnership pubblico-privato, la sostenibilità delle long-term care essenziali per assistere gli anziani non autosufficienti. Nei prossimi mesi, in previsione della tornata elettorale, Cimo solleciterà tutte le forze politiche affinché la sanità italiana occupi un ruolo centrale nei futuri programmi elettorali, unitamente al sistema di protezione sociale del nostro paese".

21-MAR-17 11:47

 

 RICERCA: NASCE SUMMER SCHOOL GIMBE PER ALLEVARE NUOVE GENERAZIONI RICERCATORI

Bando nazionale per 30 giovani

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - Al via, a settembre, la Summer School Gimbe sulla metodologia dei trial clinici, rivolta a 30 giovani studenti, medici e farmacisti, selezionati con un bando nazionale. Una nuova generazione di ricercatori, allevata dalla Fondazione Gimbe con l'obiettivo di migliorare qualità, etica, rilevanza e integrità della ricerca clinica. La prima edizione della summer school, dal 4 all'8 settembre a Bologna, è realizzata grazie a una erogazione liberale e non condizionante di Assogenerici al programma Gimbe4young.

"Nella gerarchia delle evidenze scientifiche - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - i trial clinici, in particolare quelli controllati e randomizzati, costituiscono lo standard di riferimento per valutare l'efficacia degli interventi sanitari. Tuttavia la loro qualità è spesso insoddisfacente: questo determina inevitabilmente lo spreco di preziose risorse, oltre alla persistenza di numerose aree grigie".

I dati dimostrano che più del 50% dei trial pubblicati presenta rilevanti errori metodologici che ne invalidano i risultati; sino al 50% non arriva nemmeno alla pubblicazione e molti di quelli pubblicati tendono a sovrastimare i benefici e sottostimare i rischi degli interventi sanitari. Oltre il 30% dei trial non riporta dettagliatamente le procedure con cui somministrare gli interventi studiati e spesso i risultati dello studio non vengono interpretati alla luce delle evidenze disponibili.

Anche la comunità scientifica internazionale si è messa in moto, puntando con la campagna Lancet Reward (Reduce research Waste And Reward Diligence) a ridurre gli sprechi ed aumentare il 'value' della ricerca biomedica: "Pazienti e professionisti – continua Cartabellotta - vengono raramente coinvolti nella definizione delle priorità, per cui molti trial rispondono a quesiti di ricerca irrilevanti e/o misurano outcome di scarsa rilevanza clinica. Senza contare il fatto che oltre la metà dei trial viene pianificata senza alcun riferimento a evidenze già disponibili, generando evitabili duplicazioni".

"Sono convinto dell'assoluta importanza dell'attività di formazione svolta da istituzioni come la Fondazione Gimbe, che da anni si batte per riportare la sanità pubblica al centro dell'agenda politica - commenta Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici - In un momento in cui la sostenibilità del Ssn è messa gravemente a rischio dalla scarsità dei finanziamenti, dalla sfida dei nuovi Lea, dall'apparente incapacità del sistema di trovare al proprio interno le risposte giuste a sprechi e inefficienze, la formazione dei giovani professionisti rappresenta un investimento di valore sul futuro di un Ssn rinvigorito e coerente con la propria mission".

Da qui la scelta di "sostenere concretamente il programma Gimbe4Young, convinti che da questa partnership possa essere tracciata la rotta verso una maggior consapevolezza da parte dei professionisti sanitari sulla corretta allocazione e gestione delle risorse", evidenzia Häusermann. "Considerato che le metodologie di pianificazione, conduzione, analisi e reporting dei trial clinici non costituiscono ancora parte integrante dei percorsi universitari e specialistici - conclude Cartabellotta - la Fondazione Gimbe lancia un bando nazionale per selezionare 30 giovani studenti, medici e farmacisti, al fine di colmare questo gap formativo". La scadenza è fissata al 31 maggio 2017.

