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Roma, 20 mar.2017

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NEWS lunedý 20 marzo 2017

(AdnKronos Salute) -

NEWS lunedì 20 marzo 2017

 

INFLUENZA: HAPPYAGEING, UN ANZIANO SU 2 NON SI VACCINA

Italia peggiore in Europa per morti da polmonite e influenza

Roma, 20 mar. (AdnKronos Salute) - L'inverno appena trascorso sarà ricordato per l'epidemia influenzale virulenta e per l'elevato tasso di mortalità inattesa, a danno soprattutto degli anziani, come ha rilevato di recente l'Istituto superiore di sanità, in base ai dati del network Euromomo per il monitoraggio della mortalità, a cui partecipano 19 Paesi. Un dato legato soprattutto dello scarso ricorso alle vaccinazioni: contro l'inflenza un anziano su 2 non si protegge. In Italia, indicano i dati, si è registrato circa il 15% di over 65 morti in più.

"Purtroppo altri dati confermano quello che sosteniamo da tempo - commenta Michele Conversano, presidente HappyAgeing, Alleanza per

l'invecchiamento attivo - Ogni inverno ci sono diverse migliaia di morti l'anno per complicanze da influenza, quasi tutte tra gli anziani e per complicanze broncopolmonari. Quest'inverno, l'influenza è stata particolarmente virulenta e associata alla scarsa propensione degli anziani alla vaccinazione, ed è stata tra le cause del verificarsi del picco di decessi nel nostro Paese".

Anche l'Iss concorda che, tra i motivi di questo incremento, c'è una scarsa copertura vaccinale, specialmente tra gli ultra 65enni, che è stata di meno di un anziano su 2, quando il minimo raccomandato di copertura vaccinale sarebbe del 75%.

"Quest'anno, in Italia - prosegue Conversano - meno del 50% degli anziani si è vaccinato contro l'influenza e, dato più allarmante, solo il 10% degli over 50 è vaccinato contro la polmonite pneumococcica, malattia infettiva che provoca decessi di oltre 20 volte superiori di quelli provocati dall'influenza, con oltre 9 mila morti l'anno. Se si combinasse la vaccinazione antinfluenzale al vaccino antipneumococcico, si potrebbe arrivare a ridurre il numero di decessi annuale fino anche del 60%".

C'è ancora molto da fare "per sensibilizzare gli anziani su un'adeguata prevenzione della sindrome influenzale e delle eventuali complicanze a essa correlate - aggiunge il direttore di HappyAgeing, Marco Magheri - Da anni sosteniamo che campagne di sensibilizzazione sono quanto mai necessarie per sviluppare la consapevolezza che una migliore qualità della vita è possibile a tutte le età".

20-MAR-17 12:20

 

 SANITA': OMAR, NUOVI LEA IN GAZZETTA PUNTO DI PARTENZA NON DI ARRIVO

Monito Osservatorio malattie rare, non confondere successo politico con soddisfazione bisogni

Milano, 20 mar. (AdnKronos Salute) - La pubblicazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza in Gazzetta ufficiale, sabato 18 marzo, è "l'ultimo passo di un percorso di approvazione lungamente atteso. Occorre però non confondere un successo della politica e il formale completamento di un iter con la reale soddisfazione dei bisogni dei cittadini". Rispetto a questo punto, la pubblicazione dei Lea in Gazzetta rappresenta "solamente il punto zero, la base di partenza, non il punto di arrivo". A lanciare il monito è l'Osservatorio malattie rare, sottolineando che "ciò che i malati rari, e come loro tanti cittadini attendono, non è il perfezionamento di un atto, ma l'applicazione dei contenuti".

"I pazienti attendono di vedersi erogare prestazioni dalle proprie Asl, di vedere i figli neonati sottoposti a screening neonatale metabolico allargato indipendentemente dal luogo di nascita, aspettano impazienti gli ausili necessari a una vita migliore", osserva Omar in una nota. "Se i nuovi Lea sono entrati in vigore ufficialmente dal 19 marzo - ricorda infatti - non tutte le prestazioni saranno immediatamente disponibili ai cittadini. Intanto lo stesso decreto prevede che l'elenco che include 110 malattie rare in più sarà operativo solo 6 mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta, quindi a settembre. Inoltre, la definizione di criteri uniformi per individuare modalità di erogazione di una serie di prestazioni demandate alle Regioni e alle Province autonome spetterà a una serie di accordi Stato-Regioni, ancora tutti da realizzare".

Quindi "per la comunità dei malati rari è un giorno di festa", conclude Omar, però "è anche il momento a partire dal quale sarà necessario vigilare sulla corretta e uniforme applicazione. Osservatorio malattie rare sarà al loro fianco in quest'opera di monitoraggio, in particolar modo sul tema degli screening neonatali. Non bisogna lasciare che accada quello che è già avvenuto con lo screening per la fibrosi cistica, che a 20 anni di distanza non veniva ancora fatto in tutte le regioni".