21-MAR-17 12:26

 

SANITA': FALSO MEDICO, ORDINE ROMA CANCELLA DALL'ALBO DAVIDE IANNONE

Predisposta denuncia all'autorità giudiziaria

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - Una presunta laurea in Medicina che, in realtà, non era stata conseguita e non ha retto ai controlli. Così Davide Iannone è stato cancellato dall'Albo. Dopo la segnalazione ricevuta nei giorni scorsi dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari della provincia di Trento, e con in mano le informazioni chieste all'Università Federico II di Napoli, l'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri di Roma ha concluso le verifiche sul caso del "sedicente medico Davide Iannone. E' stata accertata l'insussistenza del titolo di laurea in Medicina e Chirurgia. Pertanto - scrive l'Ordine - con provvedimento in via urgenza del presidente dell'Ordine della Capitale, è stato avviato l'iter di cancellazione dall'Albo".

Iannone vi si era iscritto nel 2009, dopo un cambio di residenza. La cancellazione "verrà ratificata dal Consiglio direttivo nella prossima riunione utile del 13 aprile. Contestualmente - spiega l'Ordine di Roma - è stata avviata la presentazione di apposita denuncia all'Autorità giudiziaria per esercizio abusivo della professione medica".

"Appena avuta segnalazione dall'Asl di Trento, ove il signor Iannone svolgeva attività come medico, ma senza aver prodotto prova dei necessari titoli per esercitarla, abbiamo avviato la procedura di verifica sul caso - riassume il presidente dell'Ordine di Roma, Giuseppe Lavra - richiedendo all'interessato e all'Università Federico II di Napoli il diploma di laurea che lo stesso Iannone aveva dichiarato mendacemente di aver conseguito presso questo ateneo".

"Va comunque precisato che la prima iscrizione all'Albo professionale era avvenuta presso l'Ordine di Cagliari, che aveva provveduto ad effettuare gli accertamenti istruttori di legge, mentre a noi è arrivata come richiesta di trasferimento di residenza. Ora, proprio alla luce di quanto emerso, stiamo studiando un percorso di verifica e procedurale delle posizioni iscrittive, affinché - annuncia Lavra – in futuro possano essere prevenuti e, comunque rilevati tempestivamente, casi del genere".

21-MAR-17 13:02

 

 FARMACI: GARDINI (EPAC), ITALIA IN TOP 10 PER ACCESSO ILLIMITATO AD ANTI-EPATITE C

Saremo sentinelle su Regioni

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - "L'Italia è tra le prime 10 nazioni al mondo che hanno concesso l'accesso illimitato ai farmaci antipatie C. E' un risultato storico mentre a livello internazionale ci sono ancora poche nazioni che si possono concedere questo lusso". Lo ha detto Ivan Gardini, presidente dell'Associazione pazienti Epac onlus, partecipando questa mattina alla presentazione ufficiale degli 11 nuovi criteri, definiti dall'Aifa in accordo con le società scientifiche. "E' una fonte di orgoglio - ha ribadito - Lorenzin è stata il primo ministro che, con grande insistenza e caparbietà, ha voluto che questi farmaci potessero essere a disposizione di tutti".

"Ora la palla passerà alle Regioni - ha aggiunto - e noi come associazione faremo da sentinella affinché il Piano di eradicazione sia attuato e gli 80 mila pazienti l'anno siano effettivamente curati: ci siamo già impegnati con Aifa a effettuare segnalazioni per sbloccare situazioni anomale che possono costituire blocchi all'accesso del farmaco".

Per Gardini l'ampliamento dell'accesso ai farmaci anti-epatite C "porrà fine anche al turismo farmaceutico da parte di pazienti che in questi mesi sono andati in India, o hanno comprato i farmaci su internet correndo rischi". E "d'ora in avanti i pazienti in lista di attesa presso un centro avranno una loro sequenza stabilita dal medico curante: questa apertura - ha concluso - consentirà ai pazienti in carico presso strutture con tantissimi malati di potersi curare in centri con liste di attesa ridotte".

21-MAR-17 13:23

 

 FARMACI: PIANO AIFA, CURE PER 240 MILA CON EPATITE C IN 3 ANNI

Melazzini, gli 11 nuovi criteri ufficiali ed esecutivi, presto determina in Gazzetta ufficiale

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - I nuovi criteri di trattamento per l'accesso ai farmaci anti-epatite C di seconda generazione, elaborati dall'Aifa, "sono ufficiali ed esecutivi". Mario Melazzini, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, questa mattina nella sede dell'Agenzia a Roma, ha presentato ufficialmente gli 11 nuovi criteri, definiti in accordo con le società scientifiche e "che consentiranno di trattare tutti i pazienti con epatite C, per i quali è indicata e appropriata la terapia". Criteri, ha sottolineato, "di trattamento, non di rimborsabilità", per cui tutti i pazienti avranno la possibilità di mettersi in lista, saranno presi in carico dagli specialisti dei centri prescrittori e, a seconda della scala di priorità e del quadro clinico, potranno essere trattati entro i tre anni.

Il Piano di eradicazione dell'epatite C dell'Aifa prevede, infatti, come obiettivo l'accesso ai trattamenti per 240 mila pazienti in tre anni, 80 l'anno. "Farò una determina - ha annunciato Melazzini - in cui saranno allegati i criteri, che sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale". Intanto, "nei primi dieci di giorni di aprile i registri di monitoraggio saranno aggiornati, dunque potranno reclutare i pazienti con i nuovi criteri".

Al 20 marzo sono 70.698 i trattamenti avviati sulla base dei sette vecchi criteri di rimborsabilità, che hanno previsto l'accesso modulato dei malati di epatite C in base al principio di urgenza clinica. Mentre attualmente i centri abilitati alla prescrizione sono 226 in Italia, con la possibilità di ampliarli a 273, in accordo con le Regioni, nel caso in cui si rivelasse necessario.

"Le Regioni hanno condiviso il nostro percorso, tutti abbiamo l'obiettivo di rispondere alla domanda di salute delle persone affette da epatite C - ha aggiunto Melazzini - Adesso però i pazienti devono essere presi in carico".

Dalla ricognizione fatta dall'associazione dei pazienti, "ci sono centri in cui il numero di pazienti presi in carico è basso - ha osservato - Quindi prima di implementare il numero dei centri bisognerebbe puntare su questi centri che potenzialmente hanno la capacità organizzativa di farsi carico dei pazienti".

"E' un momento storico - ha commentato Luca Miele, dell'Associazione italiana per lo studio del fegato - Le evidenze scientifiche devono essere al servizio dei pazienti".

21-MAR-17 13:27

 

 FARMACI: AIFA, IN ARRIVO NUOVI ANTI-EPATITE C PIU' RAPIDI ED EFFICACI

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - In arrivo nuovi farmaci per il trattamento dell'epatite C, più rapidi ed efficaci. Lo spiega il direttore generale dell'Aifa, Mario Melazzini, che questa mattina ha presentato i nuovi criteri per l'accesso ai medicinali anti-epatite C di seconda generazione, definiti dall'Agenzia italiana del farmaco in accordo con le società scientifiche. A breve - sottolinea l'Aifa - saranno disponibili in commercio nuovi prodotti per il trattamento dell'infezione, caratterizzati da maggiore efficacia e minore durata di terapia, rispetto alle opzioni terapeutiche oggi disponibili.

E' infatti in corso presso l'Aifa la negoziazione per la rimborsabilità e la fissazione del prezzo del farmaco Epclusa* (sofosbuvir/velpatasvir) per il trattamento di tutti i genotipi (azione pan-genotipica) del virus Hcv, ed è attesa entro giugno 2017 l'autorizzazione con procedura accelerata da parte dell'Agenzia europea per i farmaci Ema di un'ulteriore specialità medicinale (glecaprevir/pibrentasvir) anch'essa ad azione pan-genotipica.

Inoltre, numerose associazioni di principi attivi e nuove combinazioni sono in sperimentazione nei trial clinici al fine di ampliare il numero di opzioni terapeutiche, soprattutto per i sottogruppi di pazienti più difficili da trattare, di ridurre la durata della terapia e aumentare al maneggevolezza della cura. La durata della trattamento è variabile: 8, 12, 24 settimane, e in alcuni casi 48 settimane. Attualmente, i nuovi farmaci disponibili per il trattamento dell'epatite C sono 6: Sovaldi*, Harvoni*, Viekirax* + Exviera*, Olysio*, Daklinza*, Zepatier*.