20-MAR-17 12:24

 

 DROGA: STUDIO, PER CHI FUMA CANNABIS AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO

Washington, 20 mar. (AdnKronos Salute) - Per chi fuma regolarmente cannabis aumenta drammaticamente il rischio di infarto. Ricercatori americani hanno scoperto che, in un periodo di 5 anni, i regolari utilizzatori di cannabis sui 30 anni avevano 4,6 volte più rischi di incappare in una malattia cardiaca rispetto ai coetanei non fumatori. E il pericolo di infarto è risultato 3 volte più elevato per i ventenni. Il lavoro, firmato dagli studiosi della Case Western University di Cleveland, è stato analizzato al termine del meeting dell'American College of Cardiology, appena concluso a Washington.

Gli studiosi hanno esaminato i dati sanitari di 210 mila fumatori di cannabis, confrontandoli con quelli di 10 mln di non fumatori. Così hanno notato che i primi tendono ad avere più spesso dei secondi pressione alta, a fumare tabacco e a soffrire di diabete di tipo 2. Tutti fattori che aumentano il rischio di infarto.

 "Fino ad ora ci sono state poche ricerche su questo tema - commenta Tarek Chami, primo autore dello studio - questo è il primo passo per saperne di più sull'effetto della cannabis sul sistema cardiovascolare".

20-MAR-17 12:47

 

 RICERCA: SINAPSI SI 'RISTRUTTURA', ECCO COSA SUCCEDE AL CERVELLO CHE IMPARA

Roma, 20 gen. (AdnKronos Salute) - Imparare modifica il cervello, 'ristrutturando' i legami tra le cellule. Un team multidisciplinare di ricercatori dell'Istituto italiano di tecnologia ha appena pubblicato sul 'Journal of Neuroscience' uno studio che descrive, per la prima volta, la struttura interna delle sinapsi, punto di contatto tra due cellule nervose, sulla scala dimensionale del miliardesimo di metro (nanoscala).

I ricercatori hanno osservato grazie a tecniche di microscopia ottica avanzata (super risoluzione) che la sinapsi che 'impara' non solo aumenta le proprie dimensioni, ma cambia la sua struttura interna a livello nanometrico. Il lavoro è stato condotto da tre team di ricerca della sede di Genova dell'Iit , guidati da Andrea Barberis, Francesca Cella e Alessio Del Bue.

Il cervello ha la capacità di imparare e di plasmarsi secondo gli stimoli sensoriali ricevuti dal mondo esterno grazie alla possibilità di modificare la 'grandezza' delle sinapsi, le strutture alla base della trasmissione degli impulsi nervosi. Per la prima volta, però, si è osservato come durante l'apprendimento la sinapsi vada incontro a un frazionamento in sottodomini. Questa delocalizzazione conferisce più stabilità strutturale e funzionale alla sinapsi, favorendo il processo di apprendimento e di memorizzazione.

"La sinapsi nel cervello è stata considerata per lungo tempo un'entità indivisibile, così come l'atomo è stato creduto essere l'unità fondamentale della materia - spiega il neuroscienziato Andrea Barberis, responsabile dello studio - e grazie al lavoro di squadra siamo riusciti a dimostrare che non è così".

"Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alle nostre competenze nel campo della microscopia ottica avanzata e della super-risoluzione - racconta Francesca Cella del Nanophysics Team – ma senza le competenze dei colleghi nel campo delle neuroscienze e nel campo dell'laborazione d'immagine non saremmo mai arrivati a questo traguardo".

Lo studio - commentano dall'Iit - accresce le conoscenze di base nel campo delle neuroscienze e permette di comprendere meglio la caratteristica di plasticità del nostro cervello, aprendo potenziali nuovi strade allo studio e al trattamento di problematiche come l'epilessia e l'autismo, patologie fortemente collegate alla plasticità cerebrale.

20-MAR-17 13:03

 

PIATTI SEMPRE PIU' SALATI IN USA, ANCHE PER CHI HA PRESSIONE ALTA

Nonostante le raccomandazioni degli esperti di limitare il sale per la salute del cuore, il suo consumo negli americani ipertesi è aumentato in modo significativo dal 1999 al 2012

Washington, 20 mar. (AdnKronos Salute) - Piatti sempre più saporiti sulla tavola degli americani. E questo anche fra le persone che soffrono di pressione alta. Lo rivela uno studio presentato all'American College of Cardiology's Scientific Session, che si è chiusa a Washington. Nonostante le raccomandazioni degli esperti di limitare il sale per la salute del cuore, il suo consumo negli americani ipertesi è aumentato in modo significativo dal 1999 al 2012, spiegano i ricercatori della Rutgers New Jersey Medical School, analizzando i dati di uno studio nazionale iniziato negli anni '60.