21-MAR-17 13:58

 

 SANITA': PAPA A MILANO, MAXI MACCHINA SOCCORSI CON 2 MEZZI SOLO PER PONTEFICE

Presidiate tutte le tappe e potenziate forze, per parco Monza in campo da 4 Pma a 100 squadre appiedate

Milano, 21 mar. (AdnKronos Salute) - Una giornata densa di tappe e appuntamenti e un percorso che si snoda sui territori di 2 province. Ad accogliere Papa Francesco a Milano non ci saranno solo migliaia di fedeli, ma anche una maxi macchina dei soccorsi. Con uno spiegamento di forze straordinario almeno quanto l'evento in programma per sabato 25 marzo. Due mezzi, un'automedica e un'ambulanza, saranno solo per lui, il Papa, e lo scorteranno come segugi durante tutti gli appuntamenti previsti dalla sua visita pastorale, da quando la mattina di sabato atterrerà fino al suo decollo, sempre dall'aeroporto di Linate, al termine del tour lombardo. Ci sarà una 'mente', un centro nevralgico che si occuperà della gestione dell'evento, di coordinare una macchina con più ramificazioni, diffusa sul territorio.

Tutte le tappe saranno presidiate con un potenziamento di uomini e mezzi. Fino alle stazioni ferroviarie, punto di snodo negli spostamenti dei fedeli. E solo per il Parco di Monza, dove si celebrerà la Messa, si parla di 4 Pma (posti medici avanzati), 2 automediche di cui una dedicata solo ai 6 mila disabili attesi, altre 2 fuori dal parco, 8 ambulanze e 100 squadre appiedate. Allertata anche l'Unità sanitaria di decontaminazione al mattino in zona Milano e nel pomeriggio in zona Monza.

L'Areu (Azienda regionale emergenza urgenza) è pronta per ogni evenienza. E fa il punto sull'organizzazione sanitaria messa in campo per una grande manifestazione di massa come è la visita pastorale del Pontefice. "E' stato indispensabile pianificare un'azione straordinaria di soccorso sanitario, sia per l'assistenza ordinaria dei singoli eventi sia per fronteggiare eventuali eventi maggiori, cioè qualsiasi incidente che per localizzazione, numerosità delle persone coinvolte e gravità richieda risorse straordinarie", spiega l'Areu.

A fare da bussola anche "le esperienze maturate negli anni". Primo punto: si è prestata particolare attenzione al numero e alla disposizione dei punti di soccorso fissi e dei mezzi di soccorso mobili da destinare alla copertura dell'evento, chiarisce l'Areu. "Un'esigenza particolare, che è apparsa da subito irrinunciabile è la richiesta di allestimento di un Centro di coordinamento dei soccorsi (Ccs) che si dedicasse esclusivamente alla gestione dell'evento, e in grado di interfacciarsi efficacemente con il sistema permanente di soccorso sia sanitario che non".

Nel Com, Centro operativo misto, di via Drago (lo stesso di Expo) sarà sempre presente un medico della Direzione Areu, dalle 8 alle 2 del mattino. Per la sala operativa 118 metropolitana si è pensato a un potenziamento con un infermiere e un operatore tecnico dalle 8 alle 2, e con un ulteriore operatore tecnico dalle 24 alle 7 (per la 'normale amministrazione'). In più, specificatamente dedicati al cosiddetto 'evento Papa' (gestione e coordinamento dei soccorsi dell'intero evento), scenderanno in campo un medico dalle 8 alle 20, 4 operatori tecnici dalle 6 alle 24, un operatore tecnico dalle 9 alle 21, un capo turno dalle 6 alle 24, 1 infermiere dalle 24 alle 7.

Per l'assistenza al Papa l'automedica e l'ambulanza saranno pronte dalle 7 all'aeroporto di Linate e saranno al seguito del corteo per l'intera giornata durante le diverse iniziative in programma, fino alle 18.30 di nuovo all'aeroporto di Linate, sede di ripartenza. Tutte le tappe in programma per il Pontefice - incontro in via Salomone, incontro sacerdoti in piazza Duomo, incontro cresimandi a San Siro, messa la parco di Monza - vedono un potenziamento di ambulanze, automediche, squadre appiedate, medici per il coordinamento, operatori tecnici.

I 4 Pma allestiti al Parco di Monza copriranno diverse fasce orarie: 2 dalle 8 alle 18, uno dalle 8 alle 20 e uno dalle 6 alle 18, con la presenza ciascuno di 2 medici, 3 infermieri, 2 soccorritori e un medico di continuità assistenziale e/o pediatra di base.

Per quanto riguarda i mezzi, delle 2 automediche previste all'interno del parco, oltre a quella in attenzione ai disabili ce ne sarà una a disposizione dei 4 Pma. Le altre 2 automediche posizionate fuori dal parco sono per i servizi a Monza e Comuni limitrofi. Completano il quadro le 8 ambulanze e 100 squadre appiedate e l'Unità sanitaria di decontaminazione con 8 operatori.

Sono stati poi potenziati i punti di arrivo e ripartenza, ovvero le stazioni ferroviarie di Arcore, Lissone, Villasanta e Monza, ciascuna con un'ambulanza e una squadra appiedata (2 ambulanze e 2 squadre appiedate a Monza, che ha due 'uscite' dalla stazione) che coprono l'orario dalle 6 fino alle 4.

21-MAR-17 13:46

 

 SANITA': EPATITE C IN CARCERE, PROGETTO PILOTA DI EDUCAZIONE E PREVENZIONE

Al via 'Enehide' promosso da EpaC e Simspe, si parte da Viterbo

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - Educare, informare e prevenire l'epatite C nelle carceri, comunità ad alto rischio per questa infezione, trasformando la detenzione in un'occasione di cura e responsabilità, per la propria salute e per il controllo del contagio. E' il progetto 'Enehide', promosso da EpaC Onlus e Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (Simspe) Onlus, che partirà nella Casa circondariale di Viterbo e coinvolgerà il personale sanitario, la polizia penitenziaria e le persone detenute.

Un'iniziativa che permetterà di mettere a punto un modello da utilizzare, successivamente, a livello nazionale. Basato sulla semplicità. Si avvale infatti di strumenti 'sostenibili': incontri informativi, attività di educazione e distribuzione di 2mila kit di igiene personale (uno spazzolino e un dentifricio) per spezzare la catena del contagio dell'epatite C. Enehide (Educazione e prevenzione sull'Hcv negli istituti detentivi) - illustrato questa mattina a Roma - partirà venerdì nella Casa circondariale di Viterbo, dove il progetto sarà presentato a tutti i detenuti che aderiranno. Seguiranno altri 20 incontri che coinvolgeranno, oltre ai detenuti, tutti gli operatori, tra i quali 400 agenti e 50 tra medici e infermieri.

"Di grande aiuto - ha spiegato Teresa Mascolo, direttore dell'istituto penitenziario viterbese - saranno i mediatori culturali, fondamentali per una popolazione carceraria che è rappresentata per il 60% da stranieri". Negli istituti di detenzione italiani, infatti, vive una comunità di persone particolarmente esposta all'infezione da Hcv: la prevalenza di epatite C è stimata tra il 7,4% e il 38% su un totale di 56 mila detenuti. Percentuali che salgono ancora di più se consideriamo la popolazione femminile: le donne detenute, pur essendo di meno degli uomini, hanno più spesso problemi di tossicodipendenza, che aumentano il rischio di trasmissione del virus.

"La conoscenza è alla base della possibilità di compiere delle scelte informate: è quindi fondamentale che tutti abbiano gli strumenti per prevenire e limitare l'infezione da Hcv", ha dichiarato Massimiliano Conforti, vice-presidente di EpaC Onlus e responsabile del progetto. "L'obiettivo di Enehide - ha precisato - è aiutare a migliorare le condizioni di salute delle persone detenute, per spezzare la catena del contagio e per combattere lo stigma che ancora avvolge le persone con Hcv".