Il team di Elena Dolmatova ha estratto ed esaminato i dati relativi a 13 mila soggetti monitorati nel periodo 1999-2012, scoprendo che in media gli ipertesi nel 1999 consumavano 2.900 milligrammi di sodio al giorno, saliti a 3.350 milligrammi alla fine dello studio. Dunque una media, nei 14 anni della ricerca, di 3.100 milligrammi: più del doppio rispetto ai 1.500 milligrammi al giorno raccomandati per gli ipertesi dalle linee guida del dipartimento per la Salute a stelle e strisce.

A decidere di mettere meno sale nei cibi sono state, secondo lo studio, solo le persone sopravvissute ad un infarto o un ictus.

"Tutti noi diciamo a nostri pazienti di limitare il sodio nella dieta, e cerchiamo di spiegare ciò che occorre sapere sul contenuto di sale nei cibi, ma evidentemente - dice Dolmatova ai colleghi cardiologi - non stiamo avendo un effetto reale sulla dieta delle persone". Occorre trovare un modo per trasmettere questo messaggio in modo efficace. "Non devono aspettare di avere un infarto per decidere di consumare meno sale", conclude.

20-MAR-17 15:40

 

 SALUTE: LORENZIN A RIUNIONE MINISTRI UE, SUL TAVOLO OBESITA' BIMBI E HIV

Roma, 20 mar. (AdnKronos Salute) - Obesità infantile e infezione da Hiv sono stati tra i temi al centro della riunione informale dei ministri della Salute dell'Unione europea, che si è svolta oggi a Malta.

Sul primo tema il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha evidenziato come appaia "opportuno un lavoro comune per assicurare che i dati raccolti siano confrontabili, per valutare l'adozione di strategie mirate e che coinvolgano eventualmente anche più Stati membri. E in questo contesto l'obiettivo principale dell'Italia è favorire un'azione decisiva - sottolinea - per affrontare questioni rilevanti come la malnutrizione in eccesso, tenendo conto anche dell'influenza su di esse delle politiche economiche e delle disuguaglianze sociali".

Il ministro ha ricordato poi come "i dati italiani mostravano nel nostro Paese un tasso preoccupante di crescita dell'obesità infantile che però, con gli ultimi dati provenienti dai tre sistemi di sorveglianza, hanno mostrato una significativa inversione del trend: il sovrappeso nei bambini di 8-9 anni è passato da 23,2% a 20,9%, l'obesità da 12% a 9,8% nel periodo 2008-2014". A livello europeo "occorre attivare, come stiamo facendo in Italia, progetti che utilizzano diversi approcci metodologici e interventi nelle scuole - penso al progetto italiano di distribuzione di frutta nelle scuole - che mirano a valorizzare gli aspetti positivi di un'alimentazione corretta e a migliorare nei ragazzi la conoscenza degli alimenti. Grande attenzione poi va riservata all'allattamento materno e alla corretta alimentazione nei primi 1.000 giorni dal concepimento".

Il ministro ha poi ricordato come sia "necessario anche ridurre l'impatto del marketing sugli alimenti destinati ai bambini, per non condizionare in alcun modo le loro scelte". In ogni caso Lorenzin ha ribadito che "suscitano ancora perplessità, e incertezze sui risultati, le politiche unilaterali, coercitive legate a sistemi di valutazione dei singoli alimenti (semafori e altri sistemi di valutazione a colori o punti) basati sui profili nutrizionali degli alimenti, o alla tassazione maggiorata di prodotti alimentari, con la conseguente demonizzazione anche di prodotti molto validi".

Nella seconda sessione della Riunione è stato affrontato il tema dell'infezione da Hiv. Per Lorenzin, "rimangono ancora questioni irrisolte, prima fra tutte il persistere della diffusione dell'infezione. Negli ultimi anni, infatti, il numero di nuove infezioni è rimasto stabile, ed emergono nuove problematiche. Si osserva un aumento dell'età mediana alla diagnosi, nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva, ma aumenta la proporzione dei casi attribuibili a trasmissione sessuale. Altra criticità riguarda poi il ritardo nella diagnosi".

"Per affrontare questi problemi l'Italia ha approntato il Piano nazionale di interventi contro Hiv e Aids, la cui intesa è in corso di approvazione in Conferenza Stato-Regioni - spiega - per ridurre il numero delle nuove infezioni, facilitare l'accesso al test e l'emersione del sommerso, garantire a tutti l'accesso alle cure, coordinare i piani di intervento sul territorio nazionale, tutelare i diritti sociali e lavorativi delle persone con Hiv e Aids, promuovere la lotta allo stigma e realizzare interventi di comunicazione, prevenzione e formazione sulla popolazione giovanile, con particolare riferimento alla popolazione scolastica".

20-MAR-17 19:32

adnkronos Salute

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