"L'epatite C è un problema di salute collettiva: si tratta di persone che, una volta tornate in libertà, rientreranno nella società ed è importante che siano consapevoli dei rischi legati a determinati comportamenti e della possibilità di prevenire il diffondersi dell'infezione", ha spiegato Giulio Starnini, direttore dell'Unità di medicina protetta malattie infettive presso l'ospedale di Belcolle, Viterbo, e coordinatore del progetto per Simspe. "Ma è anche un problema di tutela della salute di chi è detenuto, che ha il diritto di essere trattato come gli altri cittadini", ha aggiunto Luciano Lucania, presidente di Simpse Onlus.

Diritto che passa per l'accesso alla diagnosi, anche perché oggi solo una minima parte dei detenuti è effettivamente sottoposta a screening per la presenza di Hcv. "In un momento in cui si parla molto di epatite C e di accesso ai farmaci - ha proseguito Lucania - pensiamo sia opportuno puntare i riflettori su una realtà spesso ignorata, ma di fronte alla quale non possiamo voltarci dall'altra parte. Alle persone detenute va garantito lo stesso standard di trattamento che avrebbero fuori dal carcere, perché la salute è un diritto primario".

La Casa circondariale di Viterbo è uno dei 14 istituti detentivi del Lazio, terza fra le regioni in quanto a numero di detenuti ospitati: a gennaio 2017 la popolazione carceraria laziale era di 6.211 persone (su un massimo di detenuti previsti di 5.235), di cui il 43,6% stranieri.

"E' anche per questo motivo che si spiega l'attenzione della Regione Lazio verso progetti come questo", ha evidenziato Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, membro della Commissione Politiche sociali e Salute del Consiglio regionale. "Riteniamo necessario raggiungere risultati concreti anche nel campo dell'assistenza e dellaprevenzione: a questo scopo - ha ricordato - la Regione ha avviato un tavolo di lavoro con le associazioni dei pazienti di epatite C, dal quale è nato un Osservatorio permanente che ha tra gli obiettivi quello di aggiornare il registro delle persone con Hcv, monitorare la prevalenza dell'infezione, promuovere una prevenzione mirata ed effettuare campagne di sensibilizzazione e screening in popolazioni come quelle detenute. Ecco perché, siamo felici che il progetto Enehide parta proprio da qui".

Il progetto pilota durerà 6 mesi e vuole dimostrare per prima cosa che un'azione di questo genere è realizzabile. "Abbiamo stabilito degli indicatori di efficacia che ci aiuteranno a capire cosa funziona e cosa no", ha concluso Conforti.

21-MAR-17 15:22

 

SALUTE: GB, CREME CON PARAFFINA LEGATE A MORTI DA INCENDIO IN CASA

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) - Morire in un incendio in casa propria, dopo aver usato - magari per anni - una crema per la pelle alla paraffina. La vicenda quasi incredibile è segnalata dai media britannici, che spiegano come almeno 37 morti in Inghilterra siano state associate con l'uso di creme a base di paraffina fin dal 2010. A scoprirlo un'indagine di Bbc Radio 5. Nel mirino prodotti molto usati per trattare eczema e psoriasi. Se si utilizzano con regolarità, ma non si cambiano spesso abiti o lenzuola, la paraffina residua può penetrare nel tessuto, rendendolo infiammabile. Basta poi la vicinanza con una candela o una sigaretta a scatenare pericolosi incendi. Ma le persone non lo sanno, scrive la Bbc online.

L'agenzia regolatoria britannica ha aggiornato le sue indicazioni, stabilendo che tutte le creme a base di paraffina dovrebbero riportare un avviso, riferisce la Bbc raccontando i drammatici decessi di una serie di persone, morte a causa di incendi scatenati da scintille di sigaretta o pipa. Decessi verificatisi in casa, ma anche in strutture per anziani.

Dopo le conclusioni delle inchieste su queste morti, la Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency ha sollecitato i produttori ad aggiungere un avviso sulle confezioni di creme della pelle a base di paraffina. Il rischio, spiegano gli esperti, non arriva dal prodotto in sé, ma da una serie di fattori, dal fumo alle candele. Che vanno tenuti lontani dai tessuti e della superfici entrate a contatto con la paraffina.

21-MAR-17 17:54

 

 SALUTE: ALT, UN 'SALTO' SUI SOCIAL MEDIA CONTRO LA TROMBOSI

Milano, 21 mar. (AdnKronos Salute) - Infarto, ictus, embolia sono malattie da trombosi che colpiscono ogni anno 600mila persone in Italia, "uno spreco enorme, perché almeno 200 mila avrebbero potuto evitarle, cambiando in tempo il proprio stile di vita. Ma solo 33 italiani su 100 sanno di questo pericolo e dell'opportunità di evitarlo". Così l'Associazione Lotta alla trombosi (Alt) Onlus, in occasione della 6° Giornata nazionale per la lotta alla trombosi, dal 21 marzo al 12 aprile dà appuntamento sui social media, invitando a fare un salto di conoscenza e di qualità che può salvare la vita. Ma anche un salto vero e proprio, da immortalare con un'immagine.

Ma come funziona la campagna? Fotografando, filmando, disegnando i salti più divertenti, interessanti, buffi, allegri, di chiunque, uomini, donne e bambini, nonni, nonne, nipoti e animali inclusi rane, cavallette, grilli, pubblicati su YouTube, su Instagram, su Facebook, con gli hashtag #ALTOnlus #saltodiqualità #micurodite #scienzaebuonsenso. "Dobbiamo partecipare tutti, perché tutti insieme possiamo diventare travolgenti protagonisti di un cambiamento straordinario e di questa nuova campagna". Questo è l'invito di Alt, che seguirà tutti i salti che verranno pubblicati; non solo, metterà a disposizione di tutti la conoscenza su come e perché si evitano malattie gravi ma evitabili, come le malattie provocate dalla Trombosi, attraverso il proprio giornale SALTO http://www.trombosi.org/it/SALTO_it.html.

E per chi vuole misurare concretamente quanto impatto hanno stile di vita, famigliarità e fragilità Alt invita a scaricare gratuitamente l'APPriskometer 'Il rischio di ictus': può essere utilizzata da tutti, di qualunque età, più volte nel tempo, per verificare come cambia la probabilità di evitare un evento da Trombosi quando si cambia stile di vita. L'applicazione è stata tradotta nelle principali lingue in tutto il mondo. La versione italiana è stata curata e finanziata interamente da Alt. Il suo ideatore, Valery Feigin dell'Università di Auckland, Nuova Zelanda, ha ringraziato l'Italia e Alt per l'impegno, sottolineando che "in Italia, il giorno del lancio l'APPriskometer ha registrato più di 30 mila download, un terzo del totale che va ben oltre 100mila, un successo straordinario".

"Un successo che ancora non basta - aggiunge Paola Santalucia, neurologa e vicepresidente di Alt - In Italia, ogni anno 144 mila persone sono colpite da Ictus cerebrale: 79 mila muoiono poco dopo l'attacco, altrettante rimangono gravemente colpite, un terzo se la cava con il terrore che accada di nuovo. Sono troppi coloro che ancora oggi ignorano quanta differenza può fare un cambiamento nelle abitudini quotidiane per il quale è necessaria una assunzione di responsabilità, perché cambiare stile di vita significa cambiare la probabilità di incontrare la trombosi e le gravi malattie che essa provoca, che chiamiamo infarto, ictus cerebrale, embolia, e che possono essere vitate in un caso su tre. L'APPriskometer deve essere usata da tutti, e tutti devono invitare i propri cari, famigliari e amici, a scaricarla e a utilizzarla, a partire dal 12 aprile, sesta Giornata nazionale per la lotta alla trombosi".

21-MAR-17 19:19

adnkronos Salute

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